amore e anima nel simposio e nel fedro di platone

Amore e Anima nel Simposio e nel Fedro di Platone

Tra i vari scritti di Platone giunti sino a noi, il Simposio è quello che meglio descrive la concezione platonica dell’amore, come desiderio di bellezza e di sapienza. Platone descrive Éros, l’amore personificato, come una creatura che oscilla tra la Povertà e l’Abbondanza, che non possiede la bellezza ma aspira a raggiungerla.

In questo percorso di raggiungimento, si incontrano vari gradi dell’amore:

  1. amore per la bellezza di un singolo corpo, che si giudica bello;
  2. amore per la bellezza corporea nella sua totalità, quando ci si accorge che essa è presente in più corpi;
  3. amore per la bellezza dell’anima;
  4. amore per la bellezza delle istituzioni e delle leggi;
  5. amore per la bellezza delle scienze;
  6. amore per la bellezza in sé, che è fonte di ogni altra bellezza e corrisponde alla filosofia.

Nel Fedro Platone continua il discorso sull’amore. L’amore è attratto dalla bellezza che fa da mediatrice tra l’anima e il mondo delle idee. L’éros quindi diventa procedimento razionale, “dialettica“, ovvero guida dell’anima che attraverso la bellezza arriva a ricordare e a comprendere l’essere autentico.

Sempre nel Fedro, Platone distingue l’anima in tre parti:

  • la parte concupiscibile, che ha sede nel ventre, da cui originano tutti gli impulsi;
  • la parte razionale, che ha sede nel cervello, domina gli impulsi e gli istinti;
  • la parte irascibile, che ha sede nel petto, è la parte coraggiosa che aiuta la ragione a controllare la parte concupiscibile.

La tripartizione dell’anima fatta da Platone trova una sua spiegazione nel mito della biga alata: l’anima è paragonata a una biga alata guidata da un auriga (la parte razionale) e trainata da due cavalli, uno bianco (la parte irascibile) e uno nero (la parte concupiscibile). L’auriga ha il compito di guidare la vita dell’individuo e condurre il carro verso quella regione sopraceleste (l’iperuranio) che è la sede delle idee e dell’essere autentico.
Il cavallo bianco obbedisce all’auriga, mentre il cavallo nero tende a tirare il carro verso il basso, attratto dal piacere dei desideri materiali, rendendo il compito dell’auriga difficile e penoso.

Dunque, l’anima che, riuscendo a controllare il cavallo nero, contemplerà di più l’essere autentico nell’iperuranio, si incarnerà in un individuo dedito al culto della sapienza e dell’amore; l’anima che ha contemplato di meno, invece, si incarnerà in un uomo sempre più lontano dalla ricerca della verità e della bellezza.