eros o cupido dio dell'amore
Guercino, Venere, Marte e Cupido, 1633-34, Modena, Galleria Estense

Eros o Cupido, il dio dell’Amore – Mitologia greca e latina

La poesia antica e moderna e le arti figurative ci hanno abituato a immaginare questo dio come un grazioso fanciullo alato, dal volto di cherubino, con arco e frecce che egli scaglia indifferentemente contro uomini e dèi, rendendoli vittime dell’amore.

Omero non ne fa menzione nei suoi poemi (Iliade e Odissea). Esiodo, invece, nella Teogonia, ricorda che Eros ebbe origine subito dopo il Caos, con Gea e il Tartaro. Eros è dunque una forza primordiale che pervade tutti gli esseri creati e ispira il loro bisogno di perpetuare la vita.

Circa le diverse teorie sull’origine di Eros, c’è chi afferma che nacque da Zefiro e da Iride. Altri lo dicono figlio di Vulcano e di Venere; altri figlio di Poro, dio dell’abbondanza, e di Penia, dea della povertà. Altri infine affermano che nacque da Venere e da Marte e questa è l’ipotesi seguita dalla tradizione poetica in generale.

Platone parla di Eros come di un’esigenza dell’anima. Platone, in particolare, lo unisce al concetto del Bello e al bisogno di conoscenza che è insito nell’anima (per un approfondimento leggi Amore e Anima nel Simposio e nel Fedro – Platone).

Il legame tra Amore, Bellezza, Anima, che unisce il mito antico e il pensiero filosofico si trasfigura nella meravigliosa favola di Amore e Psiche che ci viene narrata da Apuleio nel suo romanzo L’Asino d’oro. Pur sotto metafora, la vicenda dimostra la stretta unione fra Amore e Anima.

Eros è stato descritto come un dio dispettoso e indisciplinato: a questo proposito c’è la storia che narra come egli fece innamorare sua madre Afrodite di Adone, un giovane di rara bellezza. Questa passione suscitò la gelosia del suo amante Ares che, scagliandosi contro il giovane sotto forma di cinghiale, lo uccise. Adone scese nelle tenebre dell’Oltretomba, dove la stessa Persefone si innamorò di lui. Afrodite, però, con preghiere insistenti, ottenne da Zeus che il giovane fosse richiamato alla vita. Di fronte all’opposizione di Persefone intervenne la musa Calliope, la quale stabilì che Adone trascorresse parte dell’anno presso Afrodite e  parte presso Persefone. Ma una volta terminata la permanenza di Adone presso Afrodite, questa non volle cedere il giovane. Zeus allora divise l’anno in tre parti: Adone per quattro mesi sarebbe stato libero di vagare sulla Terra, per quattro mesi sarebbe stato nel regno dei morti presso Persefone, e per i restanti quattro mesi presso Afrodite. Così, come Proserpina, anche Adone simboleggiò l’alternanrsi delle stagioni.

Virgilio celebra in più di un caso nell’Eneide la potenza di Eros. L’episodio più celebre è realtivo alla storia di Didone, la regina di Cartagine che, colpita dalle sue frecce, s’innamorò perdutamente di Enea.

I Romani ebbero il corrispondente di Eros in Cupido. Lo descrissero come un ragazzino malizioso e capriccioso che colpiva all’improvviso facendo continuamente vittime. Talvolta aveva gli occhi bendati, per indicare che l’amore è cieco e non vede i difetti della persona amata. Di solito dietro le sue spalle, spuntavano due alette. Gli erano sacri il gallo e il cigno.

Questa divinità non godè mai di celebrazioni esclusive perché la si immaginava complementare a Venere.