Il passaggio dal Comune alla Signoria in Italia
Andrea Mantegna, Ritratto della famiglia Gonzaga, particolare della parete settentrionale della Camera degli Sposi, 1465-1474, affresco, Mantova, castello di San Giorgio

Il passaggio dal Comune alla Signoria: riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare facilmente

Il passaggio dal libero Comune alla Signoria fu un fenomeno generale che, tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, coinvolse molte città dell’Italia centrale e settentrionale.

Il passaggio dal Comune alla Signoria fu favorito dalla forte conflittualità interna che risultò ingovernabile nell’ambito dell’organizzazione civile e politica del Comune. Non si trattò più solo di contrapposizioni tra partiti, clan e gruppi familiari, ma di lotta di classe che oppose le arti minori e il popolo minuto alle arti maggiori e al popolo grasso.

Poteva accadere così che la fazione vincitrice attribuisse il potere a un’unica persona, perché lo gestisse da sola, oppure che i cittadini di più elevata condizione economica e sociale (i «magnati»), dopo avere sconfitto la parte popolare, lo offrissero a un loro esponente, come successe a Milano con Matteo Visconti, capostipite della signoria dei Visconti. Così un solo signore (da qui derivò la parola Signoria) concentrava in sé tutta l’autorità e amministrava tutto il potere attraverso una burocrazia che rispondeva unicamente a lui.

Ciò comportava di fatto una distruzione delle libertà comunali, ma questo era un prezzo che i cittadini pagavano volentieri in cambio della pace interna.

Poi alcuni signori ottennero un titolo nobiliare dal papa o dall’imperatore e allora si fecero chiamare principe o duca (e Principato o Ducato fu chiamato il loro dominio). Comunque il potere signorile era nella sostanza autonomo e quasi assoluto.

Il signore si circondava di consiglieri, di persone a lui fedeli e da lui scelte, e di funzionari devoti, obbedienti alla sua volontà; decideva la politica interna ed estera, controllava la vita economica e culturale, amministrava la giustizia.

Attorno al signore si creò una “corte”, di cui facevano parte non solo il personale amministrativo, ma anche intellettuali e artisti. Il signore amava infatti proteggere la cultura e le arti, per ricavarne prestigio e il consenso interno. È questo il fenomeno del “mecenatismo” (così chiamato da Mecenate, il collaboratore di Augusto che proteggeva i letterati e dirigeva la politica culturale dell’Impero romano).

Grazie al mecenatismo le Signorie divennero splendidi centri di cultura, in cui si coltivavano la letteratura, la filosofia, le scienze, le arti. I signori investivano enormi somme per costruire palazzi e ville, per ornarli con affreschi e statue, o per far decorare cappelle a loro intitolate nelle chiese.

A partire dal XIII secolo le Signorie si diffusero in tutta l’Italia centro-settentrionale, ma nessuna riuscì a creare entità territoriali stabili e di grandi dimensioni.

Nel prossimo articolo Il passaggio dalle Signorie agli Stati regionali