Il passaggio dalle Signorie agli Stati regionali
L'Italia nella seconda metà del Trecento

Il passaggio dalle Signorie agli Stati regionali: riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare facilmente.

Nel Trecento in Italia decaddero definitivamente i Comuni e si affermarono le Signorie. Conquistato il potere, i Signori cercarono di ampliare il territorio della propria città, scendendo in guerra contro le città vicine. Alcuni riuscirono a fondare veri e propri Stati regionali.

I cinque grandi Stati regionali protagonisti della vita italiana a partire dalla fine del Trecento e per tutto il Quattrocento furono: il Ducato di Milano, la Repubblica di Firenze, la Repubblica di Venezia, lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli.

Il Ducato di Milano – Gian Galeazzo Visconti prese il potere a Milano nel 1385; sotto di lui la potenza viscontea raggiunse il culmine, controllando importanti città del Veneto, della Toscana e dell’Umbria. Dopo la sua morte il potere dei Visconti si ridusse a Milano e alla Lombardia.

La Repubblica di Firenze – A partire dalla seconda metà del Trecento, la Repubblica di Firenze conquistò varie città toscane, ma anche questa espansione non si concretizzò in un assetto stabile e in una struttura centralizzata. Nel 1434 Cosimo dei Medici si impadronì del potere, grazie alla sua immensa ricchezza e all’appoggio del popolo e di alcune potenti famiglie. Non vi furono modifiche istituzionali, nonostante il suo potere fosse assai simile a una Signoria.

La Repubblica di Venezia – Nel corso del Trecento Venezia proseguì l’espansione marittima verso Oriente in cui era impegnata da secoli. Dopo una battuta di arresto, dovuta a due guerre contro i genovesi, l’espansione riprese nel Quattrocento, ma ora verso la terraferma, a causa della nascita dell’Impero ottomano che chiudeva le vie dell’Oriente.

Lo Stato della Chiesa – Nel centro, in assenza del papa residente ad Avignone, fu il cardinale Albornoz a riorganizzare lo Stato della Chiesa, trasformandolo di fatto, fra il 1350 e il 1370, in uno Stato regionale comprendente Romagna, Marche, Umbria e Lazio. Tornati a Roma, dopo la cattività avignonese, i pontefici avviarono un’opera di consolidamento del loro Stato.

Il Regno di Napoli – Il Regno di Napoli era lo Stato più vasto della penisola, ma vi restavano saldamente radicate le strutture feudali. Il potere della Corona era fortemente indebolito da quello dei baroni, e questa situazione si accentuò con la lunga crisi dinastica che ebbe inizio alla morte di Roberto d’Angiò (1343) e che terminò un secolo dopo con l’insediamento di Alfonso V di Aragona, il quale pose fine temporaneamente alla frattura tra Regno di Napoli e di Sicilia. Alfonso V avviò un’opera di ammodernamento dello Stato e si impose come uno dei protagonisti della scena politica italiana di quegli anni, facendo della sua corte napoletana uno dei principali centri del Rinascimento. Alla sua morte il Regno di Napoli tornò a separarsi da quello di Sicilia passando nelle mani del figlio naturale Ferrante, che proseguì l’opera riformatrice del padre.

In conclusione, in Italia l’equilibrio politico poggiava sulle alleanze o sui conflitti dei cinque Stati maggiori: quelli di Milano (Visconti), Venezia, Firenze, del Regno di Napoli (Angioini) e dello Stato della Chiesa. Ciascuno di essi era in grado, alleandosi con altri, di impedire a ciascuno degli altri quattro di acquistare una egemonia sull’intera penisola. La conseguenza fu che nessuno di essi fu capace di imporre il propio potere e di unificare l’Italia in un unico Stato, sull’esempio francese o inglese. In Italia, come in Germania, si crearono invece le condizioni per una divisione che durerà per cinque secoli.