il quattrocento e il cinquecento
La città ideale (tavola di Berlino), 1490-1500, Berlino, Gemaldegalerie

Il Quattrocento e il Cinquecento: scenario storico – La seconda metà del Trecento era stata un periodo molto difficile per l’Europa, ma lentamente, all’inizio del Quattrocento, la situazione migliorò. Cominciarono ad affermarsi le grandi monarchie nazionali, che acquistarono sempre maggiore importanza politica rispetto ai poteri “universali” della Chiesa e dell’Impero, il cui declino era iniziato già nel secolo precedente (per un approfondimento leggi Il Trecento: scenario storico e letterario clicca qui).

Ma la formazione delle monarchie europee non fu pacifica: Francia e Inghilterra, per esempio, si scontrarono nella lunghissima e sanguinosa Guerra dei Cento Anni (1337-1453), per definire i reciproci confini. Attraverso questa e altre guerre le monarchie consolidarono la propria potenza, diventando protagoniste della storia europea dei secoli successivi.

Nelle zone più orientali dell’Europa, i Turchi ottomani conquistarono Costantinopoli (1453), capitale dell’Impero Romano d’Oriente, decretando la fine della sua storia (per un approfondimento 29 maggio 1453 – La Caduta di Costantinopoli clicca qui).
La presenza dei Turchi nel Mediterraneo rese più pericolosi i traffici commerciali; inoltre, le navi dirette verso l’Asia furono costrette a pagare pesanti dazi per l’attraversamento del Bosforo. Gli europei cominciarno allora a cercare nuove rotte e giunsero alla scoperta del continente americano.

Con le grandi scoperte geografiche il centro dell’economia mondiale si spostò dal mar Mediterraneo all’oceano Atlantico; di conseguenza, la potenza economica dei mercanti italiani decadde e i vari Stati regionali della penisola rimasero esclusi dalle grandi rotte commerciali.
Spagna e Portogallo con il Trattato di Tordesillas (1494) si divisero gran parte del continente americano e diventarono due imperi coloniali, ma anche Francia, Olanda, Inghilterra percorrevano le rotte oceaniche e commerciavano con i nuovi territori. Cominciarono allora ad affluire in Europa immense ricchezze, come pietre e metalli preziosi, ma anche nuove piante medicinali, il caffè, il tabacco, il pomodoro, il cacao e, soprattutto, il mais e la patata, che nei secoli successivi costituirono per le popolazioni europee alimenti fondamentali e contribuirono a limitare le ricorrenti carestie, influendo notevolmente sull’incremento demografico.

Per tutta la prima metà del Quattrocento l’Italia fu il terreno di guerre tra gli Stati regionali, poi, nel 1454, il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Firenze, lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli firmarono la pace di Lodi. Con essa i cinque Stati stabilirono una tregua e vararono la cosiddetta «politica dell’equilibrio», il cui scopo era di mantenere immobile la situazione, impedendo a ciascuno di ingrandirsi ulteriormente a danno degli altri. Chi avesse tentato di infrangere questa regola avrebbe avuto contro immediatamente tutti gli altri Stati.
Questo equilibrio faticosamente raggiunto, venne improvvisamente rotto alla fine del Quattrocento dall’irruzione nella penisola dell’esercito di Carlo VIII di Francia (1494), che si insediò a Napoli, rivendicando il regno come eredità che gli spettava in quanto discendente degli Angiò. Da quel momento l’Italia, per circa mezzo secolo, divenne terra di battaglie e di conquiste da parte delle due maggiori potenze europee, la Francia e la Spagna. Soltanto la pace di Cateau-Cambrésis (1559) pose fine alle guerre d’Italia e al conflitto tra gli Asburgo e la Francia. Quest’ultima dovette restituire la Corsica, il Piemonte e la Savoia. La Spagna ottenne il dominio su larga parte dell’Italia, destinato a durare fino al XVIII secolo.

Un altro elemento di grave divisione nell’Europa del Cinquecento furono gli scontri religiosi. Nel Cinquecento molti umanisti, fra cui Erasmo da Rotterdam, denunciarono i numerosi fenomeni di corruzione interni all’organizzazione ecclesiastica e chiesero un rinnovamento della Chiesa: essa doveva ritornare alla semplicità dei costumi delle prime comunità cristiane e alla pratica dei principi evangelici. La situazione precipitò con la vendita delle indulgenze promossa da papa Leone X.
Nel 1517 il monaco tedesco Martin Lutero scrisse Le 95 tesi con le quali dimostrò l’inutilità delle indulgenze acquistate con il denaro e denunciò la Chiesa per questa pratica e per la corruzione dei suoi membri. La protesta si diffuse in Europa e ottenne larghi consensi in Svizzera, Inghilterra, Scandinavia e Paesi Bassi. Nacque la Chiesa luterana o riformata cioè modificata in base ai principi di Lutero.
Di fronte all’inaspettata e rapidissima espansione della Riforma protestante di Lutero (cui seguì un lungo periodo di guerre di religione che interessarono soprattutto la Francia, l’Inghilterra e i territori dell’Impero), la Chiesa cattolica reagì con la Controriforma o (Riforma cattolica).
Nel Concilio di Trento (1545-1563) vennero ribaditi il principio del libero arbitrio, il valore di tutti i Sacramenti e della tradizione ecclesiastica. Alla Chiesa, inoltre, soggetta all’autorità del papa, venne affidato il compito di interpretare le Sacre Scritture.
Gli strumenti di rafforzamento e di difesa della Chiesa furono: il Tribunale dell’Inquisizione e l’Indice dei Libri Proibiti.

Il Quattrocento e il Cinquecento: scenario letterario – Nonostante la debolezza politica ed economica, in Italia si assistette tra il Quattrocento e il Cinquecento a una straordinaria stagione artistica e letteraria. Le splendide corti italiane diedero ospitalità ad artisti e intellettuali protagonisti della nuova cultura umanistica e rinascimentale:
umanistica, perchè poneva al centro del suo interesse non più Dio, come era avvenuto nel Medioevo, ma l’uomo, le sue azioni e la possibilità di decidere del proprio destino (per un approfondimento leggi Umanesimo: definizione, contenuti, protagonisti clicca qui);
rinascimentale, perché rappresentava, per gli intellettuali, il risveglio delle arti e del sapere dopo un lungo periodo in cui la cultura era stata unicamente religiosa.
Fu abbondante nel Cinquecento la produzione di poesia lirica realizzata sul modello dei sonetti di Petrarca: il cosiddetto “petrarchismo”, imitazione delle forme liriche di Francesco Petrarca, che veniva considerato il modello di perfezione a cui ci si doveva rifare. Fra tutti i poeti che si ispirarono a tale modello spicca la personalità di Gaspara Stampa.
Molto apprezzati soprattutto dal raffinato pubblico delle corti furono i poemi cavallereschi, come l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (Per un approfondimento leggi Rinascimento – I luoghi e i protagonisti clicca qui).

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