incredulità di san tommaso di caravaggio
Caravaggio, Incredulità di San Tommaso, 1602-1603, olio su tela, Potsdam, Schloss Sanssouci, Bildgalerie

Incredulità di San Tommaso di Caravaggio, descrizione e commento

Incredulità di San Tommaso è un dipinto a olio su tela, realizzato tra il 1602 e il 1603 da Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1571-1610). È conservato a Potsdam, Schloss Sanssouci, Bildgalerie.

L’opera è ispirata al celebre episodio evangelico in cui l’apostolo Tommaso, dopo la morte di Gesù, afferma che crederà nella resurrezione solo quando potrà “toccare con mano” le sue ferite: «se non metto il mio dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò» (Vangelo di Giovanni, 20, 19-29).

L’opera di Caravaggio si allontana dagli schemi dell’iconografia tradizionale, che attribuiva agli eventi sacri una rarefatta valenza simbolica. L’artista concentra infatti la propria forza espressiva:

  • sulla “materialità” del gesto: Tommaso, che incarna l’uomo della strada, – guidato dalla mano di Gesù (identificabile dalla stimmata) – penetra con il dito la carne trafitta del costato di Cristo, mentre altri due apostoli osservano la scena marcata dalla luce che cade sul corpo di Gesù dalla sinistra;
  • sullo sguardo di Tommaso più simile a quello di uno scienziato intento a constatare i fatti che a quello di un discepolo animato dalla fede.

L’Incredulità di San Tommaso mette bene in evidenza la capacità di Caravaggio di dipingere in modo estremamente realistico, con una cura per i dettagli e un’attenzione per i particolari anatomici che danno alle scene rappresentate sulla tela una veridicità sorprendente. Del resto l’interesse per la natura e lo sperimentalismo erano tipici della nascente mentalità scientifica.

Studi più recenti sulla biografia di Caravaggio hanno dimostrato, infatti, che il pittore, ospitato e protetto a Roma dal cardinale Francesco Maria Del Monte (1545-1607) tra il 1594 e il 1600, proprio in quel periodo ebbe modo di conoscere le idee e le ricerche di Galileo Galilei, il quale durante il suo soggiorno romano (1597-1603) frequentò assai assiduamente la casa del cardinale.