la canzone dei nibelunghi riassunto
Julius Schnorr von Carolsfeld, La morte di Sigfrido, 1847. Monaco, Munich Residenz

La Canzone dei Nibelunghi: il titolo, la struttura, l’autore, la trama e i temi. Riassunto di Letteratura.

La Canzone dei Nibelunghi: il titolo

La Canzone dei Nibelunghi, nota anche come il Canto dei Nibelunghi o il Cantare dei Nibelunghi o semplicemente Nibelunghi, rappresenta per il popolo germanico il poema nazionale per eccellenza esattamente come l’Iliade e l’Odissea per i Greci e la Chanson de Roland per i Francesi.

Per quanto riguarda il titolo, bisogna rifarsi a un’antica leggenda germanica secondo la quale i Nibelunghi (etimologicamente il nome significa “Figli della tenebra e della notte”) erano un popolo di nani che viveva sotto terra estraendo l’oro e accumulando favolose ricchezze (il “tesoro” appunto dei Nibelunghi), destinate a recare grande sventura a chi se ne fosse impossessato. Tra essi, primo fra tutti, Sigfrido, che riuscì a uccidere il drago posto a custodia del tesoro.

La Canzone dei Nibelunghi: la struttura e l’autore

La Canzone dei Nibelunghi, scritto in lingua tedesca medievale, è composto di 2379 strofe di quattro versi ciascuna, suddivise in 39 canti o «avventure».

La prima parte del poema comprende 19 avventure e narra le gesta di Sigfrido fino alla sua morte. La seconda parte, invece, ne comprende 20 e narra la feroce vendetta di Crimilde, moglie di Sigfrido. La seconda parte del poema è costruita intorno a un nucleo di verità storica. Infatti verso il 436 i Burgundi, un popolo germanico stanziato lungo il Reno, subirono violenti attacchi da parte degli Unni, che ne fecero strage; i superstiti si trasferirono in Gallia.

La Canzone dei Nibelunghi è un poema epico anonimo. Viene attribuito a un ignoto poeta austriaco che l’avrebbe scritto tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo. Ebbe un immediato successo tra i contemporanei e continuò a destare interesse nei secoli successivi. Ebbe il momento di massima fortuna presso i romantici che ne erano addirittura entusiasti. Basti ricordare il musicista Richard Wagner e il suo L’Anello dei Nibelunghi, dramma lirico costituito da L’oro del Reno, Le Valchirie, Sigfrido, Il crepuscolo degli dèi.

La Canzone dei Nibelunghi: la trama

La prima parte

Sigfrido, principe dei Paesi Bassi, possessore del famoso tesoro dei Nibelunghi, parte per la terra dei Burgundi per conquistare e sposare la bellissima principessa Crimilde, sorella del re Gunther.

Sigfrido è già stato protagonista di imprese eroiche: ha conquistato un tesoro immenso che apparteneva al popolo dei Nibelunghi; ha sottratto al nano Alberico una spada che uccide ciò che tocca, un cappuccio magico che rende invisibile chi lo indossa e un anello che moltiplica le forze; ha ucciso il drago il cui sangue lo ha reso invulnerabile.

Alla corte dei Burgundi, Sigfrido rimane un anno senza mai vedere Crimilde e nel frattempo aiuta Gunther e i suoi in parecchie spedizioni militari. Aiuta inoltre Gunther a superare le prove alle quali Brunilde, regina d’Islanda, sottopone coloro che aspirano alla sua mano.

Si celebrano così due matrimoni: tra Crimilde e Sigfrido, tra Brunilde e Gunther. Ma nella prima notte di nozze Brunilde respinge il marito e gli lega insieme mani e piedi, appendendolo a una parete e lasciandolo in quella condizione fino al mattino.

Soltanto la notte successiva, ricorrendo di nuovo all’aiuto di Sigfrido e del suo cappuccio, Gunther riesce a piegare l’ostilità della sposa.

Sigfrido torna nella sua terra insieme con Crimilde. Alcuni anni più tardi essi sono invitati a una festa di corte nel regno dei Burgundi. Tra le due regine, divise da sentimenti di superbia e di rivalità, nasce una lite tremenda durante la quale Crimilde rivela che solo con l’aiuto di Sigfrido, Gunther è riuscito a conquistare Brunilde.

Dell’odio e della collera della regina approfitta il vassallo Hagen, che ha sempre odiato Sigfrido. Il vassallo convince Gunther a eliminare Sigfrido per vendicare l’offesa e per impadronirsi del suo regno.

Crimilde è molto preoccupata, spera che il potente vassallo, di cui ignora le intenzioni, possa proteggere suo marito e così gli confida qual è il punto vulnerabile di Sigfrido. Questi, infatti, dopo aver ucciso il drago che custodiva il tesoro dei Nibelunghi, si era bagnato tutto il corpo nel suo sangue divenendo invulnerabile, salvo in un punto, tra le spalle, dove una foglia caduta aveva impedito al sangue del drago di venire a contatto con la sua pelle.

Ottenuta l’informazione, viene organizzata una partita di caccia nella quale Sigfrido viene ucciso a tradimento.

La seconda parte

Disperata per la morte dell’eroe e umiliata per essere stata privata del suo oro, Crimilde medita per anni la vendetta. L’occasione per realizzare il suo progetto si presenta quando Attila¹, il re degli Unni, rimasto vedovo, la chiede in sposa.

Diventata regina degli Unni, Crimilde prega il marito Attila di invitare a corte il re Gunther. Dopo una serie di provocazioni, durante un banchetto si scatena la battaglia, che sfocia in una strage. I Burgundi vengono sterminati. Sopravvivono solo Gunther e Hagen, che sono fatti prigionieri e consegnati a Crimilde. Questa fa decapitare il fratello e chiede ad Hagen di rivelarle il luogo in cui ha nascosto il tesoro dei Nibelunghi, di cui si è impadronito dopo la morte di Sigfrido. Al rifiuto di Hagen, gli mozza il capo con la spada che era stata di Sigfrido, ma viene a sua volta uccisa da Ildebrando, maestro d’armi di Teodorico² ospite e alleato degli Unni.

Termina così il poema. Agli unici superstiti, Attila e Teodorico, non resta che il pianto per tanta strage.

La Canzone dei Nibelunghi: i temi

Nel poema viene rappresentato un mondo feroce, crudele, spietato i cui sentimenti dominanti sono: l’odio, l’invidia, il desiderio di potere, la sete di vendetta.

I personaggi vivono passioni intense, travolgenti e sono legati a un concetto di giustizia che si basa sulla violenza e sul sangue.

L’unico personaggio che non si macchia di delitti e di viltà, che non rappresenta alcuna caratteristica barbarica è Sigfrido.

Sigfrido infatti rappresenta il perfetto cavaliere, nobile, valoroso, generoso, leale, dotato insomma di tutte quelle virtù tipiche del mondo cortese e cavalleresco del XIII secolo, periodo appunto in cui il poema fu composto.

¹ Attila nel poema è trasfigurato rispetto all’immagine che gli storici ci hanno consegnato: anziché il “flagello di Dio”, è dipinto come un vecchio re saggio e mite.

² Nel poema Attila e Teodorico (il grande re dei Goti) sono erroneamente dati come contemporanei tra loro. Nel poema, Teodorico viene descritto come un re in esilio e non un grande conquistatore (per un approfondimento leggi qui).