La lunga vita di Marianna Ucrìa, riassunto dettagliato

La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990) è il romanzo di maggior successo di Dacia Maraini, che le ha dato notorietà anche all’estero.

La vicenda del romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa è ambientata agli inizi del Settecento, nella Sicilia dominata dagli Spagnoli.

Marianna, figlia del duca Signoretto Ucrìa, stuprata a cinque anni dallo zio Pietro, fratello della madre e cugino del padre, ha perso la parola e l’udito. La sua aristocratica famiglia chiude gli occhi sull’accaduto e qualche anno dopo il padre, sperando di farle superare la sindrome con uno choc, la porta, invano, ad assistere all’impiccagione di un giovane brigante.

La mutola – così è chiamata la fanciulla – all’età di quattordici anni è data in moglie allo stesso zio, che “non solo” è disposto a sposarla senza pretendere la dote, ma addirittura è pronto a pagare, versando alla famiglia di lei una notevole cifra; si tratta di un grosso vantaggio economico per i genitori di Marianna, ai quali fanno gola quei soldi che rimpinguano un poco il loro patrimonio, i cui proventi derivano solo dalle rendite agricole.

Per Marianna il matrimonio con lo zio Pietro non è fonte di felicità. Il marito è un uomo di quarant’anni più vecchio, triste e solitario, che trascura la giovane moglie. Ma Marianna, che nel frattempo ha avuto cinque figli, riesce comunque a costruirsi una dimora nella villa di Bagheria dove risiede tutto l’anno, lontana dal vecchio marito che passa buona parte del tempo a Palermo.

Così la giovane duchessa è abbastanza libera di gestire la propria vita: Marianna legge molto, acquisendo una vasta cultura in un’epoca in cui le donne, anche nelle classi sociali più elevate, sapevano a malapena leggere e scrivere. Contemporaneamente acquista una nuova consapevolezza di sé.

Improvvisamente un fatto banale provoca un cambiamento radicale nella vita di Marianna: prende servizio come domestico presso la villa di Bagheria Saro, il giovane fratello di Fila, una sua cameriera. Marianna, che ha sempre vissuto l’atto d’amore come un’imposizione, sente una forte attrazione sensuale per il ragazzo e capisce che anche Saro si sta innamorando di lei, a dispetto della differenza di età e della diversa estrazione sociale.

Intanto il «signor marito zio» muore e Marianna, a poco a poco, inizia ad acquisire una nuova consapevolezza di sé e pensa di aver diritto a quell’amore cui ha dovuto rinunciare a causa dell’oppressiva autorità del padre e del marito. Ma non vuole abbandonarsi all’amore per Saro, anzi tenta di ostacolare il proprio sentimento inducendo il giovane a sposare un’altra donna, Peppinedda.

Nel frattempo scopre una terribile verità: proprio lo  zio, che sarebbe poi diventato suo marito, è l’artefice della violenza da lei subita all’età di cinque anni, che l’ha resa muta e sorda. I genitori di Marianna erano al corrente di tutto, ma hanno taciuto per non compromettere la rispettabilità degli Ucrìa.

Il tempo passa e altri fatti si susseguono: Saro diventa padre, ma Fila, la sorella psicologicamente fragile, considerata pazza, in un accesso di follia lo accoltella, ferendolo gravemente. Marianna è in stato di angoscia per le sofferenze di Saro e il suo amore per il giovane riprende forza. Tra i due inizia una relazione appassionata, che diventa sempre più difficile tenere nascosta. Poiché Fila rischia la condana a morte a causa del suo gesto sconsiderato, Marianna per salvarla si reca da Giacomo Camalèo, pretore di Giustizia e uomo dalla mente aperta e spregiudicata, che rimane affascinato dalla personalità di Marianna e si innamora di lei.

Dopo gli anni opprimenti del suo matrimonio privo di passione e affetto, Marianna vive una stagione di grande serenità e intensità emotiva. Ma la donna decide all’improvviso di partire per un lungo viaggio, portando con sé Fila, che è riuscita a far uscire dal manicomio. Nel viaggio verso Napoli, il brigantino su cui le due donne sono imbarcate fa naufragio. Da Napoli esse si dirigeranno a Roma. Qui Fila sposa il padrone di una locanda e insieme alla sua signora rimarrà a Roma.

La vita di Marianna è stata “lunga” non tanto per il numero di anni che ha vissuto quanto piuttosto per la ricchezza di esperienze che hanno plasmato il suo temperamento. Ella ha saputo reagire non solo ai condizionamenti del suo tempo ma anche alla sua situazione di donna per di più priva della parola e dell’udito. Grazie anche alla sua cultura, Marianna ha compiuto scelte “scandalosamente” autonome, perché consapevole della sua dignità e dei suoi diritti.