La Lupa di Giovanni Verga, riassunto e commento

La Lupa è una novella di Giovanni Verga inserita nella raccolta Vita dei campi (1880).

La Lupa di Giovanni Verga: il riassunto

La protagonista della novella La Lupa è la gnà Pina (gnà sta per signora, nel linguaggio popolare), ma gli abitanti del villaggio la chiamano la Lupa per via della determinazione con cui segue i propri appettiti sessuali (nella cultura popolare la lupa simboleggia, con la sua voracità, la passione e il desiderio sessuale).

La Lupa è una donna alta, magra, con un seno «fermo e vigoroso» sebbene non sia più giovane, pallida come se abbia «sempre addosso la malaria», «due occhi grandi così», «due labbra fresche e rosse» che sembrano spolpare chiunque lei guardi. Le donne si fanno il segno di croce quando la vedono passare, sempre sola (esattamente come Rosso Malpelo, un altro escluso dalla società). Non va mai in chiesa, né per ascoltare messa né per confessarsi; anche il parroco, «un vero servo di Dio», ha «perso l’anima per lei» così come i figli e i mariti del paese.

La Lupa ha una figlia, Maricchia, una buona e brava ragazza, rassegnata a rimanere nubile per via del comportamneto e della reputazione della madre.

La Lupa è attratta da Vanni, un giovane e vigoroso bracciante agricolo. Questi però, badando all’interesse, mira a sposare la figlia di lei, Maricchia. La ragazza, che ben intuisce cosa c’è dietro il maligno progetto della madre, cerca di opporsi ma la madre la obbliga al matrimonio.

I giovani sposi vanno a vivere a casa della gnà Pina, che continuamente provoca il marito della figlia. La ragazza, esasperata, denuncia la madre alle forze dell’ordine chiedendo che venga allontanata da casa, ma lei rifiuta («La casa è mia»).

Qualche tempo dopo, Nanni riceve nel petto un calcio da un mulo e rischia di morire: il parroco si rifiuta di dare l’estrema unzione al ragazzo fintanto che la Lupa rimane in casa. A quel punto, la gnà Pina decide di andarsene, ma quando le condizioni del giovane migliorano, lei ritorna.

Nanni la implora di lasciarlo stare; infine, non riuscendo altrimenti a porre fine alla relazione, uccide la Lupa. Questa, consapevole di meritare il castigo, mostra il petto al giovane, offrendosi consapevolmente ai colpi della scure.

La Lupa di Giovanni Verga: il commento

Il ritratto iniziale della donna è condotto dal punto di vista della comunità contadina e dunque con similitudini, immagini e modi di dire popolari («Era pallida come se avesse sempre addosso la malaria», «due occhi grandi così», «due labbra fresche e rosse, che vi mangiavano». Più avanti si usano più volte proverbi popolari («il diavolo quando invecchia si fa eremita», righi 43-44; «non ne va in volta femmina buona nell’ora fra vespero e nona», rigo 61) e ripetizioni («la Lupa affastellava manipoli su manipoli, e covoni su covoni, senza stancarsi mai, senza rizzarsi un momento sulla vita, senza accostare le labbra al fiasco, pur di stare sempre alle calcagna di Nanni», righi 21-23).

Anche la Lupa, come Rosso Malpelo è esclusa dalla società. La forza della propria passione, che le fa il vuoto attorno isolandola dal contesto sociale, è costantemente rapportata al carattere assolato, assetato e solitario del paesaggio. Si vedano i righi 20-24 e i righi 52-55 e in particolare il passo: «la gnà Pina era la sola anima viva che si vedesse errare per la campagna, sui sassi infuocati delle viottole, fra le stoppie riarse dei campi immensi, che si perdevano nell’afa».

Il tempo in cui si svolge la vicenda è imprecisato e cadenzato dal ritmo delle stagioni e dei lavori agricoli: è il tempo della natura tipico della società arcaica. L’astoricità del personaggio, immerso in una natura dal simbolismo erotico fortemente allusivo, conferisce alla Lupa la dimensione di un archetipo: l’incarnazione della passione fatale, distruttiva e autodistruttiva.