La patente di Luigi Pirandello fu scritta nel 1911 ed entrò a far parte della raccolta Novelle per un anno nel 1922. Qui il riassunto e il commento.

La patente di Luigi Pirandello: il riassunto

Il protagonista de La patente di Luigi Pirandello è Rosario Chiàrchiaro, vittima da anni della fama di iettatore.

A causa di questo pregiudizio, Chiàrchiaro ha perso il suo lavoro di impiegato al banco dei pegni. Ora si trova in serie difficoltà economiche con una moglie paralitica e due figlie nubili che nessuno vorrà sposare a causa della sua “fama”. Ha così deciso di sporgere querela per diffamazione nei confronti di due concittadini.

Il giudice D’Andrea, convinto che Chiàrchiaro perderà la causa e che al danno si aggiungerà per lui anche la beffa, lo convoca nel suo ufficio con l’intento di fargli ritirare la querela.

Chiàrchiaro si presenta nell’ufficio del giudice D’Andrea acconciato grottescamente da “iettatore”: ha indossato un vestito di color grigio topo, un paio di grossi occhiali cerchiati d’osso, che gli danno l’aspetto di un barbagianni, e si è fatto crescere sulle guance incavate una barba ispida e arruffata. Ribadisce al giudice la volontà di mantenere la querela e chiede con insistenza di istruire il processo perché vuole avere a tutti i costi la patente di iettatore «con tanto di bollo legale» per poter svolgere regolarmente la “professione” di iettatore.

La sua richiesta si configura come una beffa: coloro che hanno alimentato la sua fama di iettatore e lo hanno perciò rovinato economicamente saranno gli stessi che pagheranno per tenerlo lontano dalle loro abitazioni e attività.

Compresa la dolorosa condizione del presunto iettatore, il giudice lo abbraccia «forte, forte, a lungo» esprimendogli così il proprio sentimento di rispetto e solidarietà.

La patente di Luigi Pirandello: il commento

La patente è una delle novelle più famose di Pirandello. La figura dello iettatore Chiàrchiaro appare altamente drammatica. L’ignoranza e la superstizione di una societa che valuta gli uomini per ciò che sembrano e non per ciò che sono, hanno fatto di lui un disperato, e pertanto egli vuole ora rifarsi di tanti bocconi amari ingoiati in silenzio.

La sua ribellione è comprensibile: è quella di un uomo che, ridotto alla disperazione, vuole gettare in faccia alla gente crudele e supestiziosa la sua sofferenza, il suo odio, e trarre dalla disgrazia il massimo profitto.

Per questo motivo egli vuole aderire in tutto e per tutto al ruolo che gli è stato attribuito; vuole avere la «patente di iettatore», anche se egli sarà metaforicamente costretto a portare sul volto la maschera grottesca e tragica dello iettatore, quella maschera che gli uomini gli hanno crudelmente imposto.