La proclamazione di Claudio a imperatore
L. Alma Tadema, La proclamazione di Claudio a imperatore, 1867

Claudio, della dinastia giulio-claudia (14-68 d.C.) viene nominato imperatore di Roma il 24 gennaio del 41 d.C., dopo l’assassinio di Caligola, suo nipote e figlio del fratello Germanico.

Secondo il biografo Svetonio, «perfino più stupido di Claudio» era un insulto messo in circolazione dalla stessa nonna del futuro imperatore, Livia. E, sempre secondo il suo racconto, proprio l’inettitudine, la goffaggine e la salute incerta di Claudio indussero i pretoriani a nominarlo seduta stante principe, dopo averlo scoperto tremebondo a nascondersi dietro una tenda mentre Caligola veniva ucciso.
Così, almeno, lo immagina il pittore inglese Lawrence Alma Tadema (1836-1912), notissimo per le sue rappresentazioni delle vicende dell’antica Roma.

La plebe appoggiò l’atto di forza dei pretoriani e il senato non potè che adeguarsi, anche perché Claudio, goffo, malaticcio e con fama di inetto, pareva ai senatori un principe facilmente malleabile. Sorprese tutti: l’imperatore Claudio consolidò il principato e rafforzò i poteri del principe nei confronti del senato.

Claudio riorganizzò l’apparato statale, istituendo uffici che affidò a competenti e fedeli liberti. Già in età repubblicana era tradizione delle famiglie importanti affidare ai più capaci e fedeli degli schiavi o dei liberti funzioni di segreteria e di amministrazione del patrimonio. L’usanza fu seguita anche dai primi imperatori. Durante il governo di Claudio assunsero grande rilievo i liberti imperiali. Alcuni divennero addirittura consiglieri e stretti collaboratori del sovrano e concentrarono nelle loro mani un potere immenso, suscitando un profondo malcontento tra i cavalieri e i senatori, che si vedevano umiliati ed emarginati.
Claudio risanò l’amministrazione finanziaria dopo i dissesti operati da Caligola; fece realizzare grandiose opere pubbliche, tra cui il porto di Ostia e il nuovo acquedotto per Roma, lungo circa 70 km; favorì la romanizzazione delle province, estendendo a nuove popolazioni la cittadinanza romana e aprendo il senato e le altre magistrature alla nobiltà provinciale.
Infine, in politica estera Claudio annesse all’impero una serie di province, quali la Mauritania, la Tracia e la Giudea e nel 42-43 d.C. conquistò la Britannia meridionale, che assicurò a Roma importanti risorse minerarie.

La cattiva fama che circonda la figura di Claudio è dovuta in gran parte al fatto che a quel tempo gli storici erano più vicini al senato ostile ad alcune scelte dell’imperatore (in particolare le aperture verso l’aristocrazia provinciale). Non giovò poi alla sua immagine le due discutibili e potenti mogli: Messalina e Agrippina. La prima, Messalina, proverbiale per la sua dissolutezza, fu condannata a morte, forse per una congiura ordita contro il marito; Agrippina, la seconda, convinse Claudio ad adottare Nerone, il figlio avuto da un precedente marito (anche se Claudio aveva un discendente diretto nel figlio Britannico avuto da Messalina). E forse fu proprio Agrippina, che voleva affrettare la successione di Nerone, ad avvelenare Claudio il 13 ottobre del 54 d.C.