prima guerra d'indipendenza riassunto

Prima guerra d’indipendenza, date e avvenimenti: riassunto schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente

12 gennaio 1848: la miccia che fece esplodere la Prima guerra d’indipendenza si accese il 12 gennaio 1848 a Palermo per iniziativa dei liberali, che chiedavano la Costituzione e la separazione della Sicilia dal Regno borbonico, seguiti dai contadini e mandriani che non avevano un obiettivo preciso: chi voleva un generico progresso, chi terre da strappare ai baroni, chi contava sui disordini per attuare vendette private.

29 gennaio 1848: Federico II di Borbone preferì assecondare gli insorti e concesse una Costituzione (29 gennaio 1848) che rendeva la Sicilia più autonoma rispetto al Regno  delle due Sicilie.  Fu presto imitato dal Granduca di Toscana, Leopoldo II (15 febbraio), da Carlo Alberto di Savoia (il 4 marzo il re concesse lo Statuto Albertino) e papa Pio IX (14 marzo).

17 marzo 1848: Venezia insorse contro gli Austriaci e libera dal carcere il capo dei democratici Daniele Manin. Poi, grazie all’azione comune dei borghesi, degli ufficiali veneti della marina austriaca e degli operai dell’arsenale navale, scacciò le truppe di Radetzky e proclamò la Repubblica.

18-23 marzo 1848: a Milano si ebbero le famose Cinque giornate, durante le quali operai e borghesi vengono organizzati militarmente dal federalista democratico Carlo Cattaneo. Alla fine l’esercito di Radetzky fu costretto alla ritirata e lasciò la città.

21 marzo 1848: Modena e Parma si erano intanto sollevate, costringendo alla fuga i rispettivi duchi.

23 marzo 1848: Carlo Alberto di Savoia dichiarò guerra all’Austria: ebbe inizio la Prima guerra d’indipendenza.

Prima guerra d’indipendenza: 23 marzo 1848 – 22 agosto 1849

Sull’onda dei successi Carlo Alberto decise di intervenire: il 23 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia varcò in armi il confine tra Piemonte  e Lombardo-Veneto ed entrò in guerra contro l’Austria, dando inizio alla Prima guerra d’indipendenza.

Mazzini e Garibaldi rientrarono dall’esilio per dare il prorio contributo. I liberali toscani, pontifici e napoletani indussero i sovrani a mandare truppe in aiuto ai Piemontesi, mentre molti partivano volontari convinti che Carlo Alberto avesse come obiettivo l’unificazione d’Italia.

In realtà Carlo Alberto intendeva unicamente appropriarsi della Lombardia. Inoltre, come comandante dell’esercito si dimostrò incerto e lento nell’agire permettendo a Radetzky di riorganizzarsi. Così, visti gli irrilevanti successi militari di Pastrengo (30 aprile 1848) e Goito (30 maggio 1848), il papa si ritirò dal conflitto, seguito da Leopoldo II e da Ferdinando II.
Un ulteriore ragione per cui la coalizione si disgregò fu l’intenzione dei sovrani italiani di ostacolare i sogni egemonici di Carlo Alberto.

Quando le due armate si scontrarono a Custoza (23-25 luglio 1848), vicino a Verona, Radetzky aveva avuto tutto il tempo di riorganizzarsi e riportò una vittora schiacciante.
Il 9 agosto 1848 fu siglato l’armistizio (cioè una tregua, non una pace). Nel marzo 1849 Carlo Alberto ruppe la tregua e la guerra riprese, ma le truppe piemontesi  furono sconfitte a Novara (23 marzo 1849). La sera stessa Carlo Alberto abdicò in favore del figlio, Vittorio Emanuele II. Il giorno dopo fu firmato l’Armistizio di Vignale: parte del Piemonte fu occupata dagli Austriaci.

Il fallimento militare suscitò un’insurrezione a Brescia capeggiata da Tito Speri e rimasta celebre con il nome di “Dieci giornate” che valsero alla città il titolo di “Leonessa d’Italia”.

A Roma (dove il governo da febbraio era in mano al triumvirato Mazzini, Saffi e Armellini) e a Venezia la resistenza agli Austriaci fu strenua. Roma si arrese il 4 luglio 1849, e Venezia, stroncata dalla fame e dal colera, il 22 agosto seguente.

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