Il primo dopoguerra in Italia

Riassunto sul primo dopoguerra in Italia e l’avvento del fascismo

Per l’Italia la Prima guerra mondiale si è conclusa con la vittoria, ma le condizioni del Paese alla fine del conflitto sono particolarmente gravi:

  • altissimo è stato il costo di vite umane;
  • l’Italia deve pagare i suoi debiti di guerra agli Stati Uniti, ma non ha né ferro né carbone per far ripartire l’industria e deve importarli dall’estero insieme al grano;
  • le merci importate sono maggiori di quelle esportate, di conseguenza invece che estinguere i suoi debiti, comincia ad accumularne altri;
  • alla fortissima inflazione si accompagna la disoccupazione;
  • i trattati di pace (1919) lasciano in sospeso alcune situazioni di confine: nasce il mito della «vittoria mutilata». Furenti, i nazionalisti guidati da Gabriele D’Annunzio occupano Fiume (per un approfondimento leggi D’Annunzio e la questione fiumana, riassunto);
  • i reduci incontrano spesso difficoltà per il reinserimento nella vita civile e nel mondo del lavoro;
  • si acuiscono i contrasti sociali.

Il generale malcontento di ampi strati della società italiana viene sfruttato da Benito Mussolini. Inizialmente si presenta come difensore degli interessi della piccola e media borghesia. Il suo movimento, i Fasci di combattimento, con il sostegno della ricca borghesia agraria e industriale, nel 1921 si trasforma in un vero e proprio partito, il Partito Nazionale Fascista. Nel 1922 con la Marcia su Roma ottiene dal re Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il nuovo governo.

A partire da questo momento viene messa in pratica un’azione di propaganda che interessa tutti gli aspetti della vita sociale e si impedisce ogni forma di dissenso anche con metodi illegali e violenti (come l’uccisone del deputato socialista Giacomo Matteotti).

Nel 1926 il duce emana le leggi fascistissime, con le quali abolisce il diritto di sciopero, la libertà di espressione e la libertà di stampa. L’indottrinamento del popolo italiano (o processo di fascistizzazione) procede soprattutto attraverso i giornali, il cinema e la radio, ma anche la scuola e l’università vengono coinvolte nella diffusione delle nuove ideologie.

Per non restare ai margini della vita culturale, gli intellettuali decidono spesso di allinearsi al regime e di collaborare al programma di propaganda, prestando giuramento di fedeltà oppure entrando a far parte dell’Accademia d’Italia. Ma ci sono anche intellettuali che si oppongono strenuamente al fascismo, come Antonio Gramsci e Piero Gobetti, ma anche Benedetto Croce, promotore del Manifesto degli intellettuali antifascisti (per un approfondimento leggi Il rapporto tra intellettuali e fascismo).

Nel 1929 Mussolini firma i Patti Lateranensi che pongono fine al dissidio fra la Chiesa e lo Stato e gli procura il consenso dei cattolici.

In politica interna si inaugura un programma protezionistico di sviluppo economico che ha come scopo il raggiungimento dell’autarchia (autosufficienza economica).

In politica estera viene intrapresa la strada dell’imperialismo e nel 1936 i soldati italiani conquistano l’Etiopia e Mussolini proclama l’Impero (per un approfondimento leggi La conquista italiana dell’Etiopia). L’attacco italiano provoca però le critiche degli altri Paesi europei e l’Italia si ritrova isolata. Per uscire dall’isolamento l’Italia si accosta alla Germania, dove nel 1933 Adolf Hitler è stato eletto cancelliere. Hitler istaura una feroce dittatura (per un approfondimento leggi Il Nazismo in Germania), che incita all’odio contro gli ebrei. Anche in Italia, nel 1938 , vengono approvate le leggi razziali, che discriminano fortemente gli ebrei e impedisce loro di lavorare in uffici pubblici, di insegnare, di sposare persone che non siano ebree.

Nel 1939 Germania e Italia firmano il Patto d’Acciaio. Pochi mesi dopo, il 1° settembre 1939, Hitler invade la Polonia. Il 3 settembre Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Germania. Inizia la Seconda guerra mondiale. L’Italia entra in guerra l’anno dopo, il 10 giugno 1940.