Seconda Guerra Persiana, 480-479 a.C.
Seconda Guerra Persiana, 480-479 a.C.

Nel 481 a.C. Atene, Sparta, Corinto e altre poleis greche si unirono nella Lega panellenica per resistere all’invasione dei Persiani che volevano sottomettere la Grecia intera. Il comando dell’alleanza fu assegnato a Sparta, cui era riconosciuta una indiscussa supremazia nell’arte della guerra.

480 a.C. ha inizio la Seconda guerra persiana (dieci anni dopo la Prima guerra persiana) – La linea difensiva fu attestata al passo delle Termopili (agosto-settembre 480 a.C.), lungo la via che dava l’accesso alla Locride e alla Grecia orientale. Qui prese posizione un esercito di circa 7000 uomini, al comando del re spartano Leonida. La flotta greca, forte di 270 navi, si schierò invece all’estremità settentrionale dell’Eubea, presso capo Artemisio, per impedire uno sbarco dei nemici alle spalle delle difese alleate.
I Persiani attaccarono per due giorni lo schieramento greco alle Termopili, senza riuscire a sopraffarlo. Il terzo giorno, Efialte, un pastore greco, tradì i Greci indicando ai Persiani un sentiero attraverso la montagna, seguendo il quale il sovrano persiano Serse (succeduto al padre Dario I) riuscì a sorprendere i Greci alle spalle.
Leonida, venuto a conoscenza del tradimento, congedò tutti gli alleati per risparmiarli (le forze persiane erano ben più numerose e la sconfitta greca pressoché certa). Lui e i suoi 300 opliti spartani sarebbero rimasti per coprire la ritirata. Tutti gli Spartani morirono sul campo.

A capo Artemisio, intanto, i Greci non erano riusciti ad arrestare le flotta persiana nella sua navigazione verso Atene. Si profilava un disastro. L’aristocratico ateniese Temistocle (525 a.C. circa-460 a.C) allora, visto che nulla più si opponeva all’avanzata dei Persiani, fece evacuare Atene e trasferì tutta la popolazine dell’Attica sulle isole di Salamina ed Egina; poi portò la flotta greca nello stretto braccio di mare tra l’Attica e l’isola di Salamina e attese.

L’esercito di Serse invase l’Attica, incendiò e saccheggiò Atene, puntando quindi verso il Peloponneso, dal quale lo separava però la linea difensiva organizzata dagli Spartani. L’audace piano di Temistocle riuscì alla perfezione: egli attirò la flotta nemica nello stretto braccio di mare fra Salamina e l’Attica e le navi persiane si ritrovarono prive di libertà di manovra, una addosso all’altra. Non riuscendo a manovrare e ostacolandosi le une con le altre, le navi persiane vennero attaccate, speronate e incendiate dalle triremi greche, sotto gli occhi di re Serse, che osservava lo scontro assiso su una specie di trono, dalle pendici di un monte vicino (settembre 480 a.C.).

L’atto finale della Seconda guerra persiana si ebbe a partire dalla primavera del 479 a.C., quando l’esercito persiano, comandato dal generale Mardonio, si mise nuovamente in marcia verso l’Attica. A distanza di pochi mesi la popolazione di Atene abbandonò ancora una volta la città. Gli Ateniesi chiesero aiuto agli Spartani, che però si mostrarono riluttanti. Tuttavia il timore che gli Ateniesi, esasperati, decidessero di stringere una pace separata con i Persiani, li spinse a inviare i rinforzi. La battaglia decisiva si svolse in Beozia, nei pressi della città di Platea. I Greci riuscirono a mettere in campo un esercito ragguardevole (circa 70.000 uomini), alla guida del re spartano Pausania. Ancora una volta le truppe nemiche erano molto superiori per numero, ma ancora una volta il modo di combattere greco si rivelò superiore a quello persiano e gli invasori subirono una gravissima sconfitta (20 agosto 479 a.C.).

Di lì a pochi giorni, la flotta greca ottenne una brillante vittoria sulla flotta persiana presso il promontorio di Micale, a nord di Mileto (27 agosto 479 a.C.).

I Greci interpretarono le guerre persiane (la Prima guerra persiana e la Seconda guerra persiana) come un conflitto di civiltà, come uno scontro fra libertà e schiavitù. Le città greche avevano saputo difendere la loro libertà, scrivendo alcune delle pagine più eroiche della storia universale. Naturalmente, questo punto di vista, che è giunto sino a noi attraverso i secoli, dipende anche dal fatto che tutto ciò che sappiamo della vicenda deriva da fonti greche, e in particolare dalla grande opera di Erodoto, le Storie.
Probabilmente questo conflitto non ebbe per i Persiani la stessa centralità che per i Greci, i quali lo vinsero anche grazie all’effettiva superiorità dello loro truppe cittadine, in lotta per la propria sopravvivenza, rispetto a quelle mercenarie assoldate dal re persiano.