tsunami

La parola giapponese tsunami è comunemente utilizzata come sinonimo di maremoto (sebbene letteralmente significhi «onda sul porto»).

Che cos’è lo tsunami – La parola identifica una serie di onde marine di eccezionali dimensioni che si propagano attraverso l’oceano a notevole velocità per centinaia o migliaia di kilometri.

Come si forma lo tsunami – Uno tsunami solitamente è generato dai movimenti del fondo del mare, provocati da forti terremoti sottomarini ma anche da eruzioni vulcaniche e da frane sottomarine di vaste proporzioni (in rarissimi casi uno tsunami può persino essere generato dall’impatto di un asteroide sulla superficie del mare).

Come si propaga uno tsunami – Le onde di tsunami si propagano con una velocità proporzionale alla magnitudo del sisma e alla profondità del mare. Man mano che ci si avvicina alla costa e la profondità del mare diminuisce, le onde si sollevano sempre più e la corrente aumenta, aumentando anche la velocità di propagazione delle onde, che può arrivare a superare gli 800 km/h.

Gli effetti dello tsunami – Le onde dello tsunami, che possono raggiungere anche i 30 metri di altezza, hanno una potenza straordinaria: abbattendosi sulle coste, distruggono ogni cosa e talvolta modificano anche la morfologia delle aree colpite; le correnti generate dall’acqua, la cui velocità è dell’ordine dei 10-20 m/s, possono facilmente trasportare massi di parecchie tonnellate ed erodere le fondazioni degli edifici. Gli tsunami possono propagarsi anche su distanze amplissime, interessando tratti di costa di migliaia di kilometri e portando distruzione in luoghi anche molto lontani dalla zona di origine; tuttavia in genere l’inondazione penetra nell’entroterra per non più di qualche centinaio di metri.

Lo tsunami del 26 dicembre 2004 – Il 26 dicembre 2004, alle ore 1:58 italiane, si è verificato un violentissimo terremoto, con epicentro localizzato al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia), che ha avuto una magnitudo di 9,0.
Il terremoto ha a sua volta provocato il maremoto, che dopo pochi minuti ha investito le coste a nord-ovest di Sumatra penetrando per alcuni kilometri all’interno del territorio e mietendo decine di migliaia di vittime. Dopo due ore e mezza l’onda anomala ha sconvolto anche i litorali di Thailandia, verso nord, e quello dello Sri Lanka, a ovest; successivamente ha raggiunto tutte le altre coste del golgo del Bengala, uccidendo altre decine di migliaia di persone (le vittime complessive del maremoto sono state in tutto quasi 300 000) e provocando danni gravissimi.

tsunami
Indonesia, un villaggio completamente distrutto

Lo tsunami dell’11 marzo 2011 – L’11 marzo 2011, al largo della costa della regione di Tohoku, nel Giappone settentrionale, si è verificato un violentissimo terremoto e lo tsunami che ne è derivato ha ucciso quasi 19 000 persone, spazzando via interi villaggi costieri.

tsunami
Un villaggio distrutto dallo tsunami che ha investito il Giappone l’11 marzo 2011

Quali sono le zone più a rischio di tsunami – Il Pacifico è l’oceano più a rischio, ma lo sono anche l’Oceano Indiano e il Mediterraneo. Nel Mediterraneo Turchia, Grecia e Italia sono fra i paesi più esposti. In Europa, negli ultimi 7000 anni, sono stati catalogati 300 tsunami.
Nel 1755, uno tsunami causato da un terremoto di 8,5 gradi di magnitudo nell’Oceano Atlantico ha distrutto Lisbona (in questo terribile evento trova la sua origine il romanzo  Candide ou l’optimisme [Candido o l’ottimismo] di Voltaire).
In Italia, fra le zone a rischio ci sono quella del Gargano e quella dello Stretto di Messina. Il 28 dicembre 1908 uno tsunami ha raso al suolo Messina.

tsunami
La città di Messina rasa al suolo il 28 dicembre 1908

Nel Mar Mediterraneo infatti si scontrano due grosse placche, quella africana e quella euroasiatica; la prima scivola sotto la seconda e questo provoca terremoti ed eruzioni vulcaniche e di conseguenza tsunami.
Nell’area dello stretto di Messina il rischio tsunami è legato alle eruzioni di vulcani quali Vulcano e Stromboli e di vulcani sottomarini come Marsili, Vavilov e Magnaghi, per il momento tranquilli ma geologicamente attivi.