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Disfida di Barletta cause e vincitori

Disfida di Barletta

Disfida di Barletta episodio del 13 febbraio 1503 in cui 13 cavalieri italiani, soldati di ventura al servizio degli spagnoli, al comando di Ettore Fieramosca, si scontrarono con 13 cavalieri francesi al comando di Guy de la Motte, che aveva insultato l’onore e il valore degli italiani. Vinsero gli italiani e la notizia percorse tutta la penisola.

Si tratta di un evento storico che ha segnato l’inizio della dominazione spagnola nel Sud d’Italia ed anche uno dei più celebri episodi delle Guerre d’Italia combattute fra il 1494 e il 1559.

La disfida di Barletta: lo scontro

La disfida di Barletta è il celebre scontro combattuto e vinto da tredici cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca contro altrettanti francesi, in seguito alle offese rivolte da questi ultimi agli italiani.

L’episodio deve gran parte della sua fama al significato di riscatto nazionale che a posteriori gli si è voluto attribuire.

Esso si inserisce nelle vicende della guerra combattuta tra Francia e Spagna all’inizio del XVI (16°= sedicesimo) secolo per il possesso del Regno di Napoli, e di cui fu soprattutto teatro la Puglia.

La disfida ebbe luogo il 13 febbraio 1503, mentre Barletta era assediata dalle truppe francesi e l’esercito spagnolo di Consalvo di Cordoba attendeva, asserragliato nella città, condizioni più favorevoli alla battaglia in campo aperto. Lo scontro infatti sarebbe avvenuto di lì a poco a Cerignola, decidendo a favore degli spagnoli le sorti della guerra.

Ettore Fieramosca

Tra coloro che combatterono sotto la bandiera di Spagna troviamo per l’appunto Ettore Fieramosca (1476-1515). Egli era un condottiero capuano proveniente da una famiglia di gente d’arme e cresciuto alla corte napoletana del re Ferrante I d’Aragona.

Della casa aragonese il Fieramosca condivise le sorti fino al definitivo declino della dinastia nel 1501.

Scoppiata la guerra tra francesi e spagnoli per il Regno di Napoli, Fieramosca si arruolò come capitano nella compagnia di  Prospero Colonna, al servizio di Consalvo di Cordoba e della Spagna. Durante l’assedio di Barletta fu al comando dei tredici cavalieri italiani che combatterono la disfida.

Lo scontro, avvenuto in campo aperto tra Andria e Corato e vinto dagli italiani, non ebbe alcuna conseguenza sull’esito della guerra, al contrario della successiva battaglia di Cerignola del 28 aprile dello stesso anno, in cui risulta che Fieramosca combattesse.

Fu questo anche l’apice della sua gloria. Infatti, in seguito a forti contrasti con la monarchia spagnola, perse titoli e proprietà e si risolse a offrire i suoi servigi prima a Mantova; poi nel 1510 a Venezia; infine, morì in Spagna nel 1515.

Tuttavia, se è vero che l’episodio della disfida di Barletta ebbe scarso peso sulle sorti del conflitto, il suo valore simbolico fu enorme.

Della disfida si incomincia infatti a parlare già a ridosso degli avvenimenti, a riprova del grande clamore suscitato dalla vittoria italiana.

Numerose sono le fonti – italiane soprattutto, ma anche francesi e spagnole – che, a partire dal 13 febbraio del 1503 e per gran parte del XVI secolo, raccontano l’episodio e si soffermano sui protagonisti.

La Disfatta di Barletta diede spunto a Massimo d’Azeglio per il suo romanzo storico Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta scritto nel 1833. Dal romanzo furono successivamente tratti tre film.