Le Confessioni di un Italiano riassunto

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Le Confessioni di un Italiano
Pagina autografa del romanzo di Ippolito Nievo "Le Confessioni d'un Italiano" [Biblioteca Comunale Centrale Teresiana, Mantova]

Le Confessioni di un Italiano fu elaborato da Ippolito Nievo tra il dicembre 1857 e l’agosto 1858: otto mesi appena per un romanzo di grande mole.

Il romanzo sarà pubblicato postumo molti anni dopo, nel 1867, con un titolo differente: Le confessioni di un ottuagenario. L’editore fiorentino Le Monnier temeva che il richiamo aperto alle vicende italiane contenuto nel titolo originale connotasse il romanzo in senso troppo politico, decretandone il fallimento. Se infatti alla vigilia della spedizione dei Mille quel richiamo avrebbe potuto far gola, nel 1867 il clima era completamente cambiato e gli entusiasmi smorzati.

Le Confessioni di un Italiano, alla sua uscita, fu considerato moralmente poco raccomandabile, soprattutto in riferimento al personaggio femminile della Pisana (una donna indipendente, che disponeva di se stessa, assolutamente indifferente verso le convenzioni sociali e le apparenze: niente a che vedere con la Lucia de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni). L’opera fu quindi messa nella lista nera della «Società italiana contro le cattive letture» presieduta da Niccolò Tommaseo e Gino Capponi.

Ma oltre alla Pisana era disapprovata anche la disinvoltura, sempre venata dall’ironia dell’autore, con cui questi toccava argomenti che nell’Ottocento erano messi al bando dalla letteratura alta: gli istinti del corpo, il desiderio, la sessualità.

Le Confessioni di un Italiano – la trama

Personaggio principale e narratore in prima persona è Carlo Altoviti (Carlino). Questi, ormai più che ottantenne, rievoca la sua vita dal 1755 al 1858. Le vicende personali del protagonista si intrecciano strettamente agli accadimenti politici italiani; il romanzo assume quindi le caratteristiche di un vasto e movimentato affresco storico.

Creduto orfano e povero, Carlo è allevato senza amore dagli zii, i Conti di Fratta, in un vecchio e grande castello vicino a Portogruaro, nell’ambito del quale si muove una nutrita schiera di personaggi: tra essi le due contessine, la Pisana e la Clara.

Della prima Carlino è perdutamente innamorato fin dalla più tenera età; la seconda sarà protagonista di una travagliata storia d’amore con il medico e patriota Lucilio, che si sviluppa lungo tutto il romanzo in parallelo con quella di Carlo e la Pisana.

La Pisana, nel corso degli anni, matura nei confronti di Carlo un amore intenso e passionale. Questo amore, attaverso infinite separazioni, ripicche, vicissitudini (tra cui un matrimonio d’interesse con un «frollo fidanzato»), costituisce uno dei perni intorno ai quali ruota il romanzo.

Cresciuto, Carlo è inviato all’Università di Padova per seguire gli studi di giurisprudenza. A Padova Carlo, a contatto con gruppi di studenti democratici, aderisce alle idee egualitarie della Rivoluzione francese; si entusiasma per le vittorie di Napoleone, fiducioso che questi porterà la libertà anche agli italiani.

Amaramente deluso dal trattato di Campoformio con cui Napoleone ha ceduto il Veneto all’Austria, Carlo Altoviti continua tuttavia a ritenere positiva politicamente la guerra che l’esercito francese sta conducendo. Egli stesso diventa ufficiale della Legione Partenopea di Ettore Carafa.

Intanto si è riacceso l’antico amore infantile fra Carlo e la Pisana. La donna per lui lascia il marito, l’anziano Mauro Navagero, sposato per capriccio e per interesse. Ben presto però la Pisana abbandona anche Carlo; lo ritroverà nel 1799, quando egli, fatto prigioniero dalle bande del brigante Mammone, è salvato proprio dalla Pisana, in un susseguirsi di avventurose vicende.

Carlo cade gravemente ammalato e la Pisana lo cura con devozione, convincendolo infine a sposare l’Aquilina, una fanciulla tranquilla e semplice. Con lei Carlo trascorre un lungo periodo di quieta familiare mentre sulla scena politica si susseguono i trionfi e poi la caduta di Napoleone e infine la Restaurazione.

Dopo anni «muti e avviliti», nel 1820 scoppiano nel Regno di Napoli i primi moti carbonari. Carlo vi prende parte con entusiasmo ma, fallita l’insurrezione, è condannnato a morte.

Lo salva il deciso intervento della Pisana che fa commutare in esilio la sua condanna a morte; poi lo segue nel suo esilio a Londra. Qui lo assiste con grande dedizione, giungendo a mendicare per lui che in prigione è diventato quasi cieco.
Grazie alle amorevoli cure della donna e a Lucilio, anch’egli esule a Londra, Carlo recupera la vista; intanto però la Pisana, stremata dalle fatiche e dagli stenti, muore.

Rientrato in Italia, Carlo è spettatore di altre importanti vicende storiche. Tra esse, la rivoluzione contro i turchi in Grecia; l’elezione di Pio IX; i moti del 1848.

Provato da una vita lunga e intensa, Carlo trascorre i suoi ultimi anni nella «pace della coscienza» circondato dai figli e dai nipoti.