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Nikita Kruscev successore di Stalin

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Nikita Kruscev nacque in Ucraina nel 1894 in una famiglia di modestissime condizioni. Benché fosse dotato di una brillante intelligenza, l’impossibilità di studiare lo costrinse a svolgere per svariati anni umili lavori manuali in diverse fabbriche e miniere del paese. Loquace e battagliero, imparò poi in età adulta a leggere e a scrivere.

Nel 1917 partecipò alla rivoluzione russa, avendo già precedentemente maturato un’esperienza politica svolgendo l’attività di sindacalista, per poi iniziare una carriera all’interno del Partito comunista che lo portò a occupare cariche sempre più importanti.

Nel 1934 divenne membro del Comitato centrale del partito per poi, quattro anni dopo, esserne nominato segretario in Ucraina.

Di carattere spontaneo e sanguigno, le sue fortune politiche furono legate al consolidamento del potere di Stalin, di cui fu uno dei fiduciari. Dal dittatore tuttavia lo differenziava una visione più pragmatica e meno ideologica delle cose. Tale atteggiamento emerse durante la Seconda guerra mondiale, quando, come commissario politico, nella battaglia di Stalingrado rivelò il suo talento di leader.

Alla morte di Stalin nel 1953, Nikita Kruscev si affermò nella lotta alla successione in corso tra i massimi dirigenti sovietici, neutralizzando politicamente Lavrentij Berija, il potente capo della polizia politica.

 

Nel settembre del 1956 fu quindi nominato segretario generale del partito e nel 1958 divenne premier dell’Unione Sovietica. In tali vesti fu una figura innovativa rispetto alla rigida ortodossia e autocrazia staliniana, di cui aveva denunciato i crimini. Ma represse nel 1956 la rivolta popolare in Ungheria.

Per il resto, inaugurò una nuova stagione di relazione con gli Stati Uniti, ma si rivelò incapace sul piano economico, di garantire all’Urss la spinta a quel netto cambiamento d’indirizzo che occorreva affinché il Paese potesse modernizzarsi. Anche per questo, nell’ottobre del 1964 fu costretto a repentine dimissioni da una congiura di palazzo, capitanata da Leonid Breznev. Cospirazione incruenta, senza spargimento di sangue, ma che lo consegnò al pensionamento.

Morì a Mosca, nel 1971, nell’indifferenza dei più, mentre si dedicava alla stesura delle sue memorie.