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Il principe di Niccolò Machiavelli: analisi e trama

Il Principe di Niccolò Machiavelli è un breve trattato politico che l’autore indirizza a Lorenzo de’ Medici figlio di Piero II de’ Medici e nipote di Lorenzo il Magnifico, in occasione del ritorno dei Medici a Firenze, allorché era nato un vivace dibattito intorno agli ordinamenti da dare al nuovo Stato.

Di cosa parla Il Principe di Machavelli?

In quest’opera Machiavelli discute, come egli stesso dichiara, su «che cosa è principato, di quali spetie sono, come e’ si acquistono, come e’ si mantengono, perché e’ si perdono».

Il Principe di Niccolò Machiavelli è composto da una dedica e da 26 capitoli; può essere suddiviso in tre parti:

– la prima comprende i capitoli I-XI. Analizza i vari tipi di principati: ereditari, misti (cioè quelli che si aggiungono come nuova conquista a uno Stato ereditario), nuovi;

– la seconda comprende i capitoli XII-XIV. Tratta della necessità di organizzare un forte esercito, preferibilmente costituito dai cittadini e non da mercenari che combattono solo per il denaro e non per amor di patria;

– la terza comprende i capitoli XV-XXVI. Delinea la figura del principe ideale.

Quali qualità deve possedere il Principe di Machiavelli?

Il principe secondo Niccolò Machiavelli deve possedere delle qualità (le qualità del principe): deve essere astuto per sottrarsi agli inganni; forte per sconfiggere i nemici dello Stato; sleale, perché gli uomini sono cattivi per natura e, qualora il principe fosse leale con loro, verrebbe senz’altro ricambiato con la slealtà; ipocrita (qualora fosse necessario), perché per raggiungere i suoi obiettivi il principe deve apparire una persona leale, in cui sia possibile avere fiducia e (precisa Machiavelli) non sarà difficile ingannare gli uomini, perché essi sono stolti e miopi, capaci cioè di vedere soltanto l’interesse immediato, senza valutare le conseguenze future.

Il capitolo XXVI, l’ultimo, è certamente il più famoso dell’intera opera; contiene l’esortazione finale rivolta al casato dei Medici, che, in quanto famiglia illustre, favorita da Dio e dalla Chiesa, sono gli unici a poter liberare l’Italia «sanza capo, sanza ordine, battuta, spogliata, lacera, corsa… » ed invoca un «redentore», per concludere con i celebri versi (vv. 93-96) della canzone All’Italia di Francesco Petrarca:

Virtù contro a furore
prenderà l’arme; e fia el combatter corto;
ché l’antico valor
nell’ italici cor non è ancor morto.

«La virtù [degli italiani] prenderà le armi contro il furore [degli stranieri]; e il combattimento sarà breve, perché l’antico valore nei cuori italiani non è ancora morto».

Lo stile de Il Principe costituisce una novità nella prosa del Cinquecento, per il contenuto espresso in un linguaggio sobrio e incisivo, con osservazioni lucide e precise e talvolta ironiche.

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