Divisione del lavoro, Adam Smith

1969
divisione del lavoro

Il principio della divisione del lavoro suddivide l’attività produttiva in diverse fasi. Ciascuna fase è affidata a un solo lavoratore o a un limitato gruppo di essi, in modo da ottenere una maggiore specializzazione e una maggiore velocità di esecuzione. Si producono quindi più beni, di più elevata qualità e a costi più bassi, per i quali si aprono nuovi e più ampi mercati.

A esaltare i vantaggi della divisione del lavoro fu il filosofo ed economista scozzese Adam Smith (1723-1790), uno dei più importanti teorici del Liberismo. Egli riteneva la divisione del lavoro, in fasi separate, svolte da persone diverse, una tappa basilare dello sviluppo economico.

Il principio della divisione del lavoro nell’attività produttiva fu perfezionato e applicato in modo sistematico negli Stati Uniti, nel XX (ventesimo) secolo, prima con il taylorismo, poi con il fordismo.

Il termine taylorismo deriva dal nome dell’imprenditore Frederick W. Taylor (1856-1915). Questi teorizzò un’organizzazione scientifica del lavoro basata sulla divisione in tante piccole unità, semplici e ripetibili senza sprechi di energia e di tempo. Le sue teorie furono applicate con l’utilizzo della catena di montaggio.

 

Il termine fordismo rimanda invece al costruttore di automobili Henry Ford (1863-1947). Egli per primo utilizzò la catena di montaggio per la produzione di automobili, ottenendo notevoli risultati soprattutto con la Ford T, la prima autovettura costruita in serie su lunga scala. Grazie alle moderne tecniche produttive i costi di questo veicolo risultarono sensibilmente inferiori a quelli delle altre automobili, determinando un formidabile successo commerciale. Dal 1908 al 1927 ne furono infatti prodotti oltre quindici milioni di esemplari.

La divisione del lavoro comporta però anche conseguenze negative. La specializzazione verso un’unica attività e la realizzazione di operazioni semplici, ripetitive e meccaniche non sviluppa infatti l’immaginazione e riduce le capacità intellettuali dell’individuo.