globalizzazione: cause, vantaggi e svantaggi

A partire dalla fine del XX secolo, l’economia umana ha subito un fenomeno di globalizzazione. Se analizziamo etimologicamente questo termine, scopriamo come nel suo interno sia contenuta la parola “globo”, “mondo” appunto; possiamo così comprendere che il suo significato sia, più semplicemente, “mondializzazione”.

Nel mondo globalizzato, tutti i paesi si scambiano merci e informazioni più facilmente e rapidamente; inoltre, quasi tutte le culture del mondo tendono a confrontarsi e ad assomigliarsi proprio per la rapida circolazione di merci e idee.

La globalizzazione investe tutti gli aspetti della nostra vita: indossiamo abiti prodotti in Asia, ascoltiamo musica e guardiamo film inglesi e americani, guidiamo auto tedesche, nei supermercati possiamo acquistare cibi provenienti da tutte le regioni del mondo.

Il motore principale di questo fenomeno è dunque l’economia.

Le cause della globalizzazione dell’economia sono da ricercare in più fattori:

  • l’abolizione delle barriere doganali e l’affermarsi di aree di libero scambio (regioni del mondo in cui i prodotti e le merci possono circolare liberamente senza dover sottostare a dazi e imposte doganali) hanno aperto la strada all’unificazione del mercato mondiale;
  • la grande trasformazione nel sistema dei trasporti ha consentito di abbassare i costi di trasporto delle merci, rendendo conveniente andare a produrre anche in paesi molto lontani;
  • i nuovi sistemi informatici e di telecomunicazione hanno consentito il controllo generalizzato dei tempi di produzione e di trasporto delle merci e l’ampliamento dei confini del mercato;
  • i paesi che avevano adottato un sistema economico di tipo socialista sono passati all’economia di mercato, integrandosi con il resto del mondo.

Se la globalizzazione sembra aver contribuito a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni a livello mondiale, non ha però posto un argine al divario tra le economie dei paesi ricchi e quelle dei paesi poveri, anzi tale divario è cresciuto.

Nel contempo la globalizzazione ha stimolato il meccanismo del decentramento produttivo. In questo contesto le multinazionali (imprese che operano in più paesi con sedi e filiali) hanno spostato parti o intere produzioni in paesi del Sud del mondo o in quelli dell’Europa orientale per godere dei seguenti vantaggi:

  • il costo ridotto della manodopera, spesso reclutata in paesi economicamente disagiati e quindi disposta a lavorare con bassi salari e in qualsiasi condizione pur di combattere la miseria;
  • minori difese sindacali a favore dei lavoratori;
  • meno tasse da pagare per imprese;
  • una legislazione meno rigorosa nella tutela dell’ambiente. È questo un problema grave perché, non soltanto sottopone le popolazioni locali a tutti i rischi di inquinamento a volte massiccio, ma va comunque ad aumentare il degrado complessivo del nostro mondo. A volte sono le foreste ad essere attaccate: abbattute senza nessun criterio di conservazione, per produrre legname pregiato; altre volte i fiumi sono ridotti a discariche per smaltire i rifiuti di lavorazioni pericolose che le società ricche del Nord del mondo non vogliono più sul loro territorio. Da anni sono sorti dei movimenti di protesta, definiti no global, che combattono proprio contro la gestione politicamente scorretta delle multinazionali.

Poche aziende, dunque, di grandissime dimensioni impongono il loro punto di vista e dominano il mercato mondiale a scapito delle imprese di medie e piccole dimensioni che arrancano per esistere sulla piazza, non riuscendo a raggiungere un livello di competitività simile.

Chi salva la globalizzazione fa leva su altre argomentazioni come l’esportazione di tecnologia anche nei paesi più in difficoltà del pianeta e l’aumento del lavoro laddove ci sono forti situazioni di precariato e di disoccupazione.

È per questo che da anni il mondo globalizzato oltre a spaccarsi economicamente, si divide in parti opposte anche eticamente: da un lato i fautori di questo grande processo universale, dall’altra coloro che condannano e protestano vivacemente.

Va la pena, comunque, osservare che le discussioni e le polemiche scoppiano soltanto nei paesi ricchi, poiché in quelli davvero poveri non si sa neppure che cosa sia la globalizzazione: ci si limita a subirla.