Prima Rivoluzione Industriale, riassunto

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la prima rivoluzione industriale

La Prima Rivoluzione Industriale riassunto: le origini, le cause e le conseguenze, riassunto di Storia.

 

La prima rivoluzione industriale: la nascita in Gran Bretagna

La Prima Rivoluzione Industriale prese avvio nella seconda metà del Settecento in Gran Bretagna grazie ad una serie di fattori di diversa natura:

  • la disponibilità di capitali;
  • la presenza di una classe di imprenditori disposta a investire in attività industriali con rischi e possibilità di guadagno entrambi elevati;
  • l’abbondanza di manodopera, di risorse energetiche e di materie prime;
  • l’invenzione di macchinari in grado di aumentare la produttività (come la macchina a vapore) e di sfruttare nuove fonti di energia (come il carbone).

A quel tempo la Gran Bretagna era al centro di un vasto impero. Le colonie costituivano, infatti, da un lato, un’importante fonte di materie prime per le manifatture inglesi; dall’altro, un grande mercato per le merci prodotte ed esportate dalla madrepatria. Proprio i traffici commerciali permisero ai ceti più intraprendenti di accumulare grandi capitali investiti poi nell’industria.

 

Perché iniziò la Rivoluzione industriale

In quel periodo si verificò una forte crescita della popolazione determinata dall’aumento della produzione agricola. L’aumento della produzione agricola a sua volta era dovuta ai miglioramenti verificati nei decenni precedenti nelle campagne. La forte crescita della popolazione non solo provocò l’aumento della domanda dei beni, ma anche un eccesso di lavoratori agricoli disoccupati che si riversarono nelle città in cerca di lavoro.

L’introduzione e l’uso sistematico delle macchine comportarono la concentrazione della manodopera salariata in un unico luogo, la fabbrica, e la divisione del lavoro in numerose fasi semplici e ripetitive, sotto la direzione dell’imprenditore-proprietario degli impianti.

Il nuovo sistema di lavoro, detto factory system, si affermò rapidamente perché permetteva forti riduzioni dei costi di produzione ed elevatissimi profitti.

 

Il settore tessile traino della Rivoluzione Industriale

Il settore che fece da traino nella Prima Rivoluzione Industriale inglese fu quello tessile. L’introduzione delle macchine per filare e tessere lana e cotone azionate da motori ad acqua, permise infatti di aumentare notevolmente la produttività del lavoro (produttività del lavoro = indica la quantità di prodotto realizzato in media da ciascun lavoratore).

L’invenzione della macchina a vapore, brevettata da James Watt negli anni 1782-87, consentì di utilizzare il carbone al posto delle fonti di energia tradizionali (acqua, vento, legna). Ne derivò un ulteriore impulso alla capacità produttiva nelle fabbriche: il carbone era infatti abbondante nelle miniere inglesi.

 

La Rivoluzione industriale: la nascita della siderurgia e l’innovazione dei trasporti

A partire dagli anni 1830-40 iniziò a svilupparsi la siderurgia. Vi erano altiforni per l’acciaio e la ghisa in Inghilterra, a Birmingham e Glasgow. In Germania cominciò la sua attività la famiglia Krupp, sfruttando il bacino della Ruhr. Ben presto gli altiforni a legna furono sostituiti con quelli a coke. Si sviluppò quindi l’industria chimica, soprattutto per produrre concimi e colori artificiali, nonché lo zucchero.

Fondamentale fu il supporto fornito alle industrie da nuove ed efficaci reti di trasporto. Mettendo a frutto l’invenzione del treno, nel quale ebbero una parte decisiva gli inglesi George e Robert Stephenson, si costruirono le prime ferrovie, che nel 1850 si estendevano già per 38.000 chilometri: di questi, 14.000 erano negli USA e 11.000 in Gran Bretagna.

Iniziò a diffondersi la navigazione a vapore (nel 1807 l’americano Robert Fulton costruì il vaporetto Clermont). Per comunicare a distanza lo statunitense Samuel Morse nel 1844 perfezionò il telegrafo.

Le banche seppero adeguarsi, garantendo alle imprese la possibilità di ottenere capitali in prestito. Accanto alle banche pubbliche si svilupparono quelle private.

 

La Rivoluzione industriale: le trasformazioni sociali

La Prima Rivoluzione Industriale se, da un lato, fu un fattore determinante dell’eccezionale rapidità del progresso economico della Gran Bretagna, dall’altro ebbe anche pesanti e dolorose conseguenze sociali e politiche a causa delle misere condizioni in cui viveva il proletariato. Il proletariato lavorava in locali inadatti e malsani ed alloggiava in veri e propri tuguri.

Veniva fatto un larghissimo impiego di donne e fanciulli. Gli orari di lavoro raggiungevano anche le 80 ore settimanali e i salari erano mantenuti a livello di pura sussisenza.

L’ampio uso delle macchine, favorendo il rapido aumento della produzione, portava frequentemente a un eccesso dell’offerta sulla domanda con conseguenti crisi e disoccupazione. Si verificavano così vere e proprie ribellioni degli operai contro le macchine che in esse vedevano la causa della propria miseria (per un approfondimento leggi Luddismo: movimento di protesta operaia).

Le prime manifestazioni di protesta furono violente e disorganizzate. Gradatamente tuttavia anche le organizzazioni di lavoro (trade unions) – impegnate nella lotta per il miglioramento dei salari e la riduzione della giornata lavorativa – ottennero diritto di esistenza mentre venivano approvate leggi che regolavano il lavoro (soprattutto delle donne e dei bambini) e la sicurezza dei lavoratori nelle fabbriche.

 

La Rivoluzione industriale: dalla Gran Bretagna a tutta l’Europa

Nel corso dell’Ottocento questa Prima Rivoluzione Industriale interessò altri Paesi dell’Europa nord-occidentale, come il Belgio, la Francia e la Germania.
L’Europa mediterranea, povera di risorse del sottosuolo, rimase una realtà a economia prevalentemente agricola fino agli anni Cinquanta del Novecento, nonostante la presenza di alcuni importanti nuclei industriali.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si verifcò una nuova fase del processo di industrializzazione, chiamata Seconda Rivoluzione.