Primo Novecento, 1901-1918, storia e letteratura

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Il Primo Novecento in storia e letteratura riassunto

Primo Novecento: storia

Superato il difficile momento della “grande depressione”, che tra il 1873 e il 1895 aveva causato una grave crisi economica, la produzione ricominciò a crescere.

Gli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento furono infatti caratterizzati da un aumento del benessere, in particolare per le classi borghesi, e da una relativa pace tra gli Stati europei. Per questo motivo gli storici chiamano questo periodo con il termine francese di Belle Époque, cioè “epoca felice” (per un approfondimento leggi La Belle Époque, 1880-1914 riassunto).

In questi anni nacquero i grandi magazzini e la pubblicità; si diffusero i caffé-concerto, cioè locali dove si poteva bere ascoltando musica; furono allestite grandi esposizioni universali in cui erano messe in mostra le ultime innovazioni della tecnica e la migliore produzione industriale e artigianale.

Nacque una nuova tendenza artistica, il Liberty, che si espresse soprattutto attraverso le arti figurative e gli oggetti d’arredo; infine, comparvero due arti che avrebbero avuto nei decenni successivi grande importanza: il cinema e il fumetto.

Nel Primo Novecento il Nord dell’Italia si avvia a un lento processo di industrializzazione che comporta alcuni nuovi fenomeni sociali, come l’emigrazione dal Sud della penisola e la formazione di grandi agglomerati urbani.

Tuttavia la modernizzazione dell’economia non è sufficiente a risolvere i problemi legati all’occupazione e molti italiani sono costretti ad emigrare all’estero. (Per un approfondimento leggi Gli Italiani nell’Italia unita clicca qui).

Di fronte a questa situazione viene intrapresa la politica coloniale italiana, che porta alla conquista della Libia (1911-12).

Tra il 1903 e il 1914 la scena politica è dominata dalla figura di Giovanni Giolitti. Questi è l’esponente della corrente dei liberali che tenta di risolvere i gravi conflitti sociali attraverso una serie di provvedimenti volti a migliorare l’amministrazione pubblica e soddisfare le richieste dei lavoratori. Egli affermò il diritto inalienabile dei lavoratori ad avere le proprie associazioni sindacali; sostenne che esse erano un elemento essenziale del progresso non solo sociale, ma anche economico del Paese. Ciò permise nel 1906 la nascita della Cgl (Confederazione generale del lavoro); a questa, nel 1910, i “padroni” risposero costituendo la Confindustria (Confederazione italiana dell’industria).

I governi di Giolitti attuarono numerose importanti riforme (per esempio la conversione delle ferrovie – che erano private e quasi tutte in mano a capitalisti francesi e inglesi – in Ferrovie dello Stato); decisero interventi speciali a favore dell’industrializzazione del Mezzogiorno (provvedimenti a favore della Basilicata; l’industrializzazione di Napoli con la costruzione di Bagnoli; la costruzione dell’acquedotto pugliese). Nel 1912, infine, Giolitti realizzò la più importante riforma in direzione del progresso politico e sociale istituendo il suffragio universale maschile.

La sua politica di accordo tra i partiti fallisce in seguito alle resistenze dei conservatori di fronte al cosiddetto “patto Gentiloni”, che di fatto sancisce l’ingresso delle forze cattoliche nel confronto elettorale.

Nel frattempo la tensione accumulata nei rapporti internazionali esplose con la Prima guerra mondiale. l’Italia decise di partecipare a partire dal 1915, dopo un lungo dibattito tra neutralisti e interventisti.

L’esperienza della guerra fu traumatica per l’esercito italiano. Privo di risorse adeguate e di preparazione, dovette persino ricorrere negli ultimi mesi, per fronteggiare gli eserciti nemici, alla leva dei “ragazzi del ’99”, poco più che adolescenti.

Il Primo Novecento: letteratura

Nella letteratura del Primo Novecento si allentano i confini tra la poesia e la prosa. Il rinnovamento del romanzo si realizza grazie ai due maggiori autori del periodo, Luigi Pirandello e Italo Svevo. Il primo, oltre che di romanzi e novelle, fu autore di numerosi testi teatrali.

Nelle opere di Pirandello e di Svevo troviamo rappresentata la solitudine dell’uomo moderno, che ha perduto la fede nei valori della società romantica e positivistica e non ha più certezze, in un mondo sconvolto dalle guerre e umiliato dalle dittature.

Protagonista delle novelle e dei romanzi è spesso il ceto medio borghese, oggetto di approfondite analisi psicologiche. Si rinuncia alla narrazione dei fatti disposti in ordine cronologico e orientati verso una conclusione; fulcro della storia sono le riflessioni del protagonista, la descrizione degli stati d’animo di una vicenda psicologica tutta interiore.

La poesia è caratterizzata invece da numerose esperienze accomunate dalla volontà di abbandonare i temi tradizionali e le rigide forme metriche del passato, introducendo l’uso nascente del verso libero.

I Crepuscolari (Corazzini, Moretti e Gozzano) rifiutano il modello dannunziano solenne e prezioso; rivolgono l’attenzione agli aspetti più umili della realtà quotidiana, adeguando alle tematiche dimesse anche il linguaggio.

I Vociani (Rebora, Sbarbaro e Campana) conducono nei loro versi un profondo scavo interiore; esprimono la loro interiorità inquieta attraverso componimenti brevi e suggestivi (tendenza al “frammentismo”).

Il movimento più rilevante risulta essere il Futurismo, poiché si riconosce in un preciso programma e riesce in questo modo a raggiungere un’ampia diffusione in tutta Europa. Il suo fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, si propone la cancellazione completa e definitiva di tutte le esperienze culturali e artistiche del passato disarticolando la struttura logica della frase per giungere alle “parole in libertà”.

Il teatro ha grandi protagonisti sia fra gli autori sia fra i registi. Una svolta importante del secolo è l’avvento della figura del regista, a sostituire il capocomico come coordinatore dei vari aspetti dello spettacolo.

Fra i grandi rappresentanti del Primo Novecento ricordiamo soprattutto Luigi Pirandello (1867-1936), le cui opere sono ancora rappresentate in tutti i palcoscenici del mondo, e Bertolt Brecht (1898-1956), uno dei massimi autori e teorici teatrali.

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