Guido Gozzano: vita, opere, poetica, riassunto

Riassunto sulla vita, le opere e la poetica di Guido Gozzano, considerato il massimo esponente del Crepuscolarismo.

Guido Gozzano nacque a Torino, il 19 dicembre 1883 e qui morì di tubercolosi il 9 agosto 1916, a soli trentatré anni. Alla tubercolosi, che lo afflisse fin dal 1904, è collegato un viaggio in India nel 1912, intrapreso con la speranza di trovare nel clima di quel Paese un sollievo alla sua malattia.

Durante il suo soggiorno in India scrisse una serie di articoli, raccolti nel volume postumo Verso la cuna del mondo. Più importanti le sue raccolte di versi: La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911).

Con La via del rifugio (1907) Guido Gozzano aveva assunto una posizione di rottura nei confronti del dannunzianesimo (un’esperienza non solo letteraria ma di vita). Nei vari componimenti, ispirati per lo più a motivi occasionali dell’esperienza quotidiana, si intrecciano il sentimento della nostalgia e la disposizione a evadere dal presente e insieme la tendenza a scoprire i limiti, la convenzionalità, la vanità di sentimenti e di atteggiamenti delle creature e degli ambienti del passato fatto oggetto di rievocazione. Il linguaggio è semplice e quotidiano, quasi prosastico, un linguaggio aderente alle cose, e soprattutto sommesso e confidenziale.
Tra le liriche più belle e originali de La via del rifugio ricordiamo specialmente Le due strade e L’amica di nonna Speranza.

Ne Le due strade, Guido Gozzano rappresenta il contrasto fra due figure di amiche che s’incontrano, l’una già matura e prossima a sfiorire, l’altra nella piena esuberanza della sua giovinezza.

Ne L’amica di nonna Speranza, il poeta rievoca il ritorno di Speranza, appena uscita dal collegio, in compagnia dell’amica Carlotta. La rievocazione si svolge su un registro di affettuosa nostalgia e insieme di ironia (l’ironia gli permette di contemplare la realtà allontanandola da sé): ognuna insegue nell’anima il sogno del principe azzurro; quindi la banale conversazione con gli zii «di molto riguardo»; infine il romantico dialogo tra le due amiche in giardino al tramonto quando compare la luna.

Ma è la raccolta I colloqui (1911) l’opera maggiore di Gozzano. Ne I colloqui si riflette la condizione morale del poeta, risolta in situazione lirica. Nel rifiuto del presente, o meglio nell’incapacità di vivere, di integrarsi nella società contemporanea, nel senso della propria solitudine, il poeta si rifugia nel passato, in un passato non fatto di miti eroici, di eventi eccezionali, di scenari seducenti, bensì di piccole cose semplici, di ambienti tranquilli e sereni, di sentimenti schietti e ingenui, di sogni e ideali piuttosto convenzionali ma sufficienti a riempire una vita. Di fronte a quel passato Gozzano conserva una posizione di affettuosa simpatia e insieme di distacco: perciò all’evocazione si accompagna costantemente l’ironia che investe creature, ambienti, norme sociali, abitudini tradizionali. Un’ironia indulgente, talvolta pietosa e partecipe.

Tra i componimenti più famosi e significativi de I colloqui ricordiamo La signorina Felicita ovvero la felicità ritenuto il capolavoro di Guido Gozzano.

Quanto allo stile di Gozzano, Eugenio Montale dice che Gozzano fu «il primo che abbia dato scintille facendo cozzare l’aulico col prosaico». Infatti il linguaggio gozzoniano, nella sua apparente semplicità e quotidianità, non è scialbo come quello di altri crepuscolari, ma costituito da un ricco impasto di vocaboli tratti dalla tradizione antica e moderna e dal lessico comune, dialettale, tecnico e straniero, con accostamento quindi di vari piani linguistici.

Quanto alla metrica, Gozzano predilesse le forme chiuse, classiche, a differenza degli altri crepuscolari.