Corrispondenze di Baudelaire, parafrasi e analisi

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corrispondenze di baudelaire
Ritratto di Charles Baudelaire di Gustave Courbet

Corrispondenze di Baudelaire

Corrispondenze, da I Fiori del Male, 1861, di Charles Baudelaire. Vi diamo la parafrasi della poesia-manifesto del Simbolismo e l’analisi del testo poetico (nella traduzione di Attilio Bertolucci).

Corrispondenze di Baudelaire – testo poetico (traduzione di Attilio Bertolucci)

La Natura è un tempio ove pilastri viventi
lasciano sfuggire a tratti confuse parole;
l’uomo vi attraversa foreste di simboli,
che l’osservano con sguardi familiari.

Come lunghi echi che da lungi si confondono
in una tenebrosa e profonda unità,
vasta come la notte e il chiarore del giorno,
profumi, colori e suoni si rispondono.

Vi sono profumi freschi come carni di bimbo,
dolci come òboi, verdi come i prati,
– altri, corrotti, ricchi e trionfanti,

che posseggono il respiro delle cose infinite,
come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso;
e cantano i moti dell’anima  e dei sensi.

Corrispondenze di Baudelaire – parafrasi

La Natura è simile a un tempio, in cui le colonne che vivono (gli alberi) sussurrano a volte delle parole il cui significato non si comprende in modo chiaro e univoco; l’uomo si muove in mezzo a simboli inesplicabili e intricati come vere foreste, che intanto lo osservano a loro volta con sguardi familiari.

Profumi, colori, suoni si collegano tra di loro come fossero dei lunghi echi che da distanze immense si rispondono, confondendosi però poi in una unità profonda e così vasta e intensa da sembrare notte.

Ci sono profumi freschi come la pelle di un bambino, dolci come il suono di un oboe, verdi come prati; altri profumi invece sono corrotti, ricchi, trionfanti, perché producono sensazioni molto più intense, come fossero il respiro dell’infinito e sono l’odore dell’ambra, del muschio, del benzoino: questi profumi esprimono efficacemente le passioni dell’animo e dei sensi.

Corrispondenze di Baudelaire – analisi del testo

Corrispondenze fa parte della prima sezione del libro I Fiori del Male, la più ampia, intitolata Spleen e ideale.

1-2 La Natura… parole: la Natura (da intendersi come la realtà che ci circonda e di cui noi, con i nostri sensi, siamo parte) è un luogo sacro, in cui tutte le cose parlano un loro linguaggio misterioso.
La realtà, secondo quanto dice il poeta, è il luogo in cui si entra in contatto con il mondo spirituale, con quella verità più profonda delle cose che va al di là del loro aspetto esteriore. Per indicare anche visivamente questa sacralità, il poeta usa la metafora del «tempio», che convenzionalmente indica il luogo dell’incontro con la divinità e quindi il luogo della comunicazione tra mondo materiale e mondo spirituale.

3-4 l’uomo… familiari: l’uomo trascorre la sua vita circondato da una trama di oggetti e di fenomeni che gli parlano con la loro presenza.
Il poeta ribadisce il concetto espresso nei versi precedenti, immettendo nello scenario naturale la figura dell’uomo che, elemento tra gli altri elementi, stabilisce con ciò che lo circonda un rapporto di reciproca compenetrazione e comunione.
L’immagine «foreste di simboli», che riprende la metafora «pilastri viventi» del v.1, crea un’atmosfera sospesa tra paura e meraviglia e contemporaneamente allude a quella risposta definitiva e chiarificatrice, che l’uomo aspetta e la Natura dal canto suo sembra a tutti i costi voler dare.

5-8 Come… rispondono: nella seconda quartina viene chiarito il significato del titolo del componimento: i profumi, i colori, i suoni si «rispondono» reciprocamente, e tutto ciò che esiste in Natura è legato da “corrispondenze”, compone cioè «una tenebrosa e profonda unità» («tenebrosa» è da intendersi come “misteriosa”). La sola chiave per decifrare un simile mistero è nelle parole, ed è data dall’artificio del poeta, dalla sua magia verbale.

9-14 Vi sono… dei sensi: le due terzine istituiscono associazioni e collegamenti arbitrari fra sensazioni appartenenti a sensi diversi: i campi sensoriali dell’olfatto e del tatto («freschi come carni di bimbo»), dell’udito («dolci come òboi»), della vista («verdi come prati») e ancora, più avanti, di nuovo l’olfatto («come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso»), stimolati soltanto dalla risonanza che i «profumi» suscitano nella fantasia del poeta.
Viene dunque largamente impiegata la sinestesia, cioè l’associazione di sensazioni appartenenti a sfere sensoriali diverse, fondendole in un’unica immagine.

È il poeta ad avere la facoltà di decifrare questi simboli occulti, grazie alla sua sensibilità privilegiata, alle sue prerogative di veggente. La poesia non si colloca più sul piano della comunicazione logica, ma agisce a livelli più profondi, evocando queste analogie misteriose. Il linguaggio poetico non deve quindi essere razionale, ma allusivo, deve mettere in comunicazione con ciò che è al di là delle apparenze. La poesia assume il valore di rivelazione del mistero, dell’ineffabile.

Per un approfondimento leggi Charles Baudelaire – vita, opere, poetica