I fiori del male, les fleurs du mal, riassunto e analisi

I Fiori del Male (Les Fleurs du Mal è il titolo originario), riassunto e analisi dell’opera più famosa di Charles Baudelaire

I Fiori del Male: edizioni e storia dell’opera

Charles Baudelaire pubblicò I Fiori del Male (Les Fleurs du Mal), la sua opera più importante, il 25 giugno 1857. Comprendeva cento poesie, distribuite in cinque sezioni: Spleen e ideale, I fiori del male, La rivolta, Il vino, La morte.

Il libro suscitò subito scandalo. La magistratura, che aveva appena colpito il capolavoro di Flaubert, il romanzo Madame Bovary, decretò:

  • il sequestro dell’opera;
  • la soppressione di sei poesie dichiarate «oscene e immorali»;
  • la condanna del poeta e dell’editore al pagamento di un’ammenda.

Dopo la condanna Baudelaire:

  • preparò una seconda edizione, nella quale le sei liriche condannate vennero sostituite da altre trentacinque;
  • aggiunse una nuova sezione centrale Quadri parigini (Tableaux parisiens);
  • cambiò l’ordine di alcune poesie in modo tale che l’insieme costituisse una sorta di percorso esistenziale del poeta.

Questa nuova edizione uscì nel 1861. Nel 1868, dopo la morte di Baudelaire, fu stampata una terza edizione, dal titolo Nouvelles fleurs du mal (Nuovi fiori del male) con l’aggiunta di poesie inedite o sparse su riviste.

I Fiori del Male: la struttura dell’opera

Il libro comincia con una poesia Al lettore. In essa l’autore si presenta come depositario dei vizi più abbietti e attribuisce provocatoriamente la medesima corruzione anche al lettore benpensante, che se ne ritiene immune.

Seguono le sei sezioni in cui vengono ripartite le poesie nell’edizione 1861.

La prima sezione, Spleen e ideale, esprime la vana tensione verso un ideale di bellezza e purezza come reazione allo spleen, uno stato di depressione e di disgusto per la vita.

Nei successivi Quadri parigini campeggia lo spettacolo squallido e alienante della metropoli moderna.

Le sezioni successive testimoniano la ricerca di un’evasione dallo spleen attraverso l’alcol e le droghe (Il vino), la sregolatezza dei sensi (I fiori del male), la scelta deliberata del Male (La rivolta). Esaurite tutte le possibilità, l’unica via d’uscita è la morte, che dà il titolo all’ultima sezione (La morte). La morte non è intesa come passaggio a un’altra vita, secondo la tradizione cristiana, ma come viaggio verso un mondo oscuro e ignoto nel disperato tentativo di trovare qualcosa di nuovo e di diverso dallo spleen.

I Fiori del Male: il titolo e gli aspetti formali dell’opera

Il titolo è un ossimoro perché associa i fiori, simbolo della bellezza nella tradizione letteraria, all’idea del male e del vizio. Il titolo riflette il carattere provocatorio della poesia baudelairiana, che si propone di «estrarre la bellezza dal Male», perché nel mondo contaminato della modernità e dominato dalla Noia (lo spleen) non sono più possibili evasioni all’interno della natura né riscatti attraverso l’amore. Il bisogno di purezza e di spiritualità, che pure il poeta avverte, è destinato a rimanere per sempre insoddisfatto e sconfitto dalla forza di attrazione del vizio e del male.

Il fiore è anche il simbolo dell’inutilità dell’arte. Come l’arte, il fiore non ha alcuna utilità pratica, ma vale per la sua assoluta bellezza. Nascono da questo i concetti de “l’art pour l’art”, ovvero l’arte fine a se stessa, come ricerca della bellezza e del piacere estetico, e quello di “poesia pura”, che rifiuta l’impegno politico e sociale e si propone autonoma da ogni condizionamento morale, libera nella sua soggettiva rappresentazione della realtà.

Quella di Baudelaire è dunque una poesia incentrata sul valore evocativo e allusivo della parola, su una attenta ricerca formale, sulla perfezione musicale dello stile.

Baudelaire si serve di un linguaggio simbolico ed evocativo, ricco di metafore e sinestesie, che eserciterà un’influenza enorme sulle poetiche successive.

Caratteristico de I Fiori del Male è inoltre l’uso del verso più classico della tradizione francese, l’alessandrino (in termini di metrica italiana corrisponde a un settenario doppio).

Per i suoi contenuti e per le soluzioni stilistiche adottate, quest’opera può essere considerta “il manifesto” della corrente poetica del Simbolismo, che ebbe importanti ripercussioni su tutta le letteratura del Novecento.