Il Decadentismo in Europa e in Italia, riassunto
Malinconia, Edvard Munch, olio su tela, 1894-1895

Si cominciò a parlare di Decadentismo dopo la pubblicazione di un sonetto di Paul Verlaine sulla rivista «Le Chat Noir» (Il gatto nero), nel maggio 1883. Esso iniziava con il verso «Je suis l’Empire à la fin de la décadence» (Io sono l’impero alla fine della decadenza). Vi affiorava il concetto che la nuova poesia rispecchiava la suggestiva condizione di una civiltà al tramonto; non era una poesia in decadenza, bensì l’espressione di una società in crisi.

I decadenti assumevano quindi una posizione di protesta e di rottura verso i miti, i valori e i costumi della borghesia ostentando un genere di vita disordinato e spregiudicato che voleva rispecchiare la loro aspirazione ad una esistenza assolutamente libera e indipendente, aliena dai compromessi, dalle regole e dalle norme degli uomini comuni, disposta a sperimentare tutti gli aspetti della realtà.

Il movimento decadente si riunì attorno alla rivista «Le Décadent», diretta da Anatole Baju nel 1886. Ma già due anni prima, nel 1884, era uscito il romanzo A rebours (Controcorrente) di Joris-Karl Huysmans. Il libro, fondato sulla convinzione della superiorità di una vita fondata sugli stimoli artificiali e sull’estetismo, divenne la bibbia del Decadentismo.

Controcorrente di Huysmans fece scuola, suggerendo esiti analoghi in Inghilterra e in Italia. La figura del dandy (personaggio eccentrico ed estetizzante) creata da Huysmans torna infatti nel romanzo di Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1890, e ne Il piacere di D’Annunzio, 1889.

Decadentismo europeo

Il Decadentismo dalla Francia si diffonde in tutta Europa fra il 1890 e i primi anni del nuovo secolo. Ne sono esponenti:

  • in Inghilterra, Walter Pater, teorico della religione dell’arte; il poeta Swinburne; il romanziere Oscar Wilde;
  • in Germania il poeta Stefan George;
  • in Austria il poeta Rilke e il drammaturgo e romanziere Hofmannsthal;
  • nel Belgio francese il poeta e drammaturgo Maeterlinck;
  • in Russia lo scrittore Solov’en;
  • in Italia gli autori più rappresentativi del Decadentismo sono i poeti Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio. I temi decadenti sono riconoscibili anche nelle opere di altre due grandi personalità letterarie, gli scrittori Italo Svevo e Luigi Pirandello.

Caratteristiche del Decadentismo

  • senso di crisi, di morte, di angoscia, di solitudine;

 

  • esaltazione della propria individualità, del proprio «io». Alla base del Decadentismo c’è una profonda crisi dei valori ottocenteschi. Essa si esprime, in alcuni casi, anche nella teoria del «superuomo», un ideale di uomo svincolato da ogni dovere morale, religioso e sociale, non più legato da vincoli di solidarietà nei confronti degli altri uomini, ma indifferente alla sorte altrui e chiuso in un sentimento di superiorità.
    Questa particolare esasperazione dell’individualismo costituirà la base ideologica delle future dittature in Europa: il fascismo, il nazismo e lo stalinismo. Al di sopra di ogni principio morale, alcuni artisti decadenti posero il valore della pura bellezza: è l’atteggiamento definito estetismo, che si traduce nella ricerca, anche disperata, della bella parola, della forma pura;

 

  • mancanza di fiducia nella ragione e nella scienza come strumenti di rielaborazione della realtà e, al contrario, la rivalutazione della componente irrazionale dell’uomo, della suggestione dei sensi e dell’istinto; sono esaltate le sensazioni, tanto più valide quanto più fuori dalla norma, originali e raffinate;

 

  • anche la natura è sentita come oscura, impenetrabile, misteriosa;

 

  • l’unico tramite tra la realtà e l’uomo è la poesia, a cui è attribuita la funzione di illuminazione e di rivelazione; il poeta è considerato come profeta e vate, cioè come colui che fra tutti gli uomini è in grado di cogliere il significato nascosto della realtà. Ne deriva che le parole poetiche non hanno più peso, diventano musica e i versi, svincolati da ogni regola metrica, sono rapidi, carichi di significato e di simbologie.

Decadentismo italiano

Il Decadentismo italiano fiorisce soprattutto nel quindicennio 1890-1905. Si afferma infatti a partire da Il piacere di D’Annunzio nel 1889 e da Myricae di Pascoli nel 1891; mentre la pubblicazione dell’Alcyone dannunziano nel 1903, dei Poemi conviviali di Pascoli nel 1904 e del romanzo Il Santo di Fogazzaro nel 1905 segnano il culmine ma anche la conclusione della parabola decadente.

Il Decadentismo italiano presenta caratteri specifici. Si differenzia da quello europeo per i suoi tratti spiccatamente umanistici e per il legame, ancora forte, con la tradizione classica. Di qui la ripresa da parte di Pascoli e di D’Annunzio di motivi tradizionali, quali quello del poeta-vate risorgimentale, e la tendenza a riproporre un ruolo protagonistico, anche in campo ideologico, della figura del poeta, che era invece improponibile nelle altre nazioni. Anche la capacità di approfondimento delle tematiche legate all’inconscio appare limitata.

Pascoli e D’Annunzio, pur molto diversi nelle loro manifestazioni artistiche, sono espressione di quest’epoca di crisi e della nuova concezione della poesia, vista come rivelazione dell’inconscio, dell’assoluto, del mistero che è la vita.

Il Decadentismo e Giovanni Pascoli

In Giovanni Pascoli si avverte sia la crisi del Positivismo sia la sofferenza interiore dell’uomo, dovuta alle tragedie familiari. Temi centrali e ricorrenti delle sue poesie sono il dolore e il significato della vita. Gli uomini appaiono al poeta come creature fragili, vittime di un destino sconosciuto, che li costringe a una vita difficile che forse non vale la pena di essere vissuta.

Il Decadentismo e Gabriele D’Annunzio

Gli aspetti del Decadentismo che si ritrovano in Gabriele D’Annunzio sono principalmente l’estetismo, la concezione del superuomo e il nazionalismo. È invece assente nelle sue opere il dramma della solitudine umana e dell’angoscia esistenziale; anzi, la solitudine dell’intellettuale è vissuta come un privilegio aristocratico di distacco dalle masse. Il poeta può influenzare gli altri, offrendo loro miti in cui credere e l’esempio di uno stile di vita che si pone al di fuori di ogni regola e di ogni convenzione.

D’Annunzio vuole attuare una vita inimitabile e affronta anche nella realtà gesta clamorose, come furono alcune sue imprese audaci durante la Prima guerra mondiale e l’occupazione della città di Fiume.

La poesia è concepita come creazione libera di pura bellezza, in contrasto con le «miserie» del Verismo; la ricerca della parola musicale e suggestiva diventa fondamentale per realizzare l’estetismo artistico.