Giovanni Pascoli biografia, opere, poetica

48850
Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli fotografato nella casa di campagna a Castelvecchio di Barga.

Chi è Giovanni Pascoli? Quali sono le sue raccolte poetiche e le poesie più belle? Quali i temi principali affrontati? Qual è il suo pensiero?

Qui di seguito troverete Giovanni Pascoli riassunto utile per lo studio e il ripasso.

Giovanni Pascoli biografia

Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855.
Quarto di dieci figli, trascorse un’infanzia serena nel paese natale, dove il padre Ruggero era amministratore di una tenuta dei principi di Torlonia.

Nel 1862 entrò nel collegio dei padri Scolopi di Urbino, dove compì gli studi elementari e medi. Quando Giovanni Pascoli aveva dodici anni, il 10 agosto 1867, il padre fu misteriosamente assassinato, forse per motivi di interesse legati alla sua professione, mentre ritornava a casa in calesse.

Negli anni successivi altri lutti familiari funestarono l’adolescenza del poeta: morirono infatti la madre, una sorella e due fratelli. Nonostante le difficoltà finanziarie e il disgregamento del nucleo familiare, egli riuscì a portare a termine brillantemente gli studi classici, ottenendo una borsa di studio che gli permise di iscriversi alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, dove fu allievo di Giosue Carducci.

Portati a termine con successo gli studi universitari, Giovanni Pascoli iniziò la carriera di insegnante di latino e greco nei licei di Matera, Massa e Livorno e poi nelle Università di Messina e di Pisa. Intanto cercava di ricostruire, almeno in parte, il nucleo familiare, chiamando a vivere con sé le sorelle Ida e Maria. Ma l’illusione di una ritrovata serenità familiare fu interrotta dal matrimonio di Ida, che il poeta percepì come un tradimento. Si stabilì così con la sorella Maria a Castelvecchio di Barga, presso Lucca. Qui, mentre continuava l’insegnamento universitario, si dedicò alla scrittura di opere in versi e di saggi di critica letteraria ma, soprattutto, all’osservazione della natura e alla direzione del lavoro dei campi della sua tenuta.

In questi ultimi anni la sua attività poetica si orientò verso poesie celebrative della grandezza d’Italia, e Pascoli divenne così il poeta ufficiale del regno, subentrando, anche in questo ruolo, al suo maestro Carducci.
Giovanni Pascoli morì a Bologna il 6 aprile 1912, all’età di 57 anni.

Giovanni Pascoli poesie

Tra le raccolte poetiche di Giovanni Pascoli vanno segnalate Myricae (1891), la prima e fondamentale, i Poemetti (1897) e i Canti di Castelvecchio (1903), opere in cui il sereno mondo della campagna, con i diversi fenomeni atmosferici e i ciclici lavori agresti, pullula di suggestioni, di memorie e di visioni.

Del suo interesse per le opere antiche, colte specialmente nei momenti di decadenza e di trapasso, testimoniano le poesie di Pascoli i Poemi Conviviali (1904) e i numerosi Carmina in latino (1891-1912), di cui molti composti per il Concorso di poesia latina dell’Accademia di Amsterdam, che vinse ripetutamente.

Anche le ultime raccolte – Odi e Inni (1906), le Canzoni di Re Enzio (1909), i Poemi Italici (1911), i Poemi del Risorgimento (1913, postumi) – manifestano, pure con i loro temi patriottici e celebrativi, la medesima attenzione per le epoche passate.

Oltre che poeta, Giovanni Pascoli fu anche prosatore. Tra le sue opere in prosa ricordiamo la riflessione sulla poesia intitolata Il fanciullino (1897, 1902), il discorso politico La grande proletaria s’è mossa (1911), pronunciato in occasione dell’impresa libica, che contiene confusi spunti socialisti accanto ad atteggiamenti nazionalistici e gli scritti, assai originali, di critica dantesca: Minerva oscura, Sotto il velame, La mirabile visione.

Giovanni Pascoli la poetica

Giovanni Pascoli insieme a Gabriele D’Annunzio è l’autore più rappresentativo del Decadentismo italiano.
Esprime la propria poetica ne Il fanciullino, pubblicato una prima volta nel 1897 e, nella redazione definitiva, nel 1902.
Nell’opera il poeta afferma che nell’intimo di ciascuno di noi è nascosta una parte infantile che ci rende capace di stupirci davanti alle piccole cose, ma che gli uomini soffocano e mettono a tacere quando prevale in essi la razionalità dell’età adulta. Il poeta, invece, lascia il fanciullino che ha in sé libero di osservare il mondo: solo così egli riesce a penetrare nel mistero delle cose e a cogliere nella complessa realtà che lo circonda gli aspetti più veri e profondi.

Nel mondo lirico di Pascoli domina la natura con tutte le sue creature: semplici e piccole cose (fiori, piante, oggetti quotidiani della vita dei campi) diventano nei suoi versi simboli di un universo misterioso, che soltanto il poeta può conoscere e indagare.

La poesia secondo Pascoli svolge anche una funzione sociale: rendendo gli uomini consapevoli del dolore dell’esistenza e della vanità di ogni sogno, essa «pone un soave e leggero freno all’instancabile desiderio, che ci fa perpetuamente correre con infelice ansia per la via della felicità» e, consolando dolcemente «le anime irrequiete», dispone gli uomini ad accontentarsi del proprio piccolo mondo. Pertanto la poesia contribuisce ad «abolire la lotta di classe e la guerra tra i popoli».

La poesia di Giovanni Pascoli, apparentemente semplice nella sua descrittività, è in realtà frutto di un attentissimo lavoro di ricerca lessicale e retorica. Egli usa un linguaggio estremamente preciso ( ad esempio, piante e fiori sono sempre indicati con una proprietà terminologica da esperto botanico) che a un’analisi attenta si rivela fortemente allusivo e suggestivo. Ricorre frequentemente alle figure retoriche e le sue soluzioni sintattiche e metriche risultano spesso innovative rispetto alla tradizione: cura in particolare gli effetti musicali di onomatopee e di pause improvvise.