il nazismo

Il Nazismo in Germania: la nascita e l’ascesa; i motivi del successo e le cause del consenso.

Il Nazismo in Germania: la nascita

Nella Germania della Repubblica di Weimar – prostrata moralmente ed economicamente dal Trattato di Versailles, dalla disoccupazione, dall’inflazione, dagli scontri fra gli operai e le destre – Adolf Hitler (di origine austriaca, aveva prestato servizio durante la Prima guerra mondiale nell’esercito tedesco col grado di caporale guadagnandosi alcune decorazioni al valore) fondò le SA – una robusta organizzazione armata comandata dal capitano dell’esercito Ernst Röhm – con le quali organizzò un colpo di Stato: il Putsch di Monaco attuato tra l’8 e il 9 novembre 1923.

Scoperto e messo in prigione, Adolf Hitler scrisse un libro Mein Kampf (La mia battaglia) in cui proclamava la sua missione: affermare la superiorità della razza ariana e in particolare dei Tedeschi e purificarla dagli Ebrei, abbattere la democrazia e creare una società nuova (“Nuovo Ordine”).

Uscito dal carcere (era stato condannato a cinque anni di reclusione nel carcere di Landsberg ma ne uscì meno di un anno dopo in seguito ad amnistia) fondò il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (Nsdap) o nazista.

Nel 1930 si presentò alle elezioni e ottenne un clamoroso successo grazie a un programma articolato su alcune parole d’ordine di grande efficacia propagandistica:

  • annientamento del pericolo bolscevico;
  • annullamento del Trattato di Versailles;
  • abbattimento della disoccupazione e lavoro per tutti;
  • esaltazione della nazione tedesca;
  • difesa della razza ariana contro quella ebraico-semitica. Quest’ultimo punto si accompagnava alla proclamazione della superiorità degli ariani su tutte le altre razze e dei Tedeschi su tutti gli altri ariani.

Nel 1932 le file del Partito nazista si erano ulteriormente ingrossate. Tra il 1932 e il 1933 i socialdemocratici persero la maggioranza in Parlamento e i Tedeschi dovettero tornare tre volte alle urne. In queste votazioni il Partito nazista si affermò come il primo partito tedesco e i gruppi conservatori si convinsero che senza di esso era impossibile governare. Di conseguenza, il 29 gennaio 1933 il presidente della Repubblica Paul Hindenburg nominò Adolf Hitler cancelliere, cioè capo del governo.

Il Nazismo in Germania: l’ascesa

A neppure un mese di distanza dalla nomina di Hitler a cancelliere, il 27 febbraio 1933 avvenne l’incendio del Reichstag, la sede del Parlamento. Il fuoco fu probabilmente appiccato dai nazisti stessi, ma la polizia indicò come colpevole un comunista. Lo sdegno che pervase la nazione nel vedere attaccato il massimo simbolo della sua vita politica fornì al cancelliere Hitler l’occasione per:

  1. scatenare in tutto il Paese la caccia ai comunisti, che furono rinchiusi nei lager;
  2. dichiarare la fine dell’attività parlamentare;
  3. varare le Leggi eccezionali che “nazificarono” la Germania smantellandone tutte le istituzioni democratiche e trasformandola in uno stato totalitario:
  • i sindacati furono sostituiti da un Fronte del lavoro simile alle corporazioni introdotte in Italia da Mussolini;
  • il Partito nazista divenne il partito unico;
  • fu imposta la censura, che pose fine alla libertà di stampa;
  • furono creati due corpi di polizia: quello militare delle SS (“Squadre di difesa”), composto da 60.000 guardie personali di Hitler a lui fanaticamente devote, e quello civile della Gestapo, la polizia segreta che obbediva alle SS e ne eseguiva gli ordini. Entrambe ebbero potere di vita e di morte su tutti i Tedeschi e, nel giro di pochi mesi, uccisero o internarono nei lager anche i dirigenti socialdemocratici e altri oppositori.

A Hitler servirono pochi mesi per fare ciò che Mussolini aveva realizzato in diversi anni. Di fronte a lui però restava ancora un ostacolo: l’ala estremista del nazismo rappresentata dalle SA di Ernst Röhm, che, se in un primo momento avevano aiutato e sostenuto Hitler nell’ascesa al potere, ora stavano acquisendo progressivamente potere diventando per Hitler una minaccia. Röhm e il suo Stato maggiore furono accusati di un immaginario complotto contro il governo e nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio 1934 – passata alla storia come La notte del lunghi coltelli – le SS e la Gestapo su ordine di Hitler uccisero circa 200 persone.

Il 2 agosto 1934 muore il Capo dello Stato Paul Hindenburg. Hitler dichiarò permanentemente vacante la carica di presidente del Reich, fondendola di fatto con quella di cancelliere, sotto il titolo di Führer und Reichskanzier (Führer e cancelliere del Reich). Hitler proclamò la fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich, il Terzo Impero, che si legava idealmente al Sacro romano impero fondato nel Medioevo da Carlo Magno, e al Secondo Reich fondato da Guglielmo I nel 1870 dopo la vittoria nella guerra franco prussiana.

Hitler si propose all’opinione pubblica nazionale e mondiale come un capo forte, ma moderato, e un uomo di pace. Grazie a questa finzione ottenne dagli Alleati la sospensione del pagamento dei danni di guerra, il che gli procurò l’idolatria delle folle, e si assicurò enormi prestiti dalle banche estere, entusiaste di questa Germania priva di scioperi e piena di ottimismo. Ciò gli permise di varare colossali opere pubbliche e di mettere in grado le industrie di produrre a pieno ritmo (e nessuno fece caso al fatto che le fabbriche non costruivano solo camion e biciclette ma anche fucili, carri armati, sommergibili). La disoccupazione fu così sostituita dalla piena occupazione.
Hitler non aumentò i salari, però costrinse gli imprenditori a rendere più salubri le fabbriche e più accogliente l’ambiente di lavoro; concesse agli operai una serie di sconti e di facilitazioni; si poteva andare all’opera, viaggiare in treno a poco prezzo, e perfino iscrivere i figli all’università. Hitler guadagnava così anche il consenso del proletariato, convertendo la maggioranza dei socialisti al nazismo.

Nel 1935 Hitler diede inizio alla parte irrinunciabile del suo programma. Il 15 settembre promulgò le leggi razziali, note come Leggi di Norimberga, dalla città da cui furono emanate (per un approfondimento leggi 1935, Hitler promulga le leggi di Norimberga clicca qui).

Il 1938 fu l’anno della svolta. Hitler si tolse la maschera “moderata” e ordinò alle SS di organizzare una colossale manifestazione antiebraica. In tutta la Germania i negozi degli ebrei furono assaliti e le loro vetrine mandate in frantumi: è “la notte dei cristalli”, così chiamata per via delle molte vetrine infrante dalla furia dei dimostranti (per un approfondimento leggi La notte dei cristalli clicca qui).

Intanto il controllo delle due polizie politiche veniva esteso all’intera popolazione e in tutta la Germania fu instaurato il regime del terrore. Le SS e la Gestapo cominciarono a irrompere nelle case dei “buoni cittadini tedeschi” alla ricerca di materiale sospetto; i bambini, inquadrati in organizzazioni paramilitari e indottrinati al culto del Führer, venivano interrogati per scoprire se i loro genitori erano davvero sudditi fedeli del Reich e spesso li denunciavano.

Sul piano della politica estera, già due anni prima Hitler aveva avuto l’occasione di sperimentare la sua forza militare. Fra il 1936 e il 1939, infatti, si svolse la guerra di Spagna, una guerra civile nella quale il Führer e Mussolini offrirono il loro aiuto militare favorendo la vittoria di Francisco Franco.
In quegli anni Hitler rese finalmente noti i suoi veri obiettivi: creare la Grande Germania (cioè annettere tutti i popoli di lingua tedesca) e realizzare la teoria dello spazio vitale (ossia l’espansione a est e la sottomissione degli Slavi).

Non vi fu durante il nazismo alcuna forma di opposizione politica. La Chiesa cattolica e quelle luterane finirono con l’adattarsi al regime. Tale consenso ebbe varie cause: i successi in politica estera; la ripresa economica; il raggiungimento della piena occupazione e il miglioramento dei servizi sociali; ma anche l’uso molto abile che il nazismo seppe fare delle cerimonie pubbliche e dei mezzi di comunicazione di massa.