La Repubblica di Weimar, proclamata il 9 novembre 1918, fu il sistema politico democratico che governò la Germania dopo la sua sconfitta nella Prima guerra mondiale e la caduta dell’Impero tedesco guidato da Guglielmo II, che abdicò nel 1918. Prese il nome dalla città di Weimar, dove nel 1919 si riunì l’Assemblea Costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione.
La Repubblica di Weimar si trovò da subito ad affrontare enormi problemi economici, che, uniti a una struttura politica instabile con frequenti cambi di governo e una debole coesione sociale, la resero vulnerabile a movimenti estremisti che la portarono a cadere nel 1933 con la nomina di Hitler a Cancelliere della Germania.
La Costituzione di Weimar e le difficoltà economiche da affrontare
La Repubblica di Weimar fu caratterizzata da una Costituzione avanzata per l’epoca, che prevedeva il suffragio universale sia maschile che femminile, riconosceva diritti sociali come l’accesso alla sanità e il sostegno in caso di disoccupazione, stabiliva l’elezione diretta del Presidente e la responsabilità del Governo di fronte al Parlamento.
Tuttavia, il nuovo Stato mostrò subito segni di debolezza. Si era infatti determinata una pesante crisi economica con il crollo della moneta e una forte disoccupazione. A questa situazione si aggiungeva il malcontento per la sconfitta e per le dure condizioni di pace stabilite nel Trattato di Versailles. Ad esempio la perdita di territori tedeschi ceduti a Polonia, Cecoslovacchia e Repubbliche baltiche; l’occupazione, da parte della Francia e del Belgio, a partire dal 1923, della ricca regione industriale della Ruhr, regione vitale per l’economia tedesca. Vi furono tentativi insurrezionali da parte dell’estrema sinistra e dell’estrema destra (Putsch di Monaco, novembre 1923) con l’obiettivo di abbattere la repubblica.
La stabilizzazione, il piano Dawes e il piano Young
A partire dall’estate 1923 il governo presieduto da Gustav Stresemann avviò una politica di stabilizzazione monetaria e di riconciliazione con la Francia.
Grazie al piano Dawes del 1924, la Germania poté fruire di prestiti internazionali – soprattutto statunitensi – che le avrebbero consentito una rapida ripresa economica.
Con il piano Dawes iniziava una fase di distensione, confermata dagli accordi di Locarno del 1925, che normalizzavano i rapporti franco-tedeschi.
Nel 1926 la Germania fu ammessa alla Società delle Nazioni e, due anni dopo, i rappresentanti di quindici stati, fra cui Germania e Unione Sovietica, firmarono un patto con cui si impegnavano a rinunciare alla guerra come mezzo per risolvere le controversie (patto Briand-Kellog).
Nel 1929 il piano Young, che sostituì il piano Dawes, ridusse ulteriormente l’entità delle riparazioni tedesche e ne graduò il pagamento in sessant’anni.
La crisi del 1929 fa ripiombare la Germania nella miseria
Questa stagione di concordia, tuttavia, si interruppe bruscamente in coincidenza con il crollo della borsa di New York, che causò una crisi economica mondiale.
In Germania le conseguenze della crisi si fecero sentire più che in ogni altro Stato europeo, a causa della stretta integrazione fra l’economia statunitense e quella tedesca, ancora gravata dall’onere delle riparazioni.
La crisi mise in gravi difficoltà il governo di coalizione allora guidato dai socialdemocratici, provocando un dissenso insanabile fra il partito socialdemocratico e i partiti di centro-destra circa il destino dei servizi sociali statali, che i moderati volevano ridimensionare sensibilmente.
Nel marzo 1930 la guida del governo passò al leader del Centro cattolico Heinrich Brüning, che attuò una severissima politica di sacrifici, anche allo scopo di rivelare al mondo l’intollerabile onere che la Germania era condannata a sopportare per tenere fede all’obbligo delle riparazioni.
Lo scopo fu in parte raggiunto nel 1932 quando una conferenza internazionale ridusse sensibilmente l’entità delle riparazioni e ne sospese il versamento per tre anni (trascorsi i quali, comunque, i pagamenti non furono mai ripresi). Ma intanto la politica di Brüning aveva prodotto ben più tragici risultati: 6 milioni di lavoratori disoccupati e il movimento nazionalsocialista, in rapida ascesa, seppe sfruttare abilmente il disagio e il risentimento largamente diffusi nella popolazione.
La nomina di Hitler a Cancelliere e la fine della Repubblica di Weimar
Tra il 1932 e il 1933 i socialdemocratici persero la maggioranza in Parlamento e i Tedeschi dovettero tornare tre volte alle urne. In queste votazioni il Partito Nazionalsocialista si affermò come primo partito tedesco.
Il 30 gennaio 1933 il Presidente dell Repubblica Paul Hindenburg nominò Adolf Hitler Cancelliere, cioè Capo del Governo.
Il 2 agosto 1934 Paul Hindenburg morì. Hitler dichiarò vacante la carica di Presidente del Reich, fondendola di fatto con quella di Cancelliere. Hitler proclamò la fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich.

