La tratta degli schiavi africani
La tratta degli schiavi africani.

La tratta degli schiavi africani, che ebbe come bacino di rifornimento l’Africa centro-occidentale (lo stesso al quale avevano attinto per secoli gli arabi) nacque dopo la scoperta dell’America e la conquista delle colonie. Divenne allora necessario agli europei colonizzatori importare in America manodopera a basso costo.

In Africa la schiavitù era un’istituzione consolidata e con salde radici nell’organizzazione sociale, dunque preesistente all’arrivo degli europei. Individui e gruppi potevano ritrovarsi in condizioni di schiavitù soprattutto in seguito a guerre tra Stati locali, villaggi o singoli clan, ma anche per altre cause: rapimenti e razzie, punizione di reati, infrazioni gravi a regole del diritto consuetudinario, debiti.
I negrieri bianchi non erano fuorilegge o gentaglia ai margini della società, ma rispettabilissimi borghesi o membri di antiche famiglie nobili, accomunati dal fatto di essere molto ricchi. Una spedizione, infatti, poteva durare anche due anni e la cifra investita, irrisoria rispetto al profitto ma piuttosto alta in assoluto, fruttava in tempi molto lunghi e comportava dei rischi: il 15-20% delle imprese non andava  a buon fine.

La schiavitù, che era sempre esistita, persino ai tempi dei civilissimi Greci e Romani (leggi qui schiavi romani) non era condannata dalla Chiesa. Avere sottratto il traffico ai mercanti arabi, secondo i “timorati” borghesi europei, portava semmai un vantaggio agli africani: ora essi erano in mano a “gente civile” che li avrebbe convertiti al cristianesimo e li avrebbe messo in contatto con una “civiltà superiore”.
I negrieri bianchi comunque non erano coinvolti di norma nella cattura diretta, ma si rifornivano presso i mercanti locali, che assecondarono la crescente domanda europea con un progressivo incremento dell’offerta.

Se l’Africa forniva schiavi in abbondanza, sull’Europa ricadeva l’organizzazione del commercio atlantico  e della tratta. Stati e porti diversi si alternarono sulla scena a seconda dei periodi: all’inizio i più attivi furono prevalentemente quelli della penisola iberica, ma nel corso del XVII secolo si assiste a una progressiva ascesa delle nazioni del Nord Europa. I principali protagonisti della tratta diventarono i Paesi Bassi, la Gran Bretagna (con navi negriere in partenza dai porti di Liverpool, Bristol e Londra) e la Francia (lo scalo più attivo fu Nantes, seguito dai porti di Bordeaux, Le Havre e La Rochelle). Anche la Danimarca, proprietaria di piantagioni nelle Antille, prese parte alla tratta. Le loro rotte costituirono il cosiddetto commercio triangolare, il cui elemento portante per circa quattro secoli fu la domanda europea di zucchero, cotone e altri prodotti di piantagione, e che collegava le economie di tre continenti attraverso un percorso che può essere schematicamente riassunto in tre tappe:

1. le navi lasciavano i porti dell’Europa alla volta dell’Africa con beni e mercanzie utili all’acquisto degli schiavi (armi, polvere da sparo, tessuti, perle, rum);
2. ultimato il carico di schiavi lungo le coste africane, le navi facevano rotta per il Brasile o i Caraibi, dove gli schiavi finivano a lavorare nelle piantagioni;
3. dall’America le navi salpavano alla volta dell’Europa, riportando prodotti di piantagione (zucchero, caffè, cotone, tabacco, riso).

Gli schiavi venivano stipati sul ponte inferiore delle navi in spazi alti tra gli 80 e i 120 centimetri. I sorveglianti li spogliavano, li rasavano a zero perché non si coprissero di parassiti, li marchiavano a fuoco su una spalla, poi li incatenavano, li facevano sdraiare a terra e li incastravano l’uno accanto all’altro. Due volte a settimana venivano trascinati in coperta e lavati con secchiate d’acqua. Poi erano costretti a danzare perché i loro muscoli non si indebolissero. Il pasto consisteva in una zuppa di riso e fave, accompagnata ogni tanto da rum allungato con l’acqua. Erano tanti a morire durante il viaggio tra malattie come lo scorbuto e la dissenteria e spietate repressioni dopo le rivolte. Arrivati in America, li aspettavano i mercati degli schiavi, in cui venivano venduti per la seconda volta come bestie, e poi il lavoro nelle piantagioni. In quelle di zucchero, la vita media era di 10 anni. Ma questo non rendeva meno amara la cioccolata che le dame europee gustavano per essere alla moda.

Il 2 marzo 1807 il Congresso degli Stati Uniti d’America vietò l’importazione di schiavi all’interno della giurisdizione degli Stati Uniti.

Il 18 dicembre 1865, conclusa la guerra di secessione (1861-1865), il governo degli Stati Uniti d’America decretò la fine della schiavitù in tutta la nazione con l’approvazione del XIII emendamento alla Costituzione americana voluto da Abramo Lincoln (1809-1865), 16° presidente degli Stati Uniti d’America.