Cristianesimo: origine, diffusione, persecuzioni

Cristianesimo: origine

Il Cristianesimo trae origine dalla predicazione di Gesù di Nazareth. La prima fase della sua predicazione si svolge in Galilea, la regione settentrionale della Palestina dove Gesù è nato. Qui egli recluta i primi discepoli. Quindi si trasferisce a Gerusalemme.

La parola del Cristo o Messia (il greco Christòs corrisponde appunto all’ebraico Mashiah), accompagnata da guarigioni miracolose e da altri prodigi, suscita, anche a Gerusalemme, l’entusiasmo popolare; provoca però al tempo stesso il risentimento delle due sètte più importanti, i Farisei e i Sadducei.

Scandalizza, in particolare, il fatto che Gesù proclami l’esigenza di allontanarsi dalle osservazioni rituali e dal rispetto letterale della Legge, per raggiungere una perfezione morale intima, che si manifesta nell’amore di Dio e del prossimo.

Suscita inoltre scalpore, soprattutto tra i Sadducei, il fatto che egli si rivolga in primo luogo ai poveri e ai diseredati e che li consideri più vicini a Dio dei ricchi.

Si diffonde allora il timore di agitazioni sociali. La classe dirigente giudaica, d’intesa con l’autorità romana, decide quindi d’intervenire. Gesù è dunque arrestato e giudicato dal Sinedrio e dal prefetto Ponzio Pilato. È messo poi a morte con il supplizio della crocifissione.

Diffusione

Dopo la morte di Gesù, gli apostoli diffondono la nuova religione, prima in Asia Minore e in Africa, poi anche a Roma. Essi predicano che Dio si è incarnato in Gesù di Nazareth, il Messia, e che questi è risorto e apparso di nuovo ai suoi discepoli.

Intorno al 60 d.C., nonostante le persecuzioni attuate dalle autorità religiose ebraiche, comunità di cristiani, che praticano la loro fede in segreto, si sono oramai radicate in tutto l’Oriente romano e nella capitale. Queste comunità sono ancora immerse nell’ambito del giudaismo. Almeno fino alla metà del II secolo d.C. è difficile quindi parlare del cristianesimo come di una religione organizzata e autonoma rispetto a quella ebraica.

A distinguere i Cristiani dagli altri Giudei è il fatto che essi identificano in Gesù Cristo il Messia anonimo atteso dalla religione giudaica. La separazione del cristianesimo dal giudaismo rappresenta un’evoluzione successiva ed è soprattutto opera di Paolo di Tarso, il padre della teologia cristiana.

L’importanza di Paolo di Tarso nella diffusione del Cristianesimo

L’importanza di Paolo di Tarso nella diffusione del cristianesimo è enorme. Egli non si limita a sostenere la necessità di diffondere la nuova fede tra i pagani. Predica anche un messaggio privo di osservanze rituali: quell’insieme di divieti e prescrizioni che rientrano nella tradizione giudaica, estranei invece alla cultura greco-romana. In primo luogo ci si riferisce alla circoncisione e all’astinenza assoluta da alcuni cibi, come la carne di maiale, un genere fondamentale nell’alimentazione romana.

Il trionfo del Cristianesimo sul Giudiaismo

Per circa tre secoli dopo la morte di Cristo, giudaismo e cristianesimo operano in reciproca concorrenza alla conquista delle anime pagane.

Il cristianesimo alla fine però prevale con un successo schiacciante, determinato anzitutto dal suo carattere universalistico. Predicando infatti l’uguaglianza di tutti gli esseri umani di fronte a Dio, il nuovo messaggio non  privilegia un popolo “eletto”, ma si rivolge a tutti gli uomini (è abbandonata quindi la visione nazionalistica dell’ebraismo).

Molto importante è anche il fatto che per il cristianesimo, a differenza del giudaismo, il Messia è già apparso e le speranze di salvezza a esso collegate appaiano quindi meno remote.

Nelle prime comunità cristiane l’aspetto fondamentale del culto è la preghiera in comune che si svolge nelle abitazioni private dei fedeli.

Il tipico edificio cultuale cristiano, la basilica (modellata architettonicamente sulla basilica civile dei Romani), è infatti una creazione più tarda, che si diffonde dal IV secolo d.C. in poi.

Nella vita religiosa di alcune comunità cristiane hanno poi grande importanza anche le necropoli sotterranee, note con il nome di catacombe.

Persecuzioni

Offrendosi ai più umili come rifugio contro la sofferenza, le ingiustizie e le prevaricazioni, il cristianesimo continua a far proseliti fra gli strati più poveri della popolazione. Ma anche tra i ceti più colti la nuova dottrina non tarda a propagarsi. Vari esponenti del ceto medio e anche numerosi aristocratici, insoddisfatti dei culti tradizionali, iniziano a guardare con favore a una religione più intensamente sentita e praticata.

Il cristianesimo inizia così a preoccupare l’autorità imperiale perché appare come un fenomeno infiltrato in tutto il tessuto sociale.

Nonostante la tolleranza dei romani in materia religiosa, molti princìpi cristiani sono potenzialmente in contrasto con la mentalità corrente e con il potere:

  • l’affermata eguaglianza tra gli uomini, liberi e schiavi, ricchi e poveri, alleati e nemici;
  • la priorità dei valori dello spirito rispetto a quelli materiali, e quindi dell’autorità spirituale su quella politica;
  • il rifiuto di adorare l’imperatore come un dio.

I cristiani appaiono perciò sudditi inaffidabili e pericolosi e diventano un facile capro espiatorio per ogni difficoltà o evento funesto. Oltretutto, sono a lungo confusi con gli ebrei, anch’essi malvisti a causa del loro monoteismo; e come nel caso degli ebrei, il raccogliersi dei cristiani in comunità separate e legate da una forte identità desta sospetto e diffidenza. Nascono da qui le prime persecuzioni, come quella che scatena Nerone in conseguenza dell’incendio di Roma nel 64.

Agli inizi del II sec. d.C. l’ampia diffusione del cristianesimo nelle province orientali è testimoniata dal carteggio tra l’imperatore Traiano e il governatore di Bitinia Plinio il Giovane: emerge chiaramente il dramma delle persecuzioni (per un approfondimento leggi Persecuzione dei cristiani nell’Impero romano).