Busto di Nerone, Museo Capitolino, Roma
Busto di Nerone, Museo Capitolino, Roma.

Lucio Domizio Enobardo Nerone (15 dicembre 37 d.C. – 9 giugno 68 d.C.) fu l’ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia (14-68 d.C.).

Nerone salì al potere a soli 17 anni, dopo la morte dell’imperatore Claudio, suo padre adottivo. Agrippina (sorella dell’imperatore Caligola, morto nel 41) infatti, madre di Nerone e seconda moglie di Claudio, convinse quest’ultimo ad adottare Nerone, avuto da un precedente marito (Gneo Domizio Enobardo). E forse fu proprio Agrippina, che voleva affrettare la successione di Nerone, ad avvelenare Claudio, con dei funghi velenosi, nel 54 d.C.

Data la giovane età, il principato di Nerone, per alcuni anni, fu di fatto nelle mani dei suoi tre tutori: la madre Agrippina e i suoi due maestri, il filosofo Seneca e il prefetto del pretorio Afranio Burro. Essi attuarono una politica moderata, rispettosa dell’autorità senatoria.
Ben presto, però, la figura di Nerone emerse autonomamente e in maniera assai inaspettata. Fece uccidere Britannico, figlio di Claudio (e dunque legittimo erede al principato) e Messalina, la prima moglie dell’imperatore Claudio, proverbiale per la sua dissolutezza e condannata a morte forse per una congiura ordita contro il marito; nel 59 Nerone eliminò anche la madre, Agrippina, la cui tutela gli era diventata insopportabile: di qui partì una serie di feroci delitti, nel quadro di un dispotismo che non conosceva più né freni né limiti. Fece assassinare la prima moglie Ottavia (figlia dell’imperatore Claudio, sposata nel 53) e uccise personalmente, in un accesso d’ira, la seconda, Poppea. Nel 65, scoperta una congiura contro di lui organizzata dal senatore Gaio Calpurnio Pisone, avviò un vera e propria politica di terrore, con l’uso indiscriminato e generalizzato dall’accusa di lesa maestà. Caddero vittime della sua crudeltà molte vittime illustri, come Seneca, il maestro prima tanto amato (per un approfondimento leggi La morte di Seneca raccontata da Tacito clicca qui), e Petronio, l’autore del Satyricon, costretti a suicidarsi nel 65. Tra la classe dirigente romana si diffuse il terrore: delatori in cerca di ricompense facevano a gara nel presentare accuse infondate, mentre le condanne a morte venivano spesso eseguite senza alcuna prova, per futili motivi, o per confiscare le ricchezze dei giustiziati. Nerone si era trasformato in un tiranno crudele.

L’anno precedente un terribile incendio distrusse gran parte di Roma. Per questa enorme catastrofe (certo non improbabile in una città affollatissima e in gran parte edificata in legno) Nerone trovò un comodo capro espiatorio nei cristiani, seguaci di un culto che allora veniva considerato strano e misterioso; il loro modo di vivere così appartato e diverso, sembrava fatto apposta per suscitare la diffidenza del popolo e accreditare i peggiori sospetti. I cristiani subirono allora una prima feroce persecuzione.
Dopo l’incendio, Nerone fece costruire a Roma molti edifici pubblici e restaurare quelli danneggiati; stabilì norme che prevedevano l’uso di materiali refrattari al fuoco, i criteri di costruzione, la distanza di sicurezza tra un edificio e l’altro.

Nerone istituì i giochi neroniani, nei quali si esibiva nelle vesti di poeta o di musico: faceva questo per umiliare l’aristocrazia e ottenere il consenso della plebe, dimostrando al tempo stesso che l’imperatore era al di sopra di ogni regola e di ogni convenzione. Analogo significato ebbe la Domus Aurea, la sfarzosa villa sull’Esquilino che Nerone si fece costruire dopo l’incendio di Roma.

Gli eccessi di Nerone preoccupavano il senato sia sotto il profilo politico sia sul piano economico. Le enormi spese per ludi e spettacoli e per la costruzione di Roma dopo l’incendio, condotta tra l’altro con criteri razionali e con largo uso del cemento, aprirono  una voragine nel bilancio pubblico.

Fu poi sgradita agli aristocratici, le cui ricchezze erano in moneta d’oro, la riforma monetaria con cui Nerone operò una svalutazione dell’aureo (diminuendone il contenuto d’oro), per alleggerire il debito dello stato.

Destavano infine fortissima ostilità il gusto ellenizzante ostentato da Nerone, la sua evidente preferenza per la Grecia (dove si trattenne tra il 66 e il 67), e parve intollerabile, in una situazione di grave crisi delle finanze, la sua decisione di concedere ai greci l’esenzione fiscale.

Da più parti dell’Impero iniziarono a giungere notizie di proteste e sollevazioni contro Nerone. Il senato, tuttavia, non osava intervenire, temendo nuove repressioni. La rivolta decisiva fu quella della Spagna, da dove il legato imperiale Servio Sulpicio Galba mosse nel 68 d.C. verso Roma. Solo allora il senato trovò il coraggio per dichiarare Nerone nemico dello stato (significava che chiunque poteva ucciderlo), mentre la guardia pretoriana si affrettava a riconoscere l’autorità di Galba.
Nerone rimase completamente isolato; tentò la fuga, ma poi, vistosi perduto, si fece uccidere da un liberto il 9 giugno del 68. Con lui finiva la dinastia giulio-claudia.

Un giudizio su Nerone – Nerone fu un imperatore controverso: debole, pazzo, sanguinario, incontenibile, perverso; ma fu anche un uomo amante dell’arte e della bellezza. Fu anche un  grandissimo uomo di Stato: durante i quattordici anni del suo regno l’impero conobbe un periodo di pace, di prosperità, di dinamismo economico e culturale quale non ebbe mai né prima né dopo di lui.
La pessima fama si deve, con molta probabilità, alla convergenza di due tradizioni ostili: la storiografia senatoria, avversa a lui come agli altri successori di Augusto; la tradizione cristiana, che vide in lui il primo grande persecutore della nuova religione.