Agrippina
Agrippina e suo figlio Nerone

Agrippina minore, figlia di Agrippina maggiore e di Germanico, nacque il 6 novembre del 15 d.C. ad Ara Ubiorum (l’odierna Colonia), mentre il padre era impegnato in una grande campagna militare contro i Cherusci, che sei anni prima nella battaglia di Teutoburgo avevano distrutto le legioni di Varo.

Suo padre Germanico li vinse, recuperò le insegne cadute in mano al nemico e a Roma ebbe il Trionfo. La sua fama salì alle stelle, il suo nome correva su tutte le bocche e questo provocò l’invidia di Tiberio, che, per volontà di Augusto, lo aveva adottato per designarlo suo successore.

Così, dopo il Trionfo, Tiberio spedì Germanico in Oriente a difendere i confini dell’Impero. Meno di un anno dopo, Germanico morì in Siria, nei pressi di Antiochia, dopo alcuni giorni di malattia.
Agrippina maggiore, vedova di Germanico, accusò di veneficio due inviati di Tiberio. L’accusa provocò l’esilio di lei, la morte dei suoi due figli più grandi e quella di molti luogotenenti di Germanico. Agrippina aveva allora quattro anni.

Passarono gli anni, il 18 ottobre del 33 d.C. Agripppina maggiore si suicidò nell’isola di Pandataria (odierna Ventotene), dove era stata esiliata.

Tiberio, intanto, si era ritirato nella sua villa Jovis, a Capri, portando con sé il giovane Caligola, figlio di Agrippina maggiore e fratello di Agrippina minore, che divenne compagno delle sue sregolatezze.

Nel 37 d.C. Tiberio morì soffocato sotto un cuscino per ordine di Caligola. Caligola venne acclamato imperatore e Giulia Agrippina ebbe il titolo di “sorella dell’imperatore” col potere immenso che questo le conferiva.

Giulia Agrippina aveva all’epoca 22 anni; a 23 le nacque un figlio da un uomo che non amava, di trent’anni più vecchio di lei, Domizio Enobardo, che Tiberio le aveva imposto di sposare. Quel figlio divenne l’imperatore Nerone.

Morta Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, zio di Giulia Agrippina, con le sue arti e la sua avvenenza quest’ultima lo indusse a sposarla. A 33 anni  divenne imperatrice. Nerone aveva 10 anni e la madre pensava a lui come erede di Claudio, nonostante fosse Britannico il legittimo aspirante, e chiamò il filosofo Seneca per formarne il carattere e dargli un’educazione adeguata.
Con il passare degli anni, però, il ragazzo si rivelò refrattario a qualsiasi insegnamento. Nerone detestava le armi, preferiva esibirsi in teatro e darsi ai bagordi invece di addestrarsi negli accampamenti. Ma la madre non rinunciò alla sua ambizione. Fece adottare Nerone da Claudio e gli diede in moglie la figlia di lui, Ottavia, sorella di Britannico.

Nel 54 d.C. Claudio morì avvelenato da Agrippina (così sostiene Tacito) e Nerone venne eletto imperatore a 17 anni.

I primi seri screzi con la madre iniziarono subito, quando lui si invaghì di una liberta prostitua, Atte, preferendola alla moglie Ottavia. Invano Giulia Agrippina lo blandì e lo minacciò.
Dopo che Nerone fece uccidere Britannico, la madre comprese che la propria vita era in pericolo, perché suo figlio Nerone era capace di tutto.

Nerone, ora sotto il dominio di Poppea, cercò in ogni modo di tenere lontana la madre dalla sua corte, pur fingendo di esserle devoto. E quando seppe che Giulia Agrippina tramava contro di lui, si convinse che la madre doveva essere eliminata.

L’assassinio di Giulia Agrippina madre di Nerone

«In un primo momento pensò al veleno» – scrive Tacito – ma dopo l’avvelenamento di Britannico la sua morte non sarebbe apparsa accidentale. Così Nerone ricorse a uno stratagemma teatrale, di cui lui fu il regista e il liberto Aniceto l’esecutore.

Nerone si trovava nella stazione balneare di Baia per celebrare le feste di Minerva e da lì chiamò la madre presso di sé, facendole credere che voleva riconciliarsi con lei. La madre arrivò dopo due giorni. La sera stessa la invitò a un banchetto in suo onore. Nerone volle che la madre gli si sdraiasse accanto e ogni tanto l’abbracciava e la baciava, rivolgendole mille attenzioni.

La nave per il ritorno era stata preparata da Aniceto e nascondeva un congegno mortale. A poppa, dov’era il letto su cui Agrippina avrebbe riposato, era stato ammassato sul tetto un enorme carico di piombo.

Agrippina salì sulla nave. «Era una notte serena e rilucente di stelle» – così inizia Tacito il racconto – ed ecco che a un segnale dato, il tetto della cabina dove riposava, appesantito dal piombo, crollò.

Uno dei familiari di Agripppina, Creperio, morì sul colpo. Agrippina e la sua governante Acerronia furono invece salvate dalle alte spalliere del letto che furono tanto robuste da resistere al peso. La nave sbandò, Agrippina e Acerronia finirono in acqua. Ma Acerronia si mise incautamente a gridare che Agrippina era lei e che salvassero la madre dell’imperatore: perciò fu finita a colpi di remo. Mentre Agrippina, che era una brava nuotatrice, riuscì a sgusciare in silenzio nel buio e ad arrivare alla riva; da lì, imbattutasi in alcune barche da pesca, raggiunse il lago Lucrino e si fece accompagnare alla sua villa.

Nerone – racconta Tacito – terrorizzato che si scoprisse in lui l’autore dell’attentato e temendo la vendetta di Agrippina, si consultò con Seneca e Burro, suoi precettori, e diede l’ordine ad Aniceto di uccidere la madre. Questa, quando vide sfondata la porta della sua camera e apparire Aniceto coi sicari, rivolta a lui, disse: «Colpisci al ventre che generò Nerone». E fu trafitta. Era il 23 marzo del 59 d.C.