tiberio
Il Gran Cammeo di Francia, autore sconosciuto, 23 d.C., onice, 31x26,5 cm. Cabinet des Médailles della Bibliothèque Nationale, Parigi. Nel registro di mezzo vi è Tiberio assiso in trono circondato dalla madre Livia e da altri membri della corte. Al di sopra dell'imperatore è rappresentata l'apoteosi di Augusto, mentre nel registro inferiore l'immagine racconta di barbari prostrati e ridotti in schiavitù

Tiberio imperatore di Roma dal 14 al 37 d.C. Riassunto di Storia: morte di Augusto e acclamazione di Tiberio a imperatore; il principato di Tiberio; Tiberio si ritira a Capri; la morte di Tiberio e la successione.

Morte di Augusto e acclamazione di Tiberio a imperatore

Nel 4 d.C. Augusto aveva adottato Tiberio, nato il 16 novembre del 42 a.C dalle prime nozze di sua moglie Livia Drusilla.

In precedenza, il vecchio imperatore aveva fatto conferire a Tiberio la potestà tribunizia (assicurava l’inviolabilità personale al suo detentore) e il comando proconsolare (garantiva il controllo dell’esercito e delle province), poteri necessari per dargli autorità legale, soprattutto nei confronti del senato. D’altra parte, Tiberio discendeva da un’antica famiglia senatoria, la gens Claudia, ed era quindi accettabile agli occhi del senato stesso. Alla morte di Augusto (14 d.C.), il senato lo riconobbe dunque come principe e, conseguentemente, riconobbe l’idea stessa di una successione dinastica, operante nei fatti, benché non prevista dalle leggi.

Con Tiberio, appartenente alla gens Claudia ma, in quanto adottato da Augusto, imparentato anche alla gens Iulia, iniziava la dinastia Giulio-Claudia.

Il principato di Tiberio, 14-37 d.C.

Tiberio annunciò il proposito di muoversi nel solco tracciato da Augusto, e così fece in sostanza.

Buon amministratore (alla sua morte lasciò all’erario 2700 milioni di sesterzi), proseguì l’opera di risanamento economico avviata dal suo predecessore, favorendo la ripresa dell’agricoltura e tutelando le province con alleggerimenti fiscali e con un maggior controllo sugli abusi dei funzionari pubblici.

In politica estera adottò una linea mirante al consolidamento dei confini dell’Impero di Roma, senza lanciarsi in nuove conquiste; con l’appoggio del nipote Germanico riprese le campagne militari contro le tribù barbare stanziate oltre il corso del Reno, che continuavano a compiere incursioni in territorio romano. In Oriente, stipulò nuovi accordi coi bellicosi Parti.

Tiberio ricercò la collaborazione con il senato, che però si dimostrò sempre più ostile nei confronti di quell’imperatore schivo, di carattere introverso, incapace di destreggiarsi nei giochi della politica romana. Lotte per il potere, vere o presunte, avvelenavano il clima della corte. Lo stesso principe, influenzato del prefetto del pretorio (il comandante dei pretoriani, la guardia personale dell’imperatore) Elio Seiano – che gli instillava sospetti di congiure contro di lui mirando in realtà a prenderne il posto – si lasciò andare a eccessi repressivi, con processi e condanne capitali per lesa maestà.

Tiberio si ritira a Capri

Disgustato dal clima politico che si era creato nella capitale, nel 26 d.C. Tiberio si ritirò nella villa Jovis a Capri.
La lontananza dell’imperatore favorì l’ascesa di Seiano, che controllava le coorti di pretoriani intorno alla capitale e godeva quindi di un terribile potere. Ma nel 31 d.C. Seiano venne accusato di cospirazione e fatto giustiziare.

La morte di Tiberio e la successione

Gli ultimi anni del regno di Tiberio furono segnati da un clima di sospetto e di paura che provocarono altre repressioni spesso ingiustificate.
Morì il 16 marzo del 37 d.C. e la sua scomparsa fu salutata a Roma come una liberazione: il senato non gli riservò l’apoteosi.
Gli successe Gaio Cesare, soprannominato Caligola (37- 41 d.C).