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Impero romano 27 a.C.–476 d.C.: nascita, espansione, crisi e crollo (riassunto)

Questo riassunto dell’Impero romano racconta in modo semplice la nascita, la massima espansione, la crisi e la caduta dell’Impero romano d’Occidente (27 a.C.–476 d.C.).

L’Impero romano durò cinquecento anni, dal 27 a.C. al 476 d.C. Durante questo arco di tempo, Roma raggiunse la sua massima espansione. Il suo dominio si estendeva sull’Europa centro-occidentale, orientale e meridionale, sull’Asia Minore (Turchia), sulla Mesopotamia e sull’Africa settentrionale: abbracciava dunque tre continenti. Le risorse naturali di questi luoghi erano fonte di ricchezza e Roma dominava tutte le rotte commerciali, non avendo rivali né sul mare né sulla terraferma. Nel 395 d.C. l’Impero di  Roma venne diviso in Impero romano d’Occidente e Impero romano d’Oriente. L’Impero romano d’Occidente finì nel 476 d.C. per le invasioni dei popoli germanici. L’Impero romano d’Oriente, noto anche come Impero Bizantino, invece, riuscì a sopravvivere e a prosperare fino al 1453, quando i Turchi ottomani conquistarono Costantinopoli.

Dalla fine della Repubblica alla fondazione dell’Impero romano con Ottaviano Augusto (27 a.C.-14 d.C.)

Marco Antonio governava l’Oriente come fosse una sua proprietà. Il suo legame con Cleopatra lo mise in cattiva luce a Roma, quindi Ottaviano si presentò come difensore delle tradizioni romane (mos maiorum) e della libertà. Forte del consenso dei Romani e del Senato, Ottaviano attaccò Marco Antonio e lo sconfisse nella battaglia di Azio (31 a.C.).

Dopo la sconfitta di Marco Antonio nella battaglia di Azio (31 a.C.), Ottaviano rimase padrone della scena politica. Dopo il titolo di imperator (“imperatore”, che indicava il comando supremo dell’esercito), nel 28 a.C. Ottaviano ricevette il titolo di princeps senatus (“primo fra i senatori”, che gli permetteva di avere il diritto di parlare e votare per primo), e poi nel 27 a.C. fu insignito dell’appellativo di “Augusto”. Poco per volta il Senato perse potere decisionale e le cariche più importanti passarono al princeps: nacque il principato. Augusto divise lo Stato in province senatorie, affidate al Senato e rette da un proconsole; e in province imperiali, a rischio di ribellioni, controllate da lui stesso. Migliorò il fisco, riformò l’esercito e istituì la guardia armata dell’imperatore, i pretoriani. Rafforzò poi i confini dell’impero. Trovò un accordo con i Parti; consolidò il dominio in Spagna; provò a estendere il confine fortificato con i Germani, ma venne sconfitto nella battaglia di Teutoburgo (9 d.C.). Per evitare guerre civili per la successione, Augusto adottò Tiberio, figlio di sua moglie Livia. Alla sua morte nel 14 d.C., Tiberio divenne imperatore.

L’Impero romano sotto la dinastia Giulio Claudia (14 d.C.-68 d.C.)

Con Tiberio ebbe inizio l’Età Giulio Claudia. Tiberio proseguì la politica di Augusto, amministrando con attenzione le finanze e rafforzando i confini. Il suo successore Caligola, durante il suo breve regno (37-41 d.C.), tentò di imporre una monarchia assoluta. Dopo il suo assassinio, fu la volta di Claudio (41-54 d.C.). Claudio risanò le finanze; realizzò importanti opere pubbliche (come l’acquedotto Claudio e il porto di Ostia); conquistò la Britannia. Sposò la nipote Agrippina, che poi lo avvelenò per accelerare l’ascesa del figlio Nerone.

Nerone, dopo cinque anni di regno moderato, s’impose come un monarca assoluto e sanguinario; realizzò però una riforma monetaria (63-64 d.C.); impedì i rialzi del prezzo del frumento; s’impegnò nella ricostruzione di Roma, dopo l’incendio nel 64 d.C. Con la morte di Nerone nel 68 d.C., terminò la dinastia Giulio Claudia.

L’Impero romano nell’anno dei quattro imperatori

Il 68/69 d.C. è il cosiddetto anno dei quattro imperatori: Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano.

Dopo la morte di Nerone, Galba divenne il nuovo imperatore, ma il suo regno fu breve. Ucciso dai pretoriani nel gennaio del 69 d.C., gli successe Otone. Il regno di Otone durò solo tre mesi, perché venne sconfitto in battaglia da Vitellio, e si suicidò. Il regno di Vitellio durò poco più di otto mesi, allorché Vespasiano sconfisse Vitellio e diede inizio all’Età Flavia (69-96 d.C.).

L’Impero romano nell’Età Flavia (69-96 d.C.)

Durante l’Età Flavia, Roma divenne più splendida e potente. Vespasiano infatti rafforzò il ruolo dell’imperatore e risanò le finanze statali; suo figlio Tito (79-81 d.C.) completò la costruzione dell’Anfiteatro Flavio (oggi conosciuto come Colosseo), fece costruire le terme che da lui prendono il nome (Terme di Tito), migliorò le infrastrutture della città; Domiziano (81-96 d.C.), fratello di Tito, infine, promosse una ricca attività edilizia che rese Roma più splendida e fu fautore di un grande sviluppo delle province. Tuttavia, promosse il culto di sé stesso come divinità e compì la prima persecuzione contro i cristiani. Venne ucciso in una congiura del Senato, che gli era sempre stato ostile.

Imperatori adottivi: il secolo d’oro dell’Impero romano (96 d.C.-180 d.C.)

A Domiziano subentrò Nerva, che diede inizio all’Età degli imperatori adottivi (96-180 d.C.). Nerva (96-98 d.C.), Traiano (98-117 d.C.), Adriano (117-138 d.C.), Antonino Pio (138-161 d.C.) e Marco Aurelio (161-180 d.C.) segnarono il periodo di maggiore splendore e potenza della storia dell’Impero di Roma. Sotto Traiano l’Impero raggiunse la massima estensione dei suoi confini, che il successore Adriano si dedicò a consolidare con imponenti fortificazioni, come il vallo in Britannia, che da lui prese il nome (Vallo di Adriano).

L’inizio del declino dell’Impero romano (180 d.C.-192 d.C.)

Sotto Marco Aurelio – passato alla storia anche per la sua statura morale e intellettuale di imperatore-filosofo – l’Impero di Roma cominciò a mostrarsi vulnerabile, a causa di guerre, epidemie e problemi economici. Commodo – figlio di Marco Aurelio e suo successore nel 180 d.C. – trovò un mondo in fermento e, lontanissimo dal padre per capacità politica, non fece molto per tenerlo a bada.

La crisi dell’Impero romano (235-284 d.C.)

Morto Commodo nel 192 d.C., la competizione tra i numerosi pretendenti al trono scatenò una grave guerra civile, che indebolì ulteriormente la compagine imperiale. Prevalse alla fine il governatore della Pannonia Superiore Settimio Severo (193-211 d.C.), nativo di Leptis Magna, nell’odierna Libia. La periferia dell’Impero aveva un ruolo sempre più importante nelle sorti di Roma e infatti, di lì a poco, il figlio di Settimio Severo, Caracalla (211-217 d.C.), promulgò una legge, la Constitutio Antoniniana o Editto di Caracalla, che estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero (212 d.C.).

Caracalla nel 217 cadde vittima di una congiura e così i suoi successori: Elagabalo, odiato dal Senato per l’introduzione a Roma di culti orientali e per il prestigio assunto dalle donne a corte; Alessandro Severo (ultimo imperatore della dinastia dei Severi) ucciso nel 235 in una sollevazione militare guidata da Massimino il Trace, primo imperatore di origine barbara.

L’anarchia militare (235-284 d.C.)

L’avvento al potere di Massimino il Trace nel 235 d.C. segnò l’inizio di uno dei periodi più bui della storia di Roma. Questa fase definita anarchia militare durò circa cinquant’anni: un periodo in cui erano le legioni a proclamare imperatore il proprio generale, che spesso veniva eliminato dalle proprie truppe quando non soddisfaceva le loro aspettative. Il periodo cosiddetto di anarchia militare, in cui si alternarono ben 27 imperatori, terminò nel 284 d.C., con l’ascesa al potere di Diocleziano, che promosse una radicale riorganizzazione dello Stato.

Diocleziano: l’istituzione della tetrarchia, le riforme e la sfida al cristianesimo (284-305 d.C.)

A Diocleziano si deve l’istituzione della tetrarchia. L’ordinamento tetrarchico prevedeva la divisione dell’impero in quattro parti governate da due Augusti e da due Cesari a essi subordinati. Tuttavia, la decisione di Diocleziano di porre la sua residenza in Oriente, a Nicomedia, in prossimità dei vari teatri bellici, diede avvio alla lenta e inesorabile decadenza di Roma.

Diocleziano introdusse riforme economiche e sociali. Tassò i cittadini in base all’estensione della terra posseduta; fissò un elenco dei prezzi massimi di merci e servizi; per frenare lo spopolamento delle campagne, vietò ai contadini di abbandonare i campi e impose l’ereditarietà dei mestieri. Avviò una dura persecuzione anticristiana con cui provò inutilmente a sradicare la nuova religione.

Riunificazione dell’Impero romano sotto Costantino

Dopo l’abdicazione di Diocleziano nel 305 d.C. seguì un periodo di lotte tra pretendenti per la successione, al termine delle quali Costantino riuscì ad affermarsi e a diventare unico imperatore nel 324 d.C.

I successori di Costantino

Alla morte di Costantino nel 337, l’Impero venne diviso tra i suoi tre figli: Costante, Costantino II e Costanzo II. L’intesa tra i tre fratelli durò poco e ne seguì una sanguinosa lotta per il potere. Prevalse Costanzo II, che regnò dal 350 alla sua morte (361). Gli successe suo cugino Giuliano l’Apostata (361-363).

Dopo la morte di Giuliano l’Apostata, l’Impero visse un’altra fase drammatica di nuove invasioni causate dal dilagare dei barbari. Gli imperatori Valente (364-378) e Teodosio (378-395) si rivelarono incapaci di contenerli. Lungo i corsi del Reno e del Danubio premevano minacciosamente bellicose tribù di Franchi, Burgundi, Alamanni, Vandali e Goti.

Divisione dell’Impero romano nel 395 d.C.

Nel 395, alla morte di Teodosio, l’Impero romano fu definitivamente diviso tra Impero romano d’Occidente e Impero romano d’Oriente tra i suoi due figli: ad Arcadio l’Oriente, a Onorio l’Occidente. Mentre Arcadio seguì una politica autonoma, Onorio accettò la tutela del generale vandalo Stilicone. Morto Stilicone, i barbari dilagarono nella parte occidentale dell’Impero.

I sacchi di Roma del 410 e del 455 segnarono il declino dell’Impero romano d’Occidente

Nel 410 i Visigoti di Alarico piombarono su Roma e la saccheggiarono. Il Sacco di Roma del 410 suscitò una grande emozione tra i contemporanei. Tuttavia, il Sacco di Roma del 410 venne superato in gravità da un altro saccheggio, il Sacco di Roma del 455 ad opera dei Vandali di Genserico.

Caduta dell’Impero romano d’Occidente

Nel 476, Odoacre, re dei Goti, depose Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore romano d’Occidente. Questo atto segnò la fine dell’Impero romano d’Occidente.

Nei territori dell’ex Impero romano d’Occidente si formano i Regni romano-germanici:

  • il Regno Visigoto nella penisola iberica
  • il Regno dei Vandali in Africa settentrionale
  • Regno Ostrogoto in Italia
  • i Regni Anglo-Sassoni in Gran Bretagna
  • il Regno Franco nelle Gallie, destinato a un grande futuro.

Continuità dell’Impero romano d’Oriente

La storia dell’Impero d’Oriente – o Impero bizantino, dall’antico nome della sua capitale Bisanzio – proseguì invece fino alla caduta di Costantinopoli il 29 maggio 1453, per opera dei Turchi ottomani.

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