Il Sacco di Roma del 455
Il Sacco di Roma (455) di Karl Briullov

Il Sacco di Roma del 455: riassunto.

Il Sacco di Roma del 410, che pure scosse profondamente le coscienze e diede la dimostrazione che neppure Roma poteva dirsi eterna, fu superato in gravità da un altro violentissimo saccheggio, quello del 455, quando i Vandali, guidati da Genserico, distrussero irrimediabilmente la città.

Il Sacco di Roma del 455: casus belli

Il 16 marzo del 455 l’imperatore d’Occidente Valentiniano III fu assassinato in una congiura ordita da Petronio Massimo. Il giorno dopo Petronio, che aveva l’appoggio del senato romano, fu eletto imperatore. Per legittimare e consolidare il suo potere, proibì all’imperatrice Licinia Eudossia di osservare il lutto per la morte del marito e la forzò a sposarlo.

L’imperatrice contattò Genserico, il re dei Vandali, e lo implorò di intervenire e salvarla da quella situazione.

Il Sacco di Roma del 455

Genserico (428-477) non poteva lasciarsi scappare questa occasione di debolezza dell’Impero di Roma per assediare e saccheggiare Roma e salpò da Cartagine con la sua potente flotta. Per giustificare la sua azione dichiarò invalido il trattato di pace firmato nel 442 con Valentiniano III.

Il 2 giugno del 455 i Vandali di Genserico espugnarono Roma, saccheggiandola per quattordici giorni. Papa Leone I implorò Genserico di non distruggere Roma e di non uccidere i suoi abitanti. Genserico acconsentì, ma i Vandali comunque razziarono l’oro e l’argento, depredarono di ogni ricchezza il palazzo imperiale, spogliarono i templi come quello di Giove Capitolino. Petronio Massimo fu ucciso, mentre migliaia di cittadini romani, di ogni età e rango, furono fatti prigionieri dai Vandali; anche Licinia e le sue due figlie, Eudocia e Placidia, vennero catturate.

Il Sacco di Roma del 455: conseguenze

Giunte a Cartagine, Eudocia fu data in sposa a Unerico, il primogenito di Genserico. Ebbero un figlio, Ilderico, re dei Vandali dal 523 al 530. In seguito Eudocia entrò in contrasto con il marito, perché lei ortodossa e Unerico, come tutti i Vandali, era ariano. Fu allora ripudiata e mandata a Gerusalemme, dove morì nel 472.

Sua madre Licinia Eudossia morì molto più tardi, intorno al 493, a Costantinopoli, dove era stata portata, a seguito di lunghe e difficoltose trattative, assieme alla figlia Placidia nel 462, su richiesta dell’imperatore d’Oriente. A Costantinopoli Placidia sposò il patrizio Anicio Olibrio, che nel 472, ma per breve tempo, divenne imperatore d’Occidente. Placidia morì intorno al 478.

Dopo Anicio Olibrio si succedettero altri due imperatori, Glicerio (473-474) e Giulio Nepote (474-475). Nel 475 il generale Oreste riuscì a far proclamare imperatore il figlio tredicenne. Per ironia della sorte, il nuovo sovrano si chiamava Romolo, proprio come il fondatore di Roma. Fu presto soprannominato Augustolo, «piccolo Augusto».

Romolo Augustolo regnò appena un  anno (il 476!) e fu l’ultimo imperatore romano d’Occidente. Ad abbatterlo fu Odoacre, un generale di stirpe germanica. Odoacre esiliò Romolo Augustolo in Campania e inviò le insegne imperiali a Costantinopoli: voleva dire, con questo, che l’unico imperatore romano era ormai quello dell’Impero romano d’Oriente. Odoacre si proclamò «re delle genti» (rex gentium) e governò l’Italia in quanto «patrizio» riconosciuto dall’imperatore orientale. Questo atto segnò la fine dell’Impero Romano d’Occidente.