gli imperatori bizantini

Chi furono e cosa fecero gli imperatori bizantini che si succedettero durante la storia dell’Impero Bizantino o Impero Romano d’Oriente. Riassunto schematico, completo e scorrevole

Morto Teodosio I nel 395 l’Impero romano, per volontà dello stesso imperatore, venne suddiviso tra i suoi due figli: ad Arcadio (395-408) spettò l’Oriente, a Onorio (395-423) spettò l’Occidente.
In considerazione della loro giovane età – il primo aveva diciotto anni, il secondo appena undici – Teodosio li aveva affidati al generale di origine vandala Stilicone.

L’autorità di Stilicone si esercitò in realtà soltanto su Onorio, perché Arcadio, sobillato dai funzionari orientali, manifestò subito di voler seguire una politica indipendente. Teodosio aveva pensato a un impero unitario, con la sola divisione delle sedi imperiali; il mondo romano, invece, si trovò spaccato e le sue due parti assunsero le caratteristiche di altrettanti imperi autonomi.

Morto Arcadio nel 408 – il primo imperatore bizantino – gli successe suo figlio Tedosio II, imperatore dell’Impero Bizantino o Impero Romano d’Oriente dal 408 al 450. L’imperatore Todosio II dovette affrontare i problemi relativi alla natura di Cristo che minavano l’unità dell’Impero, vista la supremazia dell’imperatore in campo spirituale e politico. Due furono le eresie maggiori: il nestorianesimo e il monofisismo.

In campo giuridico si deve a Teodosio II l’emanazione (438) del Codice Teodosiano, la più importante raccolta di leggi romane prima di quella di Giustiniano.

In politica estera, Teodosio II tra il 421 e il 422 sconfisse i Persiani e, accordandosi con gli Unni, li allontanò da Costantinopoli.

A Teodosio II, morto nel 450, successe Marciano, imperatore bizantino dal 450 al 457. Sotto Marciano, il Concilio di Calcedonia affermò la supremazia del patriarca di Costantinopoli nella Chiesa orientale e condannò il monofisismo.

Morto Marciano nel 457, venne incoronato imperatore romano d’Oriente Leone I, detto il Grande (457-474). Leone I è ricordato per essere stato un imperatore estremamente pio e zelante nella fede, il primo a ricevere la corona dalle mani del patriarca di Costantinopoli.

A Leone I il Grande, morto nel 474, successe Leone II, imperatore bizantino per pochi mesi: dal 3 febbraio 474 fino alla sua morte avvenuta il 17 novembre 474.

A Leone II successe suo padre Zenone (474-491). L’imperatore Zenone, di stirpe isaurica, riuscì ad allentare sui confini orientali la pressione degli Ostrogoti di Teodorico, ma alla sua morte (491) si presentò il problema della successione. Gli Isauri cercarono di far valere la propria potenza militare e di imporre al trono di Costantinopoli un loro candidato, ma divenne imperatore Anastasio (491-518), un funzionario di corte appoggiato dalla burocrazia imperiale.
Anastasio I resse l’Impero con grande fermezza bloccando ogni tentativo di rivincita, politica e militare, da parte degli Isauri. Si scatenò una lunga guerra che portò alla distruzione delle fortificazioni isauriche nel 498 e alla deportazione di tutto il popolo in Tracia.

Anastasio I sostenne duri conflitti anche contro i Bulgari (una tribù di stirpe mongolica che premeva lungo la frontiera danubiana) e contro l’Impero persiano. Riuscì a contenere queste minacce e allo stesso tempo a riorganizzare finanziariamente l’Impero, razionalizzando il sistema fiscale, contenendo sprechi e corruzione e diminuendo anche il peso delle tasse sui sudditi. Grazie all’accorta politica di Anastasio, agli inizi del VI secolo l’Impero d’Oriente aveva ritrovato stabilità interna e solidità economica e finanziaria.

Il successore di Anastasio I, Giustino (518- 527) riaffermò in maniera netta l’ortodossia cattolica e combattè attivamente ogni forma di eresia.
In questo modo, Giustino riaffermò l’autorità dell’imperatore anche in materia religiosa e rinnovò la missione universale dell’impero: riunire tutto il mondo conosciuto sotto un unico sovrano e sotto un’unica fede, quella cristiana cattolica. Questo comportava una politica di riconquista dei territori occidentali, un progetto che divenne il centro dell’azione del successore di Giustino, Giustiniano (527-565).

L’imperatore bizantino Giustiniano eliminò le divisioni all’interno dell’Impero: in campo politico accentrò su di sé tutto il potere; in campo culturale riordinò il diritto romano, facendo redigere il Corpus Iuris Civilis; in capo religioso affermò l’ortodossia cattolica.

Con l’imperatore Giustiniano, l’Impero Bizantino tornò a controllare l’Africa settentrionale, la Penisola italica (leggi la Guerra greco-gotica 535-553, riassunto) e la Penisola iberica e a sottomettere i Regni romano-germanici.

Dopo la morte di Giustiniano (565) l’Impero entrò in un periodo di crisi. Sotto i regni di Giustino II e di Foca subì gli attacchi contemporanei dei Longobardi in Italia e degli Avari nella regione danubiana.

Fu il generale Eraclio che, deposto Foca e preso il potere (610-641), risollevò l’Impero. Riorganizzato l’esercito, Eraclio attaccò i Persiani. L’esercito persiano fu definitivamente vinto nel 628 a Ninive. Eraclio però non poté arrestare l’invasione degli Arabi; perse così la Siria, l’Egitto e ben presto tutta l’Africa.

Al tempo dei discendenti di Eraclio (641-711), gli Arabi giunsero fin sotto le mura di Costantinopoli, gli Slavi si stanziarono nei Balcani e la maggior parte dell’Italia cadde in potere dei Longobardi.

La dinastia isaurica (717-802) restaurò l’Impero Bizantino, respinse gli Arabi e riorganizzò lo Stato; Leone III e Costantino V fecero condannare il culto delle immagini, restaurato poi da Irene (Concilio di Nicea del 787).

Dopo un periodo di transizione e di instabilità (802-820) che seguì il colpo di Stato di Niceforo contro Irene (802), la dinastia amoriana o frigia (820-867) consolidò le conquiste precedenti, condannò di nuovo il culto delle immagini e ruppe i rapporti col papa (scisma di Fozio, 863-867), ma l’ortodossia venne ristabilità e si rinnovò l’intesa con Roma.

La dinastia macedone (867-1057) fondata da Basilio I (867-886) portò l’Impero al suo apogeo. Leone VI e Costantino VII Porfirogenito furono grandi legislatori; Romano I Lecapeno, Niceforo II Foca e Giovanni I Zimisce grandi guerrieri, che riconquistarono vaste regioni invase dagli Arabi. Basilio II Bulgaroctono (963-1025), re legislatore e guerriero, tolse gran parte del potere all’aristocrazia, conquistò la Bulgaria, vinse gli Arabi, diede all’Impero la sua massima estensione, apparendo come il maggiore dei principi della sua epoca.

Negli anni dal 1057 al 1081 l’Impero perse tutti i vantaggi acquisiti: i grandi proprietari riacquistarono potere, i Turchi vinsero i Bizantini a Malazkirt (1071) e fondarono in Asia Minore il sultanato di Rum.

I sultani della dinastia dei Comneni (1081-1185) arrestarono la decadenza dell’Impero e approfittarono delle crociate per riacquistare i territori perduti. Ma il disaccordo fra Bizantini e Latini, aggravato dallo Scisma del 1054, si fece acuto in Oriente (questione di Antiochia).

Sotto la dinastia degli Angeli (1185-1204), l’Impero si sfasciò; la Bulgaria e la Serbia riacquistarono l’indipendenza, e i Latini (Francesi, Tedeschi, Italiani, soprattutto Veneziani) favoriti da una crisi di successione si impadronirono di Costantinopoli (quarta crociata).

Con la vittoria dei Latini, nasce l’Impero Latino d’Oriente (1204-1261).

L’Impero Bizantino è ricostituito, con progressive conquiste, dai Paleologhi (1261).

Infine l’Impero Bizantino o Impero Romano d’Oriente cadde sotto la pressione degli Ottomani. Gli Ottomani conquistarono Costantinopoli (29 maggio 1453), la Morea (1460) e Trebisonda (1461); gli ultimi stanziamenti bizantini e latini non tardarono anch’essi a soccombere.