guerra greco-gotica

La Guerra greco-gotica, anche detta Guerra gotica bizantina¹, fu combattuta tra il 535 e il 553 fra Bizantini e Ostrogoti per il dominio sull’Italia.

Guerra greco-gotica: casus belli

Il casus belli della guerra greco-gotica fu l’assassinio della regina degli Ostrogoti Amalasunta (figlia di Teodorico) per ordine del marito e cugino Teodato, con il quale condivideva il regno.

Guerra greco-gotica: l’antefatto

Dopo essersi insediata nella penisola balcanica, la gente germanica degli Ostrogoti, guidata dal loro re Teodorico (454-526), aveva proceduto nel 488, per mandato dell’imperatore bizantino Zenone, all’occupazione dell’Italia, che si era conclusa nel 493 con la sconfitta e l’uccisione di Odoacre, il capo barbaro che aveva deposto nel 476 Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore dell’Occidente.

Teodorico, grande estimatore della civiltà di Roma, fu un sostenitore della pacifica coesistenza tra Ostrogoti e Romani. Di tutti i sovrani germanici fu quello che maggiormente cercò di imitare gli antichi imperatori, desiderando di essere riconosciuto come loro legittimo erede. Per questo fece coniare monete con la sue effigie, e volle fare di Ravenna, la capitale del suo regno, la Costantinopoli d’Occidente edificando nuovi palazzi e chiese. Il Mausoleo di Teodorico a Ravenna, fatto costruire dal sovrano sul modello di quelli imperiali romani per accogliere il suo sarcofago, è l’unico esempio di tomba di un sovrano germanico giunto fino a noi.

Formalmente Teodorico governava per delega dell’imperatore bizantino, come se fosse un suo rappresentante: non a caso si accontentò del titolo di «re» ed evitò accuratamente di proclamarsi «imperatore». Ma di fatto il suo regno era assolutamente autonomo. A Ravenna si trovavano la corte del re e gli uffici amministrativi centrali. Gli uffici civili erano affidati quasi tutti ai Romani, mentre agli Ostrogoti era riservato l’esercizio delle armi.

Teodorico morì nel 526, lasciando sul trono un bambino di appena dieci anni, il nipote Atalarico (526-534), in nome del quale esercitò il potere la madre Amalasunta.

L’aristocrazia ostrogota però mal tollerava il comando di una donna, alla quale si rimproverava per giunta un orientamento eccessivamente filoromano. La stessa educazione del giovanissimo re era oggetto di aspri contrasti: i nobili pretendevano che egli non fosse educato – come voleva la madre – alla cultura romana, ma secondo le tradizioni del loro popolo.

Preoccupata per questa tensione che si aggravava di giorno in giorno, Amalasunta avviò contatti segreti con l’imperatore bizantino Giustiniano, cercandone la protezione.
Nel 534 il piccolo Atalarico morì. Amalasunta assunse immediatamente il titolo di regina e associò al regno, sposandolo, il cugino Teodato. Questi si pose alla guida dell’opposizione gotica, depose la regina e la esiliò in un isolotto sul lago di Bolsena. Qui nel 535 Amalasunta fu uccisa da un sicario.

La Guerra greco-gotica

L’imperatore bizantino Giustiniano non perse tempo: protestò per l’uccisione di una regina amica e inviò in Italia un esercito affidato al suo generale Belisario.

La prima fase della campagna, iniziata nel 535, fu favorevole ai Bizantini: Palermo, Napoli, l’intera Italia meridionale caddero rapidamente nelle loro mani.
Di fronte alla gravità della situazione, gli Ostrogoti deposero Teodato, rivelatosi debole e incapace, ed elessero al suo posto un abile generale, Vitige (536-540). Il nuovo sovrano riuscì a rallentare l’avanzata bizantina, ma non a fermarla: Belisario s’impadronì di Roma e di Ravenna. Vitige fu catturato e deportato a Costantinopoli (540).

Il nuovo sovrano degli Ostrogoti, Totila (541-552), organizzò la resistenza con grande abilità: per trovare consenso presso la popolazione italica, liberò gli schiavi e donò terre ai contadini, cercando di contrapporli all’aristocrazia latina favorevole ai Bizantini. Intanto riorganizzò l’esercito e impegnò gli invasori in una lotta durissima.

Nel 552, il valente generale bizantino Narsete, chiamato a sostituire Belisario, sconfisse e uccise il re degli Ostrogoti Totila nella battaglia di Gualdo Tadino (nell’attuale Umbria).

L’anno successivo, 553, l’esercito bizantino guidato da Narsete, riusciva a vincere Teia, l’ultimo sovrano ostrogoto, e a porre fine al dominio degli Ostrogoti in Italia.

Alla fine della Guerra greco-gotica (535-553), la penisola era diventata parte dell’Impero romano d’Oriente, ma solo per pochi anni, perché di lì a poco una nuova popolazione barbarica si affacciava ai valichi alpini: i Longobardi.

Guerra greco-gotica: le conseguenze

La Guerra greco-gotica fu responsabile di uno dei periodi più orrendi della storia d’Italia: dopo quasi un ventennio di guerre e devastazioni, era un paese impoverito e stremato; la popolazione decimata da razzie, fame e malattie, in particolare da una tremenda epidemia di peste.

¹ Il termine «Impero bizantino» non venne mai utilizzato durante l’impero (453- 1453), perché i Bizantini chiamavano se stessi «Romei», ovvero «Greco-Romani in lingua greca» e chiamavano l’impero «Basileia Rhomaion», cioè «Regno dei Romani», oppure «Rhomania». In storiografia, il termine «Bizantino» fu usato per la prima volta dallo storico tedesco Hieronymus Wolf (1516-1580).