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L'Italia divisa tra Longobardi e Bizantini

I Longobardi in Italia: riassunto di Storia per conoscere e memorizzare rapidamente

Inizia la dominazione dei Longobardi: antefatto

Alla fine della guerra greco gotica (535-553), l’Italia era diventata parte dell’Impero romano d’Oriente, ma il lungo conflitto aveva prostrato la penisola per le distruzioni dovute a quasi un ventennio di guerre. Inoltre, il ritorno sotto il controllo dell’autorità imperiale non aveva significato per la popolazione un miglioramento delle condizioni di vita.

Con la Prammatica sanzione emanata da Giustiniano nel 554 – per regolamentare l’amminstrazione dei territori della penisola italica riconquistati con la guerra greco gotica – l’Italia venne infatti ridotta al rango di una provincia imperiale e si ritrovò sottomessa al governo bizantino che si dimostrò estremamente autoritario ed esigente dal punto di vista fiscale.
L’aristocrazia italica vide svanire i propri sogni di recuperare l’antico potere. Nel giro di pochi mesi si creò quindi una frattura tra aristocrazia italica e bizantina che non favorì certamente la solidità del dominio di Bisanzio in Italia, già indebolito dalla necessità di spostare soldati e risorse economiche a Oriente per fronteggiare la minaccia dei Persiani.
In questo quadro di divisione sociale e debolezza delle strutture di governo bizantine si inserì l’arrivo in Italia di una nuova popolazione germanica, i Longobardi.

I Longobardi invadono l’Italia

I Longobardi, dopo una lenta migrazione, durata alcuni secoli, che li aveva portati dall’originaria Scandinavia alle regioni dell’Europa centrale e orientale, all’inizio del VI secolo si erano insediati in Pannonia (odierna Ungheria).
Nel 568, guidati da Alboino, furono costretti dalla spinta degli Àvari, provenienti da est, a muoversi verso Occidente. Si trattò di una vera e propria migrazione di popolo che nel 569 portò i Longobardi a penetrare nella penisola italica passando dal Friuli.

Senza incontrare grandi resistenze, i Longobardi dilagarono nella Pianura Padana, in Toscana, nelle zone appenniniche dell’Italia centrale, giungendo fino in Campania, nella zona di Benevento.
I Bizantini mantennero il controllo delle zone costiere o presso le grandi città portuali che consideravano strategiche dal punto di vista dei traffici commerciali e per restare in contatto con Costantinopoli e l’Oriente. Non rinunciarono a Roma, la cui perdita sarebbe stata troppo grave sul piano del prestigio dell’impero e avrebbe comportato la fine del controllo sulla Chiesa.

Nel giro di pochi anni l’Italia si trovò divisa tra Longobardi e Bizantini. I primi occupavano tutta l’Italia settentrionale – tranne la Liguria (conquistata alla metà del VII secolo) e la zona della laguna veneta -, la Toscana e i territori di Spoleto e Benevento nel centro sud. I secondi, invece, oltre ai territori costieri della Liguria e del Veneto, riuscirono a conservare Ravenna, i territori della Pentapoli (le cinque città di Rimini, Fano, Pesaro, Senigallia e Ancona) che erano importanti centri portuali sul litorale adriatico, Roma e buona parte dell’Italia meridionale, con la Sicilia e la Sardegna.
Si cominciò così a parlare non più di penisola italica, ma di Longobardia (cioè i territori longobardi) e Romània (i domini romano-bizantini).

I Longobardi occuparono le terre migliori, strappandole all’aristocrazia romana con la forza. I centri urbani vennero nella maggioranza dei casi abbandonati dai vescovi, dal clero e da buona parte della popolazione civile, terrorizzati dall’arrivo dei Longobardi.

Nei primi tempi i Longobardi si stanziarono preferibilmente in aperta campagna, divisi in fare. Le fare erano gruppi di guerrieri legati da un antenato comune. Gli unici a insediarsi nei centri urbani furono i duchi (dal latino dux, condottiero), i comandanti militari longobardi.

Dal punto di vista religioso, i Longobardi, che erano ariani, nei primi tempi vietarono, pena la morte, la conversione alla religione cattolica.

Queste distanze tra Longobardi e Romani si attenuarono nel tempo, ma non vennero mai superate del tutto e la mancata integrazione costituirà sempre un fattore di debolezza dello stato longobardo.

I re Longobardi in Italia

Quando, rispettivamente nel 572 e nel 574, re Alboino e il suo successore Clefi vennero assassinati, il potere si frantumò tra i diversi duchi in lotta tra loro; ma il pericolo di una controffensiva bizantina spinse i duchi a scegliere un nuovo re, Autari (584-590). Sotto di lui fu ricostituita l’autorità regia: i duchi furono infatti convinti a cedere alla corona la metà dei beni fiscali di ciascun ducato; queste risorse andarono a costituire un vasto patrimonio necessario all’esercizio del potere centrale. Per amministrare queste terre il re utilizzava i gastaldi, funzionari nominati dal sovrano con poteri giudiziari e militari.
Al fine di rafforzare la propria posizione, Autari cercò alleanze con altre popolazioni germaniche, e sposò la figlia del duca di Baviera, Teodolinda, di religione cattolica.
Pur non introducendo alcuna novità sul piano religioso, Autari mostrò maggiore apertura nei confronti dei Romani e chiamò alcuni di loro a far parte del consiglio di corte. In questo avvicinamento tra vincitori e vinti fu importante il ruolo svolto dalla cattolica Teodolinda.

Alla morte del re Autari, avvenuta in circostanze misteriose, la regina Teodolinda sposò in seconde nozze Agilulfo (591-616), duca di Torino. Agilulfo diede nuovo impulso alla politica di rafforzamento della monarchia, tanto all’esterno – dove riprese l’offensiva contro i territori bizantini – quanto all’interno, dove cercò di comprimere l’autonomia dei duchi. Agilufo tentò di intreccaire rapporti più stretti con la popolazione di origine romana. In questa politica svolse un ruolo decisivo la grande personalità di papa Gregorio Magno. Questi si era reso conto che i Longobardi erano ormai una realtà radicata nella penisola e che di questa realtà la Chiesa doveva prendere atto. Egli riconobbe quindi l’entità politica longobarda intrattenendo rapporti con i duchi e con la corte, dove la regina Teodolinda svolgeva una preziosa opera di mediazione.

L’avvicinamento al cattolicesimo, tollerato da Agilulfo, divenne aperto consenso presso i suoi successori: Adaloaldo (616-625); Arioaldo (626-636); Rotari (636-652) ricordato per l’editto (Editto di Rotari) emanato nel 643; Rodoaldo (652-653); finché il re Ariperto (653-661) sconfessò apertamente l’arianesimo e aderì ufficialmente alla religione cattolica.

Alla fine del VII secolo il cattolicesimo si affermò definitivamente tra i Longobardi. Dopo la canversione, i re longobardi donarono molte terre ai vescovadi e alle abbazie e divennero a loro volta grandi costruttori di monasteri. Nonostante questo, la Chiesa considerò la loro potenza una minaccia costante per la propria autonomia e cercò sempre di ostacolarne i successivi progetti di espansione nella penisola.

Il conflitto tra la Chiesa romana e i Longobardi si acuì durante il regno di Liutprando (713-744) deciso a intraprendere una politica espansionistica, il che spinse i pontefici a cercare in Occidente degli alleati che fossero in grado di fronteggiare la minaccia dei Longobardi. Si rafforzarono perciò il legami con il Regno dei Franchi, i cui buoni rapporti con la Chiesa di Roma duravano da circa due secoli.

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