editto di rotari
"Re Rotari in trono", particolare, dall'Editto di Rotari.

Il 22 novembre del 643, a Pavia, viene emanato l’editto di Rotari. L’editto di Rotari è il primo codice di leggi scritte in latino (era la lingua tradizionalmente in uso per esprimere contenuti di carattere giuridico e istituzionale) del popolo longobardo. Esso si compone di 388 articoli, dei quali gli ultimi 20 rappresentano delle aggiunte.

Prima dell’emanazione dell’editto di Rotari, il sistema giuridico longobardo si basava su consuetudini tramandate oralmente, alle quali la popolazione era obbligata ad attenersi.

L’editto di Rotari fa ricorso a formule giuridiche ricavate dal diritto romano, in particolare dal Corpus iuris civilis, promosso dall’imperatore bizantino Giustiniano.

Con l’editto il sovrano longobardo Rotari (636-652) volle affermare una giustizia unica e codificata in tutto il regno, eliminando il più possibile differenze, abusi, vendette personali.

Il re Rotari cercò soprattutto di imporre la giustizia pubblica al posto di quella privata, sostituendo, per esempio, alla faida il guidrigildo, cioè il risarcimento in denaro in caso di danno subito: “Se un uomo libero ferito avrà ferito un altro alla testa in modo da rompergli le ossa, pagherà per un osso 12 soldi, per due ossa 24, per tre ossa 36 soldi. Se un uomo libero avrà offeso gravemente la sposa di un altro uomo libero, paghi la somma di 1200 soldi, metà ai parenti della donna, metà alla corte del re” [dall’Editto di Rotari]. L’entità del guidrigildo, poi, variava non solo in base alla gravità del delitto, ma anche allo stato sociale e giuridico dell’individuo.

Eppure l’editto di Rotari, sotto molti altri aspetti, testimonia quanto i longobardi fossero ancora legati al loro mondo tribale. Il legame con la tradizione diventa evidente nella persistenza di usi che non potevano essere del tutto eliminati perché facenti parte dei costumi caratteristici della stirpe longobarda. Un esempio è quello dell’ordalìa, il “Giudizio di Dio”.
L’ordalìa consisteva in una prova fisica dolorosa con cui l’accusato doveva dimostrare la propria innocenza oppure ci si sfidava a duello. Per le donne, ad esempio, si ordinava che camminassero a piedi nudi sulle braci ardenti o che tenessero in mano per qualche minuto un ferro rovente. Le leggende raccontano che le donne innocenti non subivano alcun danno.
Altre volte accusatore e accusato (oppure due guerrieri scelti da entrambi come loro campioni) si affrontavano in duello: chi perdeva dimostrava di essere in torto e, se non moriva durante lo scontro, veniva legato mani e piedi a quattro cavalli e subiva la pena dello squartamento.

L’editto di Rotari trasmette informazioni importanti anche riguardo all’economia e all’organizzazione del lavoro. Alcune norme dell’editto, per esempio, regolano in modo minuzioso lo sfruttamento degli alveari nei boschi o si dilungano sul criterio per assegnare una preda colpita da più cacciatori. Tutto questo rimanda a un sistema economico molto semplice, in cui la dipendenza dall’ambiente naturale era fortissima.

L’insieme delle norme che costituiscono l’editto di Rotari fu applicato solo alla popolazione di origine longobarda. Con il passar del tempo, però, le relazioni tra Longobardi e Romani si intensificarono e fu avvertita la necessità di trovare nuove soluzioni per evitare i possibili contrasti e favorire la convivenza. In questa direzione operò il re Liutprando (712-744) che attribuì validità anche alla legge romana: chiunque poteva ricorrere al diritto romano, non solo chi era romano d’origine.