Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio

Nella vita di Giovanni Boccaccio si possono distinguere più periodi, che scandiscono i tempi fondamentali del suo itinerario culturale e artistico.

Infanzia fiorentina (1313-27)

Giovanni Boccaccio nasce il 16 giugno 1313 a Certaldo o a Firenze, dal ricco mercante Boccaccino di Chelino. È un figlio illegittimo, ma il padre lo riconosce e gli fa compiere i primi studi nella propria casa di Firenze. Ben presto, però, è mandato dal padre a Napoli per far pratica mercantile e bancaria.

Giovinezza napoletana (1327- 40)

A Napoli Giovanni Boccaccio, dopo aver abbandonato le attività commerciali, si dedica agli studi letterari. Frequenta la corte del re Roberto d’Angiò e conosce Maria dei conti d’Aquino, la donna che amerà e celebrerà nei suoi componimenti con il nome di Fiammetta.

Nel 1333-34 (oppure secondo altri 1335-37) scrive la Caccia di Diana, un poemetto mondano-mitologico in terzine: nobildonne della società mondana napoletana si dedicano a una caccia in onore di Diana. Le donne dovrebbero consacrare le loro prede alla dea della caccia e della castità, ma si ribellano e invocano l’aiuto di Venere. Grazie all’intervento della dea dell’amore, gli animali uccisi si trasformano negli uomini da loro amati (Boccaccio stesso, da cervo diventa uomo colmo di ogni virtù). È evidente in questa conclusione, il rovesciamento positivo del mito classico di Circe.

Nel 1336-39 compone il Filocolo, romanzo d’avventura e d’amore, secondo la tradizione cortese proveniente dalla Francia, che narra dell’amore contrastato tra Florio e Biancofiore.

Nel 1339-40 compone il Teseida, poema epico in dodici libri, dedicato a Fiammetta.

Nel 1340 compone il Filostrato (altri datano tuttavia quest’opera al 1335). È un poema in ottave, che narra dell’amore di Troiolo, figlio di Priamo re di Troia, per Criseida, una donna greca prigioniera a Troia. Grazie alla mediazione dell’amico Pandaro, Troiolo-Filostrato (Filostrato, “vinto d’amore” nel greco approssimativo di Giovanni Boccaccio) riesce a ottenerne l’amore. Ma Criseida, attraverso uno scambio di prigionieri, ritorna al campo greco e, nonostante le promesse di fedeltà, si dà a un altro amante. Troiolo-Filostrato allora si lascia uccidere in duello da Achille.

Primo decennio di attività fiorentina (1341-50)

Nel 1340, a causa di gravi problemi finanziari, Giovanni Boccaccio è costretto a tornare a Firenze. Qui, per mantenersi, si mette al servizio del Comune che gli affida incarichi e ambasciate in varie città d’Italia. Diventa amico di Francesco Petrarca e grande ammiratore di Dante Alighieri.

Al 1342-43 risale la prima redazione dell’Amorosa visione. È poema in terzine suddiviso in cinquanta canti: Giovanni Boccaccio visita in sogno, sotto la guida di una donna gentile, un castello, in cui sono rappresentate scene allegoriche e appaiono personaggi celebri, da Aristotele a Boezio, da Avicenna a Orfeo, da Socrate a Tolomeo (il che permette all’autore di mostrare la propria erudizione). Uscito dal palazzo, il poeta incontra in un bel giardino alcune nobildonne fiorentine e napoletane, tra cui Fiammetta. Si apparta con lei in un boschetto e cerca di possederla mentre la donna sta dormendo. Ma Fiammetta si risveglia e fa presente che la guida può tornare da un momento all’altro e così interrompe l’amplesso. In effetti la guida torna e promette al poeta il pieno possesso della donna, se saprà attenersi sempre ai precetti virtuosi imparati durante il viaggio.

Al 1343-44 risale la composizione dell’Elegia di Madonna Fiammetta. È l’opera più matura di Giovanni Boccaccio prima del Decameron. Si tratta di una lunga lettera che Fiammetta rivolge alle donne innamorate per raccontare loro il proprio dramma d’amore. Il risultato è un romanzo-confessione o un romanzo-monologo, in prima persona: Fiammetta ha amato Panfilo, pur essendo sposata. Invano la nutrice ha tentato di distoglierla da questo amore. Panfilo (dietro cui si nasconde l’autore) deve partire da Napoli, ove il racconto è ambientato, per Firenze. Ha promesso che sarebbe tornato dopo quattro mesi. Trascorso il tempo prefissato, Fiammetta non ha alcuna notizia del giovane. Dopo qualche tempo, viene a conoscenza, pur fra notizie contrastanti, del suo tradimento. L’angoscia di Fiammetta è raddoppiata dal fatto che non è manifestabile: deve fingere con il marito, il quale si adopera, credendola ammalata, per curarla. Fiammetta giunge a tentare il suicidio, ma viene salvata. Non le restano che una severa meditazione sulla propria vita e la coscienza, stoicamente orgogliosa, di una sorta di primato nella sfortuna.

Al 1344-45 risale la composizione del Ninfale fiesolano, un poemetto di 473 ottave, in tono popolaresco, che vuole cantare le origini di Firenze e di Fiesole, fondate dai discendenti dei due protagonisti dell’opera, il pastore Africo e la ninfa Mensola. Africo e Mensola sono anche i nomi di due fiumi tra Firenze e Fiesole, che secondo Giovanni Boccaccio deriverebbero la loro denominazione appunto da questi due personaggi.

Nel 1348 muoiono per la peste (La Peste Nera del 1300) il padre e la matrigna Bice.

Al 1349-51 risale la composizione del suo capolavoro il Decameron.

Secondo decennio di attività fiorentina (1351-60)

1351 Giovanni Boccaccio è nominato camerlengo alla camera del Comune e riceve vari incarichi ufficiali. In quest’anno o nel successivo scrive la prima redazione del Trattatello in laude di Dante (una seconda, più breve, diversi anni dopo). È un’opera in volgare che è in realtà una biografia, testimonianza del culto che Giovanni Boccaccio ebbe per Dante. È la prima ampia biografia di Dante e la più importante, insieme a quella dell’umanista Leonardo Bruni, successiva, però, di un secolo (1456). Benché le notizie biografiche siano state raccolte dall’autore con grande solerzia, non mancano informazioni fantasiose. Attraverso l’opera, Boccaccio in realtà si pone a difesa della poesia che vede personificata in questo grande personaggio.

1353 Scrive una lettera a Petrarca deprecando la sua decisione di stabilirsi a Milano presso i Visconti, nemici di Firenze e delle libertà repubblicane.

1354 Missione ad Avignone presso papa Innocenzo VI.

1355 Compie un viaggio a Napoli con la speranza di essere nominato segretario regio. Visita la Biblioteca di Montecassino per cercare e trascrivere codici antichi. In questo anno muore, con suo grande dolore, la piccola Violante, la più amata tra i figli (ne ha avuti cinque, tutti illegittimi, da varie relazioni).

1360 Prima redazione del De casibus virorum illustrium [Le sventure di uomini illustri]. Ottiene da Innocenzo VI la facoltà di tenere ufficio, prebenda o cura d’anime, dando inizio così alla propria carriera ecclesiastica.

Ritiro a Certaldo (1361-65)

Un tentativo fallito di colpo di stato coinvolge vari amici di Giovanni Boccaccio, facendo cadere su di lui vari sospetti. Per quattro anni sarà perciò esonerato da ogni incarico. Costretto dagli avvenimneti, vende al fratellastro la casa fiorentina e si ritira a Certaldo.

A Certaldo lavora ancora in latino a opere erudite, come De mulieribus claris [Le donne illustri] e Genealogia deorum gentilium [Genealogia degli dèi pagani]. Comincia a scrivere il Corbaccio, l’opera in volgare di maggior spicco dopo il Decameron, che rivela un radicale cambiamento nel rapporto con le donne: dalla filoginia (amore per le donne) alla misoginia (odio per le donne). L’occasione per scriverlo pare autobiografica: l’amore senile per una vedova che si sarebbe fatta gioco di Giovanni Boccaccio, spingendolo alla vendetta attraverso questa opera letteraria. Infatti all’inizio l’autore racconta in prima persona gli scherni subiti da una vedova di cui si era innamorato e di un sogno che avrebbe fatto. In questo sogno, l’autore si sarebbe smarrito, secondo lo schema iniziale della Commedia dantesca, in una selva orribile, un «porcile di Venere» in cui gli uomini che subiscono la seduzione femminile sono trasformati in animali. A questo punto compare un’ombra, il marito defunto della vedova, che si offre come guida. Costui, per farlo uscire dal quel luogo, gli illustra la vera natura delle donne e della passione d’amore, rappresentandogli  in modo realistico e grottesco insieme i caratteri fisici e morali della donna di cui l’autore è innamorato e di cui lui è stato il marito. L’opera assume quindi i tratti di un’autocritica e di una ritrattazione: Giovanni Boccaccio intende ora liberarsi delle passioni del passato e intraprendere una vita nuova. Ciò comporta anche un rifiuto della poetica letteraria sino allora seguita e la scelta di dedicarsi unicamente ad argomenti nobili ed elevati, agli studi filosofici ed umanistici.

Ultimo decennio fiorentino-certaldese (1365-75)

1365 In agosto Giovanni Boccaccio riceve dal comune fiorentino l’incarico di recarsi ad Avignone da papa Urbano V per convincerlo a tornare a Roma.

1367 Dopo un nuovo viaggio a Venezia per incontrare Francesco Petrarca, si reca a Roma per incarico della Repubblica fiorentina, che vuole congratularsi con il papa per la sua scelta di ritornare in questa città (ove peraltro Urbano V rimane solo tre anni). In dicembre ottiene l’incarico di sorvegliare le milizie mercenarie.

1370 Nuovo viaggio a Napoli, dove è ben accolto dalla regina Giovanna. Copia il Decameron di suo pugno in un codice ora conservato alla Biblioteca di Berlino.

1373 Il 23 ottobre dà inizio alle pubbliche letture della Commedia di Dante Aligheri nella chiesa di Santo Stefano in Badia.

1374 Verso la fine di gennaio cessa le sue letture dantesche e torna a Certaldo. È ammalato di scabbia (o di diabete, secondo alcuni studiosi), ha febbri alte e probabilmente anche una forma di idropisia.

1375 Giovanni Boccaccio muore a Certaldo il 21 dicembre, un anno dopo rispetto all’amico Petrarca.