circe
John William Waterhouse, Circe offre la coppa a Odisseo (particolare), 1891. Oldham Art Gallery, Gran Bretagna

Circe è figlia del dio Elios (il Sole) e della ninfa Perseide, figlia di Oceano.

Circe discende direttamente dalla stirpe dei Titani ed è quindi una divinità indipendente dalla generazione degli dèi olimpici che ha origine da Zeus e dai suoi fratelli.

La considerazione vale anche se si accetta la versione più moderna del mito, che la vorrebbe figlia di Ecate, dea benefica che presiede alla magia e che è legata al mondo delle Ombre.

La magia è un tratto costitutivo di Circe che conosce droghe con cui pratica stregonerie e sa operare metamorfosi con l’uso di una bacchetta magica: i compagni di Odisseo grazie alle sue arti divengono porci, e solo l’erba moly, l’antidoto fornito da Ermes, permette all’eroe di resistere ai suoi sortilegi.

Circe tuttavia non è presentata come una creatura del male: messa nelle condizioni di non poter più nuocere, la maga diviene molto generosa con l’eroe, lo aiuta nel viaggio nell’Oltretomba e lo istruisce su come affrontare i pericoli della navigazione verso Itaca.

Secondo Omero, la casa di Circe sull’isola Eea è uno splendido palazzo che si erge in mezzo a un bosco. Intorno alla sua dimora si aggirano lupi e leoni, che con la loro presenza terrorizzano chi si avvventura nella profonda vallata; dentro il palazzo la maga tesse e canta, ammaliando con la sua voce.

Oltre all’avventura con Odisseo (Circe compare nell’Odissea, Libri X, XI, XII) – dal quale avrebbe avuto un figlio chiamato Telegono, le cui vicende vennero narrate in un poema molto più tardo dell’Odissea, la Telegonìa – il mito attribuiva a Circe altre storie.

Il nome della maga è infatti anche legato a quello di Scilla: secondo quanto narra il poeta latino Ovidio, Circe si innamorò del dio marino Glauco che si era rivolto a lei desideroso di una pozione per far innamorare la giovane Scilla, ma la dea trasformò la sua rivale nel mostro dalle sei teste di cani latranti che, con Cariddi, uccide uomini e affonda navi.

Tutti questi racconti hanno contribuito sia a creare la figura letteraria della maga, che sarà ereditata dai poemi cavallereschi, sia a delineare nell’immaginario collettivo Circe come prototipo della donna pericolosa, della ammaliatrice che porta l’uomo alla rovina.

La Circe omerica non ha però queste connotazioni totalmente negative. La dea, infatti, dopo aver trasformato gli uomini in maiali, li restituisce allo stato umano più belli di prima e ristora per un anno Odisseo e i suoi compagni.

Circe dà all’eroe tutte le conoscenze necessarie per affrontare il viaggio nel regno dei morti (Odissea Libro XI) e le disavventure successive.

Grazie ai suoi consigli, il rischio delle Sirene viene neutralizzato, e il protagonista può per un breve tratto godere del loro dolcissimo canto, senza morirne.

Il pericolo di Cariddi viene superato grazie alla navigazione accorta e tenace e all’astuzia di Odisseo, che non ha rivelato ai compagni l’esistenza di Scilla su consiglio di Circe; ma il mostro a sei teste divora sei compagni dell’eroe, che tenta invano di contrastarlo con le inutili armi, non attenendosi questa volta ai consigli della maga (Odissea Libro XII).