Ovidio poeta dell'amore: le opere giovanili

Riassunto di Letteratura latina sulla vita e le opere giovanili di Publio Ovidio Nasone: Amores, Heroides, Ars amatoria, Remedia amoris, Medicamina faciei.

Publio Ovidio Nasone nacque il 20 marzo del 43 a.C. a Sulmona. Di famiglia benestante, nel 30 a.C. fu mandato a Roma a studiare oratoria e a tentare la carriera pubblica.

La sua vera vocazione era però la poesia. Si trovava ad avere, infatti, una facile vena poetica che lo portava a versificare senza alcuna difficoltà.

Quasi tutto ciò che ha scritto ci è pervenuto. Sono andati perduti solo una tragedia, la Medea, un poema di contenuto astronomico, Phaenomena, ed alcuni carmi minori, molti dei quali composti in età giovanile.

Nella produzione poetica di Ovidio possiamo distinguere tre gruppi di opere: le opere giovanili o amorose; le opere maggiori o della maturità (Metamorfosi e Fasti); le opere dell’esilio.

Publio Ovidio Nasone: le opere giovanili

Le opere Amores, Heroides, Ars amatoria, Remedia amoris, Medicamina faciei furono composte nell’arco di tempo che va dall’adolescenza fino al 1 d.C. Sono tutte in distici elegiaci.
Il pubblico al quale Ovidio si rivolge è quello della società agiata, che trascorre l’esistenza nei salotti, teatri, giochi del circo, le feste e le ville e per la quale l’amore è puro gioco.

  • Amores è la prima opera di Ovidio; una raccolta di elegie composte tra il 23 e il 14 a.C. Nell’edizione che ci è pervenuta essa consta di tre libri ma, come ci informa il poeta stesso, una precedente edizione comprendeva cinque libri.
    La musa ispiratrice è Corinna, uno pseudonimo secondo la consuetudine dei poeti d’amore che amavano nobilitare la loro donna cantandola sotto il nome di un personaggio famoso del passato. La Corinna di Ovidio è il nome di una poetessa vissuta tra il VI e il V secolo a.C.
    La Corinna cui sono dedicati gli Amores non è una donna reale ma un simbolo: essa incarna gli amori, o meglio, le avventure del poeta che confessava di sentire attrazione per tutte le donne a patto che fossero belle.
    Negli Amores prevale una rappresentazione giocosa del sentimento amoroso: il poeta lo canta con ironico distacco, senza coinvolgimento emotivo, come puro gioco del paradosso: non implora l’amata di essergli fedele, ma di fingere di esserlo; non odia il marito della donna, anzi lo invita a proteggerla meglio.

 

  • Heroides (o Eroidi) è una raccolta di 21 immaginarie lettere d’amore, delle quali le prime 15 sono epistole inviate da eroine della mitologia ai loro mariti e amanti: ad esempio Penelope a Ulisse; Briseide ad Achille; Fedra a Ippolito; Didone a Enea; Ermione a Oreste; Arianna a Teseo; Medea a Giasone; Saffo (l’unica figura storica ma divenuta leggendaria per il suo infelice amore) a Faone; le altre 6 sono costituite da tre coppie, ciascuna delle quali contiene la lettera di un eroe e la risposta della donna amata: Paride a Elena, Leandro a Ero, Aconzio a Cidippe.
    Le lettere sono strutturate come lunghi monologhi, attraverso i quali l’innamorata cerca di persuadere l’amante lontano a tornare da lei.
    I temi sono quelli della letteratura erotica: la disperazione per la lontananza dell’amato, il sospetto  della sua infedeltà, la gelosia, la minaccia del suicidio, ecc.
    Le eroine pensano e sentono come potrebbe pensare e sentire la donna romana dell’età augustea. Il caso più emblematico è dato dalla lettera di Fedra al figliastro Ippolito. Fedra, che nell’Ippolito di Euripide conservava una propria dignità, con Ovidio diventa una donna spregiudicata che invita il casto Ippolito a lasciarsi andare e a vivere il loro rapporto fuori dagli schemi.

 

  • Ars amatoria (l’Arte di amare) è l’opera più conosciuta di Ovidio, composta tra l’1 a.C. e l’1 d.C. Si compone di tre libri.

Nel primo libro il poeta dà utili suggerimenti sui luoghi da frequentare per scegliere la donna da amare: sono da preferire i luoghi affollati come il circo, le corse dei cavalli, il teatro, i banchetti, il Foro. Una volta scelta la donna è importante che il corteggiatore, sempre pulito e ben vestito, si mostri sicuro di sé e ben loquace.

Nel secondo libro Ovidio, svela il segreto per tenere a sé la donna conquistata: assecondarla in tutto per evitare litigi e perdere così giorni di felicità, riempirla di complimenti, farle dei piccoli ma continui doni, dedicarle dei versi, fare in modo che la donna creda che l’amante stia perdendo interesse, così che lei faccia di tutto per mantenere vivo il rapporto. E se è la donna a tradire è meglio fingere di non sapere.

Nel terzo libro Ovidio consiglia alle donne di curare sempre il loro aspetto, l’abbigliamento e l’acconciatura. Raccomanda di non mostrare ai loro amanti i propri trucchi di bellezza e di non farsi trovare con creme sul viso, perché ciò non le renderà più attraenti.

Nell’ultima parte, così come aveva fatto nel libro precedente, tratta l’atto amoroso che deve compiersi con la piena soddisfazione di entrambi gli amanti, il che comporta un sapiente indugiare o viceversa un repentino affrettarsi da parte dell’uomo; cosa che, secondo Ovidio, non è possibile da parte dei giovanissimi ma solo da chi ha più di trentacinque anni (e qui c’è una punta di veleno del quarantenne poeta verso i giovani) e ha una lunga esperienza in cose di amore e di sesso.
Infine raccomanda alle donne, così come aveva fatto con gli uomini, di rendere noto il nome del poeta che ha insegnato loro a sedurre.

Sebbene Ovidio si fosse affannato a proclamare che una tale “arte di amare” non era rivolto alle gentildonne, alle matrone, ma solo alle donne libere, alle liberte, alle quasi-cortigiane oltre che, naturalmente, ai giovanotti, L’Ars amatoria non risultò gradita ad Augusto e ai suoi piani di risanamento morale e familiare e costituì uno dei motivi che, nell’8 d.C., per ordine di Augusto stesso, costarono al poeta la relegazione (a differenza dell’esilio non prevedeva la perdita dei diritti di cittadino e la confisca dei beni) a Tomi, l’odierna Costanza sul Mar Nero, in Romania. Non ebbe la grazia né da Augusto né dal suo successore Tiberio. La morì, lontano dalla sua terza moglie, Fabia, e da sua figlia Ovidia (nata da uno dei due matrimoni precedenti, dei quali non si sa nulla) e fu sepolto.

  • Remedia amoris (Rimedi d’amore) è un piccolo trattato di 800 versi. Se nell’Ars amatoria Ovidio cantava il modo per conquistare e per mantenere l’amore di una donna, con Remedia amoris il poeta vuole istruire sul come liberarsi dalla passione.
    Il rimedio per Ovidio consiste da una parte nel distrarsi con altre attività (lavoro, viaggi, ecc.), dall’altra nell’associare la persona amata non ai momenti belli della vita, ma a quelli più spiacevoli. Il tutto è esposto con fine eleganza e con una patina di umorismo che caratterizza tutte le opere erotiche del poeta.

 

  • Medicamina faciei (Medicamenti del volto) è un trattato di cosmesi di cento versi. Il poeta aveva già sottolineato l’importanza della cosmetica femminile nell’Ars amatoria. Ne Medicamenta faciei, Ovidio rovescia l’opinione comune secondo la quale alla bruttezza si sopperisce con le qualità spirituali e la bellezza è tanto più apprezzata quanto più è naturale. Afferma che la cosmesi è un tramite di bellezza se adoperata per mettere in evidenza gi aspetti più belli del proprio corpo e mascherare quelli brutti.