Età augustea letteratura latina riassunto

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età augustea

L’età augustea è compresa tra la morte di Cesare (44 a.C.) e quella di Ottaviano Augusto (14 d.C.). Dopo i decenni delle guerre civili, rappresentò per Roma un periodo di pace e prosperità.

Con Ottaviano Augusto, Roma raggiunse il massimo splendore politico, sociale e culturale. Alla sua morte, nel 14 d.C., lasciò al suo successore Tiberio un impero in forte ripresa economica e demografica.

Rispetto formale della repubblica e regime monarchico

Dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) Ottaviano si trovò ad avere nelle mani il controllo di Roma. Pur mantenendo un rispetto formale per le magistrature della repubblica, realizzò gradualmente un processo di accentramento del potere, assommando in sé un imperium maius et infinitum, superiore a quello di tutti gli altri magistrati e senza limiti temporali, istaurando di fatto un regime monarchico.

Non proclamò mai però la fine della repubblica, rendendosi conto che l’attaccamento agli ideali repubblicani e al mito della libertas era ancora radicato, soprattutto nella classe senatoria.

Le riforme in età augustea

Augusto intraprese una profonda riforma dello Stato. Diminuì l’influenza del senato insieme al numero dei senatori; ridusse e riorganizzò l’esercito, attraverso la formazione di sole 28 legioni, composte da professionisti in ferma prolungata, e fu sovvenzionato tramite apposite tasse.

La divisione delle province

Divise le province in senatorie e imperiali. Le prime erano amministrate da governatori di nomina senatoria, le seconde controllate da legati scelti dall’imperatore stesso.

I magistrati della repubblica furono progressivamente esautorati da prefetti di nomina imperiale.

La politica estera

In politica estera Augusto rafforzò i confini e consolidò il controllo di regioni ancora ribelli. Completò la sottomissione della penisola iberica; rinsaldò il controllo dei valichi alpini; concluse la conquista di Norico, Rezia e Pannonia. Solo il progetto di spostare il confine dal Reno all’Elba, per ridurre le minacce di incursione dei Germani, fu frustrato per la pesante sconfitta subita nella foresta di Teutoburgo nel 9 d.C. da Publio Quintilio Varo. Con i Parti Augusto strinse una pace temporanea, soprattutto grazie all’azione diplomatica di Tiberio.

La Pax Augustea

La pax Augustea (la difesa della pace) consentì di risanare i danni causati dalle guerre civili e di attuare una ripresa nella produzione e nei commerci. Il potenziamento dei porti e della rete viaria permise lo sviluppo del mercato centrale ma anche l’espansione economica delle province.

Nella sua opera di riforma Ottaviano Augusto fu supportato da un apparato burocratico ampio ed efficiente; la maggior parte delle alte cariche burocratiche fu assegnata a esponenti dell’ordine equestre. Salirono d’importanza sociale anche i liberti, che Augusto impiegò nell’apparato pubblico.

Servizi pubblici e interventi strutturali in età augustea

Augusto migliorò anche i servizi pubblici. Istituì infatti un corpo di funzionari addetti alla manutenzione degli edifici e un altro per la vigilanza sulla città; predispose un efficiente servizio postale.

Per garantire lo sviluppo dei commerci, curò le vie di comunicazione; fondò il porto militare di Classis, presso Ravenna, sede della flotta romana; progettò l’ampliamento del porto commerciale di Ostia (realizzato poi dai suoi successori).

Anche la stessa città di Roma venne rinnovata con numerosi interventi architettonici, che portarono alla costruzione di grandiosi edifici pubblici, monumenti, vere e proprie opere d’arte che avevano anche il valore di propaganda politica tesa a esaltare la grandezza di Augusto.

Tra i principali monumenti pubblici, tuttora esistenti, ci sono il Foro di Augusto (uno dei Fori imperiali di Roma), il Teatro Marcello, l’Ara Pacis. Agrippa, collaboratore di Ottaviano, fece edificare il Pantheon, fatto ricostruire poi dall’imperatore Adriano.

La morale e la religione in età augustea

Augusto volle sostenere la sua opera con un forte messaggio ideale: egli si sforzò di restaurare i valori del mos maiorum all’interno di un ritrovato clima di concordia e di pace, puntando sulla moralizzazione della vita familiare e pubblica e sulla valorizzazione della proprietà terriera, per rinvigorire l’agricoltura.

Furono presi provvedimenti contro l’ostentazione della ricchezza e contro il lusso eccessivo; furono emanati decreti che limitavano le spese voluttuarie, favorivano il matrimonio e le famiglie numerose e soprattutto – sul piano religioso – tentavano di porre un freno alla diffusione di culti orientali e di privilegiare la religione tradizionale.

I successi di questa azione furono però limitati: troppo profondi erano i cambiamenti sociali e troppo radicate le nuove abitudini di vita.

L’arte e la cultura dell’età augustea

Per creare il consenso attorno alla sua politica culturale, il princeps sfruttò anche le arti figurative, non solo attraverso l’edificazione del nuovo splendido foro, ma anche con l’impulso dato alla statuaria, che contribuì a creare la nuova immagine dell’imperatore.

Augusto chiamò intellettuali e scrittori a collaborare al suo progetto ideale. Non gli mancò il loro consenso, grazie soprattutto alla regia di Mecenate, amico e stretto collaboratore di Augusto. D’altra parte il principe non tollerò il dissenso. Gli oppositori erano ostacolati e spesso messi a tacere, come nel caso del poeta Ovidio, condannato all’esilio per il coinvolgimento in uno scandalo di corte, ma anche per il contenuto delle sue opere poetiche, lontano dal programma di restaurazione augustea.

I circoli culturali dell’età augustea

In età augustea si costituirono a Roma tre circoli culturali di letterati attorno a tre influenti personalità.

Il circolo di Mecenate si formò attorno a Gaio Clinio Mecenate (70-8 a.C.). Entrarono nel circolo poeti come Virgilio, Orazio, Properzio. Proprio dal circolo di Mecenate uscirà quel poema nazionale nuovo e straordinario che fu l’Eneide di Virgilio.

Il circolo culturale di Marco Valerio Messalla Corvino (ca 60 a.C.-8 d.C.). Raccolse intorno a sé numerosi letterati fra cui Tibullo e il giovane Ovidio. Il genere prediletto da questi membri del circolo fu quello elegiaco, di argomento erotico e di impostazione lirico-soggettiva, il che fa supporre un atteggiamento politico distaccato, se non di opposizione velata rispetto agli ideali del programma di Augusto.

Promotore di cultura e poesia fu anche Gaio Asinio Pollione (76 a.C.-4 d.C.). Fu il primo a Roma a promuovere la consuetudine delle letture pubbliche (recitationes) delle proprie opere letterarie. Ebbe anche il merito di aver fondato la prima biblioteca pubblica a Roma e di aver protetto alcuni scrittori anticonformisti della sua epoca, non culturalmente integrati con il regime dominante.

Ottaviano Augusto scrittore

Lo stesso Augusto, sia pure dilettante, si dedicava alle lettere. Esperto di eloquenza, scriveva e declamava volentieri e tentò anche la strada della poesia. In prosa, per il genere autobiografico, scrisse tredici libri di Commentarii de vita sua. Inoltre, per via epigrafica, è pervenuto l’Index rerum a se gestarum (o Res gestae divi Augusti, 14 d.C.). In esso Augusto ha redatto alla fine della sua vita una sorta di testamento politico per presentare la sua carriera.

I generi letterari

Quanto ai generi letterari, l’età augustea è considerata il vertice della poesia latina. Le opere teatrali dell’epoca, invece, sono purtroppo perdute.

Più staccata dalla politica augustea fu invece l’eperienza degli elegiaci latini. La prosa vide invece un progressivo arretramento dell’oratoria e si ritirò nelle sale di recitazione, trasformandosi in esercizio di abilità retorica.

La storiografia passò nelle mani di un letterato di professione come Livio, che riassunse tutta la storia di Roma, in una sorta di grande romanzo nazionale. Interessante e fertile fu la produzione di prosa tecnica, che vide gli interventi di molti giuristi, ma toccò il suo vertice con l’opera dell’architetto Vitruvio.

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