Ara Pacis
Ara Pacis, 13-9 a.C., marmo, 10,62x11,63x3,68 m. Roma, Museo dell'Ara Pacis.

La costruzione dell’Ara Pacis fu decretata dal senato il 4 luglio del 13 a.C. in occasione del ritorno a Roma di Augusto, per celebrarne le vittorie pacificatrici in Gallia e in Spagna.
Fu inaugurato il 30 gennaio nel 9 a.C. con  il nome di Ara Pacis Augustae (Altare della Pace Augustea).
L’Ara Pacis è costituito da un altare marmoreo, circondato da una finta palizzata, anch’essa in marmo, che forma un perimetro quasi quadrato (11,63×10,62 metri) con porte sui lati minori.
Negli anni Trenta del Novecento l’Ara Pacis è stata ricostruita presso il Tevere e ancor più recentemente, nel 2006, separata ed elevata rispetto alla zona circostante. In origine, però, doveva sorgere in pieno Campo Marzio, accanto al grande orologio solare fatto costruire in quegli anni dallo stesso Augusto.

L’intento celebrativo appare chiaro già nella struttura del monumento, che si compone di due elementi: l’altare vero e proprio, all’interno, eretto su un podio con gradinata, e il recinto esterno, posto su un basamento e aperto sui due lati maggiori, i cui bassorilievi svolgono l’esaltazione del ruolo di Augusto e della sua famiglia nell’ambito della storia della città.

Il rilievo del lato sud del recinto dell’Ara Pacis raffigura verosimilmente la Processione dedicatoria, la cerimonia con la quale il 30 gennaio nel 9 a.C. si inaugurò l’Ara Pacis.

Ara Pacis, Processione dedicatoria, particolare della lastra sud, 13-9 a.C., marmo, Roma
Ara Pacis, Processione dedicatoria, particolare della lastra sud, 13-9 a.C., marmo, Roma

La processione è aperta dai littori, simbolica guardia del corpo, muniti del fascio di verghe tenuto legato assieme; essi precedono gli officianti e i pontefici, in toga, in mezzo ai quali, col capo coperto, avanza lo stesso Augusto, nella sua funzione di pontefice massimo. Seguono quindi i Flamini, i sacerdoti preposti al culto delle singole divinità; dopo di loro procedono i membri della casa regnante, nell’ordine di successione. In testa si trova Marco Agrippa, valente generale e genero di Augusto, ancora vivo nel 13 a.C., ma morto nell’anno successivo; accanto a lui vi è un fanciullo, suo nipote e figlio adottivo di Augusto, Caio Cesare, successore designato, che morirà però nel 4 d.C. Seguono alcune coppie, tra le quali Livia e Tiberio e, più indietro, Druso, fratello di Tiberio, in abito militare, mentre parla con la moglie Antonia Minore (figlia della sorella di Augusto), che tiene per mano loro figlio, il piccolo Germanico, che nel 13 a.C. aveva due anni.

Rilievo con Marte e il pastore Faustolo mentre guardano la lupa che allatta i gemelli
Rilievo con Marte e il pastore Faustolo mentre guardano la lupa che allatta i gemelli

 

 

Ai lati dell’ingresso principale due fregi. A sinistra, Marte e il pastore Faustolo guardano la lupa che allatta i due gemelli, Romolo e Remo, presso il fico sacro del santuario del Lupercale.

 

 

 

Rilievo con Enea intento a compiere un sacrificio
Rilievo con Enea intento a compiere un sacrificio

 

 

A destra, Enea, col capo velato e assistito da due giovani officianti, è intento a compiere un sacrificio agli dèi in compagnia del figlio Ascanio, portando in dono la scrofa di Laurento.

 

 

Rilievo con la Saturnia Tellus
Rilievo con la Saturnia Tellus

 

 

Accanto alla porta dell’altro lato breve, si trova la raffigurazione della Terra abitata dalla stirpe umana, la Saturnia Tellus, indicata dalla presenza di putti e primizie tra due ninfe.

 

 

 

 

Rilievo con Roma seduta sulla catasta di armi

La Saturnia Tellus fa da corrispettivo alla figura di Roma, al di là della porta, seduta sulla catasta d’armi, simbolo della gloria della città. Un messaggio che sottolinea la felicità del nuovo momento di pace ottenuto con le armi.

 

 

Nelle processioni, come nelle quattro scene ai lati delle porte, tutto appare calmo, solenne, senza tensioni né passioni; le figure sono allineate e composte, i gesti misurati: si vuole riprodurre la perfezione della grecità classica, tipica dello stile augusteo.