ottaviano augusto
Statua di Augusto detta "Augusto di Prima Porta" o Augusto "loricato", presso i Musei Vaticani.

Ottaviano Augusto, primo imperatore romano: riassunto di Storia schematico e scorrevole per conoscere e memorizzare facilmente

Dopo la morte di Cesare (15 marzo del 44 a.C., le Idi di Marzo) a Roma si apre la lotta per il potere tra Marco Antonio (14 gennaio dell’83 a.C. – 1° agosto del 30 a.C.) e Gaio Giulio Cesare Ottaviano (23 settembre del 63 a.C. -19 agosto del 14 d.C.).

Ottaviano, pronipote di Cesare per parte di madre, alla morte di questi apprende di essere stato adottato come suo figlio nonché designato erede di tutti i suoi beni. Comincia qui la carriera politica del giovane Ottaviano.

Nel 43 a.C. Antonio e Ottaviano formano con il generale Marco Emilio Lepido il Secondo triumvirato, che sancisce la fine delle istituzioni repubblicane.

Nel 42 a.C., nella battaglia di Filippi, i triumviri sconfiggono i repubblicani guidati dai cesaricidi Cassio e Bruto.

Nel 40 a.C., con l’accordo di Brindisi, Antonio e Ottaviano si spartiscono i domini romani: ad Antonio il controllo delle province orientali, a Ottaviano di quelle occidentali. A Lepido, figura marginale, viene concessa solo l’Africa.

Antonio nelle province orientali si lega a Cleopatra, regina d’Egitto: nel 37 a.C. Antonio ripudia Ottavia, sorella di Ottaviano, e sposa Cleopatra.

Ottaviano accusa Antonio di voler creare un impero orientale indipendente da Roma e, su mandato del senato, affronta e sconfigge Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio (31 a.C.) sulla costa meridionale dell’Epiro.

L’anno successivo, 30 a.C., Ottaviano invade l’Egitto, l’esercito di Antonio fugge all’apparire dei romani. Quest’ennesima umiliazione spinge Antonio al suicidio. Cleopatra, vedendosi perduta, si uccide, secondo la leggenda, facendosi mordere da un aspide al seno.

Da questo momento inizia la storia di Roma definita “principato“.
Vi fu tuttavia una forte continuità con l’età repubblicana: istituzioni, norme giuridiche, valori religiosi e civili rimasero i medesimi dell’epoca precedente, anche se profondamente trasformati per effetto della concentrazione del potere nelle mani di una sola persona, che controllava o ricopriva in prima persona tutte le principali cariche pubbliche.

Ottaviano divenne princeps senatus (29 a.C.), principe, cioè «primo» del senato e quindi primo cittadino dello Stato. Più tardi ricevette il titolo di augustus (16 gennaio del 27 a.C.), che sarebbe entrato a far parte del suo nome, Ottaviano Augusto. Derivato dal verbo augeo, «accresco», augusto indicava la caratteristica di un uomo che faceva aumentare il benessere dei cittadini e che per questo era oggetto di devozione.

Nel 23 a.C., Ottaviano Augusto assunse l’imperium proconsulare maius et infinitum (comando perpetuo delle province) che gli permetteva di controllare le province strategiche.
Nello stesso anno gli venne consegnata la tribunicia potestas, ossia il potere del tribuno della plebe, anche senza rivestirne la carica: poteva così esercitare il diritto di veto, di aiuto, di proporre leggi, e convocare le assemblee.

Ottaviano Augusto accumulò altre cariche: il controllo degli approvvigionamenti di Roma (cura annonae) e la responsabilità delle strade (cura viarum).

Nel 12 a.C., infine, ottenne anche il pontificato massimo, la più alta carica religiosa, e il potere censorio per il controllo dei costumi e della pubblica moralità.

Ottaviano Augusto asservì il senato al suo volere, ottenne il favore popolare con grandi lavori pubblici, distribuzioni annuali di grano e giochi. Creò infine una potente ed efficiente burocrazia, con cui amministrò il vasto Impero di Roma.

Ottaviano Augusto comprese che la costruzione del consenso al suo regime richiedeva la diffusione di una vera e propria ideologia. Perciò si propose come il fautore di un ritorno ai valori tradizionali degli antenati, ripristinando il mos maiorum (si ricordi che Ottaviano Augusto relegò lontano da Roma sua figlia Giulia e sua nipote per la loro condotta scandalosa).

In ambito religioso Ottaviano Augusto cercò di ripristinare le credenze tradizionali, corrotte dalla crescente diffusione di culti orientali, e reintrodusse antiche cerimonie ufficiali. Fu molto cauto però nel diffondere il culto della sua persona, che tuttavia si affermò in Oriente. Le popolazioni orientali, infatti, erano abituate per tradizione antichissima a venerare la figura del monarca. Così, mentre in Oriente Ottaviano Augusto fu celebrato come un dio, nel resto del mondo romano si praticava il culto del genio di Augusto, dove «genio» era inteso come l’essere divino che veglia sulla salute e sulla prosperità della famiglia (in questo caso dell’impero), proteggendola.

Sviluppò un’intensa opera di promozione della cultura, potenziando le biblioteche e divenendo, attraverso l’amico Mecenate, il patrono di poeti, oratori , storici, che ricevevano il sostegno economico necessario per dedicarsi agli studi e alle arti. I poeti Virgilio, Orazio e Properzio e lo storico Tito Livio cantarono e descrissero l’età augustea come un periodo di pace e di prosperità.

Ottaviano Augusto lasciò un segno anche nell’edilizia pubblica facendo edificare il foro di Augusto, l’Ara Pacis e il Pantheon.

In politica estera Ottaviano Augusto volle proporsi come garante della pace. Stipulò un trattato di pace ventennale con i Parti, nemici storici di Roma, insediò dei re-clienti nell’area orientale, consolidò i territori occidentali cercando di rendere sicuri i confini europei rappresentati dai fiumi Danubio e Reno. In queste campagne, in cui furono acquistati il Norico, la Rezia, la Pannonia e la Mesia, Roma subì anche una bruciante sconfitta nella foresta di Teutoburgo (9 d.C.), in Westfalia, ad opera dei Germani: ben tre legioni romane furono distrutte da Arminio, principe dei Cherusci.

Per amministrare questo immenso impero Ottaviano Augusto divise le province in due categorie: da un lato quelle senatorie affidate ai governatori aristocratici, dall’altro quelle imperiali, affidate invece a legati del principe, di estrazione equestre o addirittura scelti tra i liberti (gli schiavi liberati). Le prime versavano le tasse all’erario (il tesoro statale), le seconde le versavano invece al fisco (il tesoro imperiale). In questo modo il principe poteva finanziare grandi opere nelle sue province, finalizzate a una loro “romanizzazione” (cioè renderle omogenee a Roma), oltre che pagare gli eserciti.

In campo militare Ottaviano Augusto razionalizzò le legioni, riducendole a 28, affidandole a ufficiali professionisti pronti a spostarsi da una regione all’altra. La leva era volontaria, i soldati delle province acquisivano immediatamente la cittadinanza romana, lavoravano per vent’anni e poi erano congedati con assegnazioni di terre o di denaro.

Nonostante avesse sempre avuto una salute malferma, Ottaviano Augusto visse fino a settantasette anni. Da monarca di fatto qual era, si pose il problema di designare un successore, non avendo avuto nel pluridecennale matrimonio con Livia figli maschi. I candidati alla successione da lui prediletti vennero via via meno, premorendogli. Alla fine fu costretto a designare nel 13 d.C. il poco amato Tiberio, figliastro nato da un precedente matrimonio di Livia.

Ottaviano Augusto morì l’anno successivo, a Nola, il 19 agosto del 14 d.C.