Ascolta “Virgilio poeta latino – Eneide” su Spreaker.
L’Eneide scritta dal poeta latino Virgilio tra il 29 e il 19 a.C. è il poema epico a carattere celebrativo più importante della letteratura latina, perché unisce la narrazione mitologica alla volontà di celebrare la gloria di Roma e la discendenza dell’imperatore Ottaviano Augusto.
Il titolo dell’opera deriva dal suo protagonista, Enea, un semidio perché figlio del mortale Anchise e della dea Venere. Egli fuggito dalla sua città, Troia, conquistata e devastata dai Greci, intraprende un viaggio verso l’Italia, per fondare nel Lazio, secondo la volontà degli dèi, una nuova città e una nuova stirpe da cui discenderà quella di Roma.
Opera non compiuta e pubblicata per ordine dell’imperatore Ottaviano Augusto
Si tratta di un’opera incompiuta, perché la morte del poeta Virgilio nel 19 a.C. troncò il lavoro di rielaborazione e rifinitura, e la pubblicazione, avvenuta contro la volontà dell’autore (che, sentendosi prossimo alla morte, voleva che l’opera fosse data alle fiamme, perché incompiuto), fu resa necessaria dalla ferma intenzione dell’imperatore Ottaviano Augusto, che ordinò che fosse pubblicata senza alcuna correzione, nonostante qualche incoerenza e 58 versi incompiuti.
Virgilio infatti si era dedicato alla stesura dell’Eneide per volere di Ottaviano Augusto. L’opera doveva riscattare Roma dalle sue origini umili e oscure, così come doveva esaltare la grandezza del popolo romano e legittimare il governo di Augusto, presentandolo come discendente dell’eroe troiano Enea. L’imperatore infatti si gloriava di discendere da Iulo o Ascanio, figlio di Enea, a sua volta figlio della dea Venere. Virgilio faceva così coincidere la storia di Roma, fin dalle sue origini, con quella della famiglia che comandava nella città e in tutto l’impero.
Eneide struttura
L’Eneide è costituita da circa 10 000 versi esametri suddivisi in 12 libri. Nel comporre il proprio poema, Virgilio ha sicuramente tenuto presenti i modelli greci. Infatti, dei dodici libri che compongono l’Eneide, i primi sei, che raccontano il viaggio di Enea da Troia alla foce del Tevere, ricalcano in qualche modo l’Odissea, mentre gli altri sei, che narrano la guerra sostenuta dai Troiani al loro arrivo nel Lazio, si ricollegano idealmente all’Iliade.
I temi
Il legame con i poemi omerici è però solamente formale, perché l’Eneide di Virgilio trae ispirazione da sentimenti diversi e da altre convinzioni. Virgilio, infatti, privilegia alcuni nuclei tematici come l’amore, il dolore, la pietà per il comune destino di sofferenza di vincitori e vinti, la devozione filiale e religiosa, e piega la narrazione alla celebrazione convinta dei valori, della storia e della missione di Roma nel mondo.
Eneide trama
Virgilio nell’Eneide, come Omero nei suoi poemi, introduce subito il lettore nel vivo dell’azione presentando Enea e i suoi compagni. Essi, fuggiti da Troia in fiamme, da sette anni vagano senza trovare una patria. Una violenta tempesta li getta sulle coste libiche, dove Didone, la regina di Cartagine, li accoglie benevolmente. La regina cartaginese si innamora di Enea, ma l’amore tra i due è troncato da Giove, che invia il messaggero Mercurio da Enea per imporgli di lasciare Cartagine e partire alla volta dell’Italia. Enea obbedisce. Didone, scorgendo le navi troiane allontanarsi, scaglia contro Enea una terribile maledizione: che i discendenti del suo popolo e quelli del popolo troiano siano per sempre nemici irriducibili. Poi, disperata, si trafigge con la spada avuta in dono da Enea.
Dopo altre prove, Enea approda finalmente nel Lazio e ottiene ospitalità dal re Latino, che gli concede in sposa la figlia Lavinia. Ma Giunone istiga contro Enea la madre di Lavinia, Amata, e Turno, re dei Rutuli, a cui era stata promessa la giovane.
Scoppia la guerra fra Enea, Turno e i rispettivi alleati. Si susseguono duelli, episodi eroici, interventi divini. L’Eneide si chiude con la morte di Turno ucciso da Enea nel duello finale.
La morte di Turno consentirà all’eroe troiano di sposare Lavinia e di fondare la città di Lavinio, nei pressi dell’attuale Pratica di Mare, vicino Roma. Da Iulo Ascanio, figlio di Enea e Lavinia, avrà origine la gens Iulia, la famiglia cui appartiene anche Ottaviano Augusto.
Eneide analisi
Intreccio e fabula, flashback e anticipazioni
Nel poema di Virgilio intreccio (la sequenza degli eventi narrati) e fabula (l’ordine cronologico reale degli eventi) non coincidono. L’intreccio nell’Eneide inizia infatti in medias res (Libro I), cioè la storia narrata inizia nel mezzo degli avvenimenti: Enea e i suoi compagni, erranti da sette anni, si trovano in mezzo a una tempesta, suscitata dal dio dei venti Eolo, istigato dalla dea Giunone; Virgilio non informa il lettore su quanto accaduto fino ad allora. Recupera poi gli eventi precedenti in un secondo momento, attraverso i flashback, facendo sì che il protagonista, rispondendo a una richiesta di Didone, renda noto anche al lettore tutto ciò che è avvenuto dalla fine di Troia al naufragio sulle coste della Libia (Libro II e Libro III). Allo stesso tempo, le profezie e le visioni divine offrono anticipazioni sulla nascita di Roma e i suoi principali protagonisti.
Il narratore
Il narratore è esterno e onnisciente, interviene in prima persona a commentare i fatti, manifesta la sua commozione e la sua partecipazione alle vicende narrate, giudica i comportamenti dei suoi personaggi.
I libri II e III hanno invece un narratore interno di secondo grado: è Enea stesso che racconta alla regina Didone la fine di Troia e le peregrinazioni che hanno preceduto il suo arrivo sulla costa della Libia.
Il linguaggio
Il poema di Virgilio, a differenza dei poemi omerici, è un’opera scritta destinata alla lettura. Quindi nell’Eneide non compaiono aggettivi o espressioni fisse che si ripetono costantemente allo scopo di tenere viva l’attenzione del lettore; Virgilio, libero da questo vincolo, si avvale di un linguaggio più vario, ricco e articolato.
Ti potrebbe interessare anche:
Eneide riassunto breve libro per libro

