Afrodite (Venere per i Romani)
Venere e Marte, tavola di Sandro Botticelli, National Gallery, Londra

Omero narra nell’Iliade che Afrodite, dea della bellezza e dell’amore (i Romani la identificarono con Venere), era nata da Zeus e da Dione (Virgilio nell’Eneide adotta esplicitamente tale versione del mito).

Esiodo invece nella Teogonia narra di come Afrodite fosse nata dai testicoli di Urano recisi da Crono (sul sito Studia Rapido leggi Storia di Urano e Crono) e caduti sulla schiuma del mare, in una serena giornata di primavera; venne in seguito portata sull’isola di Citera, da dove su una conchiglia fu trasferita a Pafo, nell’isola di Cipro. Questi elementi narrativi giustificano la derivazione del nome di Afrodite da afròs, che significa «spuma», e gli appellativi Anadiomene, che significa «emersa», e Cyprogènia, «nata presso Cipro».

Afrodite era sposa di Efesto (il Vulcano dei Latini), ma amava Ares (Marte), dal quale ebbe molti figli. Il più famoso tra questi è Eros (Cupido), il dio dell’amore. Erano considerati figli di Afrodite e di Ares anche Deimo (il Terrore), Fobo (la Paura) e Armonia.

Secondo una leggenda, Efesto, il legittimo marito, fu informato dal Sole della segreta relazione tra i due e costruì una rete nella quale imprigionò i due amanti, i quali vennero svergognati davanti a tutti gli dèi dell’Olimpo.

Afrodite si lasciò andare ad altre avventure e generò Ermafrodito da Ermes, Rodo ed Erofilo da Poseidone, Priapo da Dioniso.

Frequenti anche i coinvolgimenti di Afrodite con i mortali: s’innamorò perdutamente di Anchise e generò Enea (secondo il mito fu Enea stesso a introdurre in Italia il culto di Venere, precisamente sul monte Erice, in Sicilia, dopo la morte del padre Anchise); vinse la gara per la bellezza su Era e Atena, promettendo a Paride, figlio di Priamo, la donna più bella del mondo, Elena, moglie di Menelao, re di Sparta (si crearono così i presupposti per la guerra di Troia); indusse Teti, dea del mare, ad innamorarsi di Peleo e generò Achille; punì Narciso che aveva sdegnato l’amore della ninfa Eco, facendolo innamorare della propria immagine; intrigò perché Fedra s’innamorasse del figliastro Ippolito, figlio di Teseo, ma il giovane, che odiava le donne, la respinse e Fedra si suicidò, ma prima per vendicarsi del rifiuto, lasciò scritto che Ippolito l’aveva violentata. Teseo credette alla calunnia e, con l’aiuto di Poseidone, provocò la morte di Ippolito e Afrodite trasse profondo piacere da ciò.

Un giorno la madre di Smirna, si vantò di avere una figlia più bella di Afrodite. La dea offesa fece in modo che Cinira, il padre di Smirna, ubriaco, abusasse della figlia. Quando Cinira si accorse del proprio misfatto inseguì la figlia con una spada: stava per ucciderla quando la dea, pentita, trasformò l’infelice ragazza in un albero di mirra dal tronco del quale uscì Adone. Adone venne affidato a Persefone, regina dei morti, ma quando fu cresciuto fece in modo che questa lo lasciasse libero. Giunto sulla terra, morì infilzato dalle zanne di un cinghiale che stava inseguendo. Afrodite, addolorata e invaghita di lui, pregò Zeus di richiamarlo alla vita: da quel momento Adone per decreto di Zeus rimase per un periodo di tempo presso Persefone, nel mondo dei morti, e per un altro periodo sulla terra. Il periodo trascorso negli inferi corrisponde al periodo invernale, l’altro alla primavera.

Il culto di Afrodite era di origine orientale e i Fenici (dove però la dea veniva chiamata Astarte) lo introdussero a Cipro, da cui poi si diffuse in tutta la Grecia. I luoghi dove ella era più venerata erano, oltre a Cipro, Pafo, Citera, Cnido e Idalia.

Tra le piante, erano sacre ad Afrodite il mirto, la rosa, il melo, il papavero; e tra gli animali il passero, la lepre, il cigno, il delfino e in particolare la colomba: si allevavano infatti stormi numerosi di colombe nei vari santuari che le erano consacrati.

La gens Iulia alla quale appartennero Giulio Cesare, Ottaviano e tutti gli imperatori fino a Nerone, si considerava discendente da Iulo-Ascanio, il figlio di Enea, e indicava in Venere l’antica progenitrice. Giulio Cesare dopo la vittoria nella battaglia di Farsalo contro Pompeo, eresse nel Foro Giulio un tempio a Venus Gentrix.

Numerose le statue di Afrodite. Le più celebri sono la Venere dei Medici, che sembra essere una copia dell’Afrodite di Cnido di Prassitele, e la Venere di Milo.