Esiodo: vita e opere
Baldassarre Peruzzi, Apollo danza con le Muse, particolare, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze

Esiodo è la prima personalità poetica storicamente accertata della letteratura greca. È anche il primo poeta greco che parla di sé nelle sue opere. Gli antichi lo fecero contemporaneo di Omero. Oggi la critica lo colloca posteriormente all’elaborazione dell’Iliade e dell’Odissea.

Esiodo – la vita

Esiodo nacque fra l’VIII e il VII secolo a.C. ad Ascra, città della Beozia ai piedi del monte Elicona. La famiglia si era trasferita lì da Cuma, spinta da necessità economiche.

Come si ricava da Le Opere e i giorni, ad un certo punto della sua vita entrò in lite con il fratello Perse per la spartizione dell’eredità paterna. Perse vinse la causa corrompendo i giudici. Essendo un uomo pigro, non lavorò le sue terre e cadde in miseria. Minacciò allora il fratello di intentargli un nuovo processo: Esiodo per dissuaderlo compose il poemetto Le opere e i giorni.

Oltre che agricoltore e pastore, fu anche un aedo. Niente di certo si sa sulle cause della sua morte.

Di Esiodo sono stati tramandati due poemi integri (Teogonia e Le opere e i giorni) e uno frammentario (Catalogo delle donne o Eòiai), tutti in esametri. Un altro poemetto esametrico, Lo scudo di Eracle, è ritenuto opera di un aedo posteriore.

Esiodo: La Teogonia

La Teogonia (1022 versi) porta all’inizio il nome del suo autore, Esiodo, ispirato dalle Muse a comporla mentre pascola le pecore ai piedi del monte Elicona, il monte ad esse sacro.

Vi descrive la nascita dell’universo dalle origini al regno di Zeus. Segue la genealogia dei figli nati dal titano Giapeto e dalla ninfa marina Climene, fra i quali Prometeo ed Epimeteo, destinato a divenire sposo di Pandora, origine di tutti i mali dell’umanità (per un approfondimento leggi Prometeo e Pandora- Mitologia clicca qui).

La stirpe dei Titani tenta di spodestare Zeus. L’immane battaglia (detta Titanomachia)  viene vinta da Zeus, che assegna agli altri dèi le rispettive attribuzioni e poi contrae una serie di nozze. Da alcune di queste unioni nascono tutte le maggiori divinità olimpiche, come Apollo, Artemide, Ares, Efesto, Hermes, Dioniso, ecc.

Segue un catalogo delle dee che da uomini mortali generarono «figli simili agli dèi» e un’invocazione finale alle Muse perché cantino «la progenie delle donne», ossia le donne mortali che ebbero figli immortali: il che serve a saldare la conclusione della Teogonia all’inizio del Catalogo delle donne.

Esiodo: Il Catalogo delle donne

Il titolo alternativo a Il Catalogo delle donne, Eòiai, è dovuto all’inizio del verso formulare che apre ciascun episodio del poema (giunto frammentario: un migliaio di versi in tutto). È diviso in cinque libri.

Primo libro vi si trattava la storia più antica del genere umano, dal diluvio mandato da Zeus fino alla guerra di Troia.

Secondo libro si parlava di Io sedotta da Zeus, delle cinquanta figlie di Danao e del ratto di Europa a opera dello stesso Zeus, con la relativa nascita di Radamanto, Sarpedonte e Minosse.

Terzo libro si parlava della discendenza di Minosse e di Pelasgo.

Quarto libro delle genealogie degli Atlantidi, di Atreo (padre di Agamennone e di Menelao) e di Alcmena, madre di Eracle.

Quinto libro doveva essere tutto incentrato su Elena ed arrestarsi alla guerra di Troia.

Sono sorte infinite discussioni sulla sua reale paternità esiodea, visto che i frammenti scoperti nei papiri non recano il nome dell’autore e vengono assegnati al Catalogo o per la citazione di qualche scrittore o per semplice congettura. Pur nell’incertezza, il poema potrebbe complesssivamente attribuirsi a Esiodo se non altro perché esso appare il naturale complemento della Teogonia.

Esiodo: Le opere e i giorni

Le opere e i giorni è un poema didascalico di 828 versi indirizzato al fratello Perse.
Dopo un’invocazione alle Muse (che in omaggio alla tradizione omerica sono quelle di Pieria, in Macedonia, e non le dee eliconie della Teogonia), il poeta si rivolge al fratello Perse e lo esorta alla giustizia, esponendogli la leggenda delle due Contese, quella cattiva, ossia la Discordia, e quella buona, cioè l’Emulazione: l’una causa di guerre e lutti, l’altra di oneste e pacifiche gare fra gli uomini.

Dopo un accenno alla lite e un’invettiva contro i giudici «divoratori di doni», Esiodo narra il mito di Prometeo e Pandora, che spiega l’origine della dura necessità del lavoro, cui Perse vuole sottrarsi.

All’episodio di Pandora segue il mito delle cinque età o generazioni, che sono nell’ordine quelle dell’oro, dell’argento, del bronzo, degli eroi e del ferro (ossia l’attuale), e che, nel progressivo svilirsi dei metalli, indicano la inarrestabile decadenza del genere umano.

Dopo un apologo indirizzato a scopo edificante al fratello e ai corrotti magistrati (la favola dello sparviero che, tenendo fra gli artigli l’usignolo, gli ricorda cinicamente l’inesorabile legge del più forte), il discorso si fa più tecnico (e più aderente al titolo dell’opera), esplicitandosi in una lunga serie di consigli sui lavori dei campi.

Seguono precetti sulla navigazione e prescrizioni di carattere rituale, mentre a conclusione si trova un elenco di giorni fausti e di quelli infausti.

Caratteri dell’opera esiodea

Frequente la mescolanza di precetti morali ai contenuti narrativi, nonché di elementi più antichi di quelli omerici ad altri più recenti. Da un lato viene descritto un passato che riguarda il mondo divino e umano (Teogonia, Catalogo), dall’altro il degrado morale contemporaneo cui il poeta cerca di opporre le sue norme di giustizia (Le opere e i giorni).

Visione esistenziale di Esiodo

La visone esiodea è pessimistica: la violenza domina il mondo; il lavoro è una triste necessità illustrata nel mito di Pandora, responsabile di aver fatto perdere all’uomo il primitivo stato di felicità.

Nel mito delle cinque età del mondo (Le opere e i giorni) quella contemporanea al poeta è la peggiore, ma se Zeus la farà scomparire ne sopraggiungerà un’altra ancora peggiore. Unico rimedio a ciò è l’esercizio costante della giustizia.

Esiodo non riconosce più i valori dell’etica omerica; uomo valente è chi sa procurarsi il benessere economico con il lavoro e così riscuote fama presso gli altri.